Anelli di fidanzamento, il boom dei diamanti da laboratorio manda in crisi De Beers: chiude la più grande miniera del Sudafrica

La scena è sempre quella: lui che si inginocchia, apre una piccola scatolina e le chiede di sposarlo. A cambiare, però, negli ultimi anni è il contenuto di quella scatola: sempre più anelli montano una pietra prodotta in laboratorio, visivamente identica ma molto meno costosa di una naturale.
A testimoniare le conseguenze di questo cambiamento è la decisione di De Beers di sospendere per due anni la produzione nella miniera di Venetia, la più grande del Sudafrica. Come spiega la BBC, Il sito, situato nella provincia settentrionale del Limpopo, impiega circa 3.500 persone e rappresenta il 40% della produzione sudafricana di diamanti e il 10% di quella dell’intero gruppo.
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Perché il diamante è entrato in crisi
La chiusura temporanea arriva al termine di un lungo periodo di difficoltà. Secondo il Financial Times, i prezzi dei diamanti grezzi si sono quasi dimezzati rispetto ai livelli raggiunti nel 2022. A pesare sono tre fattori:
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- la debolezza della domanda, in particolare in Cina, dove i matrimoni sono in calo del 6,2% in meno rispetto al 2024 e circa la metà rispetto al 2017;
- le scorte accumulate lungo la filiera;
- la concorrenza dei diamanti prodotti in laboratorio.
Questo ha fatto conseguentemente calare il prezzo medio, che è sceso del 7%, da 152 a 142 dollari per carato. La crisi non colpisce quindi tutte le pietre allo stesso modo: i diamanti più grandi, rari e costosi mantengono meglio il proprio valore, mentre quelli di fascia media e bassa sono più esposti alla concorrenza delle alternative da laboratorio.
Negli Stati Uniti sei anelli su dieci hanno una pietra da laboratorio
La trasformazione è particolarmente evidente nel mercato statunitense. Secondo il Real Weddings Study 2026 di The Knot, realizzato intervistando oltre 10mila coppie sposate nel 2025, il 61% degli anelli di fidanzamento acquistati negli Stati Uniti aveva come pietra centrale un diamante prodotto in laboratorio. La percentuale è cresciuta del 239% rispetto al 2020.
Nel campione analizzato la spesa media per l’anello è stata di 4.600 dollari, mentre la pietra centrale ha raggiunto in media 1,9 carati. Quattro coppie su dieci hanno dichiarato che per loro era importante scegliere un diamante da laboratorio, una decisione che The Knot collega sia all’evoluzione dei valori sia alle ragioni economiche.
Cosa sono i diamanti prodotti in laboratorio
I diamanti prodotti in laboratorio non sono imitazioni come gli zirconi. Secondo il Gemological Institute of America possiedono proprietà chimiche, fisiche e ottiche sostanzialmente uguali a quelle dei diamanti naturali. Non possono essere distinti in modo affidabile a occhio nudo o con i tradizionali strumenti da gioielliere: per stabilirne l’origine servono analisi professionali e apparecchiature specialistiche. La differenza principale è il processo di formazione: quello naturale richiede milioni o miliardi di anni nelle profondità della Terra, mentre quello artificiale può concludersi in poche settimane.
Chi pensa che i diamanti da laboratorio siano automaticamente più sostenibili sbaglia: la produzione richiede grandi quantità di energia e il suo impatto ambientale varia a seconda della tecnologia e delle fonti elettriche utilizzate.
La tradizione costruita dalla pubblicità
De Beers è un marchio simbolo del mercato dei diamanti perché contribuì a trasformare il diamante nel simbolo per eccellenza del fidanzamento. Gli anelli con pietre preziose esistevano già da secoli, ma dalla fine degli anni Trenta la società avviò negli Stati Uniti una campagna pubblicitaria per associare il diamante all’amore romantico e al successo personale. Nel 1947 la copywriter Frances Gerety coniò lo slogan “A diamond is forever”, (“un diamante è per sempre”). La formula rafforzò l’idea che la durata della pietra rappresentasse quella del matrimonio.
Alcui anni fa De Beers aveva provato a entrare nel mercato dei diamanti da laboratorio con il marchio Lightbox, ma nel maggio 2025 ne ha annunciato la chiusura, scegliendo di tornare a concentrarsi nuovamente sulle pietre naturali.

