Ultime notizie Crisi Usa - IranLegge elettoraleMario AdinolfiMondiali 2026Sigfrido Ranucci
ECONOMIA & LAVOROFriuli-Venezia GiuliaInchiestePetrolioTruffeVeneto

Trovano alghe nel serbatoio, giallo sui casi di “gasolio sporco”: i sospetti dietro le auto in panne tra Veneto e Friuli

14 Luglio 2026 - 18:42 Giulia Norvegno
Pompa di benzina e diesel
Pompa di benzina e diesel
Nelle auto esaminate dai meccanici sono stati trovati strani elementi contaminanti, in particolare nel filtro del carburante. Il caso delle alghe in un'auto che si è bloccata in una galleria. La battaglia sui risarcimenti e cosa fare se l'auto si guasta dopo il rifornimento
Google Preferred Site

Non si ferma l’ondata di segnalazioni per il cosiddetto “gasolio sporco”, un problema che sta creando non pochi grattacapi agli automobilisti tra Veneto e Friuli. Dopo i primi cinque casi documentati tra Belluno e Treviso nelle settimane scorse, ricorda il Gazzettino, negli ultimi due giorni sono arrivate ad Adiconsum altre quattro segnalazioni di guasti gravi, stavolta anche dalle province di Venezia e Udine. Il fenomeno, insomma, si sta allargando invece di rientrare, e a farne le spese sono automobilisti che si ritrovano con l’auto ferma dopo un rifornimento apparentemente normale.

Dove sono avvenuti i nuovi casi di gasolio sporco

L’episodio più recente riguarda un’auto rimasta bloccata proprio nel mezzo di una galleria a Segusino, in provincia di Treviso. Non è l’unico caso però: altri automobilisti hanno avuto problemi dopo un pieno fatto sul Terraglio, a Mestre, mentre altre vetture sono rimaste in panne dopo rifornimenti effettuati a Trichiana e nella friulana Sappada. Tre dei nuovi casi, in particolare, sono legati a rifornimenti fatti nel Bellunese, tra Belluno e Trichiana. In ogni situazione, i meccanici che hanno esaminato i veicoli hanno trovato acqua e agenti contaminanti nel filtro del carburante, mentre nell’auto ferma in galleria sono state individuate addirittura delle alghe.

Da dove arriva la contaminazione del gasolio

A intervenire sulla vicenda è Stefano Bellotto, presidente di Adiconsum Treviso Belluno, che al Gazzettino invita a non accusare i singoli benzinai: «Fin dalla nostra prima segnalazione abbiamo voluto evitare un ingiusto tiro al bersaglio. Il problema non è il singolo impianto, che spesso è a sua volta parte lesa, ma una criticità diffusa che tocca ormai quattro province e distributori di ogni dimensione». Bellotto ipotizza che l’anomalia possa essersi generata a monte, nella filiera logistica o nei depositi di stoccaggio. Un dettaglio che secondo l’associazione conferma questa lettura è il fatto che le contaminazioni non riguardano un’unica insegna: sono coinvolti sia distributori indipendenti, le cosiddette pompe bianche, sia marchi di medie dimensioni e grandi player internazionali della distribuzione.

Cosa chiede Adiconsum per i risarcimenti

Di fronte a danni che in alcuni casi hanno superato i 4.500 euro, con una media che si aggira sui 4mila euro a vettura, Adiconsum ha già attivato il proprio ufficio legale per seguire singolarmente i cittadini danneggiati che si rivolgono agli sportelli. Ma secondo l’associazione non basta assistere caso per caso: serve un cambio di passo istituzionale. «Il nostro obiettivo prioritario è la tutela della cittadinanza», sottolinea Bellotto. «Chiediamo trasparenza e responsabilità da parte della filiera dei carburanti per garantire indennizzi rapidi senza costringere i cittadini a calvari giudiziari, e per assicurare che la qualità del servizio torni agli standard dovuti». Per questo l’associazione chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto con i professionisti della distribuzione e le loro associazioni di rappresentanza.

Cosa fare se l’auto si guasta dopo il rifornimento

Nel frattempo Adiconsum invita chi ha riscontrato guasti improvvisi dopo un pieno a non anticipare da solo i costi delle riparazioni e a rivolgersi subito ai propri sportelli. Per avviare correttamente una richiesta di risarcimento, l’associazione consiglia di conservare la ricevuta del rifornimento, farsi rilasciare una perizia scritta dal meccanico o dal carrozziere, tenere da parte il preventivo di riparazione e, se possibile, anche un campione del carburante estratto dal serbatoio, prima di presentare un reclamo formale attraverso i canali dell’associazione.