Case Green, tutti i 27 Paesi Ue in procedura d’infrazione: cosa succede adesso

La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro tutti i 27 Stati membri dell’Unione, dunque anche contro l’Italia, per non aver aver recepito la cosiddetta «direttiva Case Green» entro la scadenza del 29 maggio. Ora i governi hanno due mesi di tempo per notificare il recepimento di Bruxelles. In assenza di risposta, l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen procederà con un parere motivato e porterà avanti l’iter. Lo scorso marzo, la Commissione Ue aveva aperto un’infrazione contro l’Italia e altri 18 Paesi per non aver presentato la bozza del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.
Cosa prevede la «direttiva Case Green»
L’Epbd, ribattezzata in Italia «direttiva Case Green», è il provvedimento adottato nel 2024 dall’Unione europea e che punta ad accelerare l’efficientamento energetico degli edifici, così da ridurre i consumi, abbassare le bollette e contribuire a fermare l’avanzata dei cambiamenti climatici. Ad oggi, infatti, gli edifici sono responsabili del 36% delle emissioni di gas serra di tutta l’Ue. La direttiva, finora rimasta lettera morta, chiede ai Paesi membri di ristrutturare almeno il 16% degli edifici con le peggiori prestazioni energetiche entro il 2030 e almeno il 26% entro il 2033. Per centrare questi obiettivi, gli interventi che si possono mettere in atto sono diversi: cappotto termico, sostituzione degli infissi, installazione di nuove caldaie e non solo.
La scadenza di fine maggio ignorata da tutti i governi Ue
La direttiva sull’efficientamento energetico degli edifici è stata adottata nel 2024 e gli Stati membri avrebbero dovuto notificarne il recepimento entro il 29 maggio 2026, ad eccezione del divieto di incentivi per l’installazione di caldaie a gas, che doveva essere recepito entro il primo gennaio 2025. Il problema è che nessuno dei 27 Paesi Ue ha rispettato la scadenza di fine maggio, aprendo così a una procedura d’infrazione per tutti. Entro fine 2026, inoltre, le capitali dovranno inviare a Bruxelles la versione definitiva dei loro piani di ristrutturazione nazionale, una sorta di tabella di marcia con obiettivi stabiliti a livello nazionale per il 2030, il 2040 e il 2050, nonché una panoramica delle politiche attraverso cui si intende procedere.
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Il voto contrario dell’Italia e le stime del Politecnico di Milano
Quando fu approvata nel 2024, la direttiva sulle Case Green passò con i voti contrari di due soli governi: quello ungherese di Viktor Orbán e quello di Giorgia Meloni. L’Italia ha uno dei parchi immobiliari più vecchi e inquinanti di tutta l’Unione europea. Secondo una stima del Politecnico di Milano, dovrebbe spendere circa 180 miliardi di euro per rispettare i nuovi obiettivi. Dal 2024 ad oggi, il governo italiano non ha annunciato alcun nuovo piano sul fronte dell’efficientamento energetico degli edifici, affidandosi in larga parte ai numerosi stanziamenti già previsti con il Pnrr, soprattutto per gli edifici pubblici, e concentrandosi a non ripetere gli errori commessi con il Superbonus 110%.
La destra italiana torna all’attacco: «Ora l’Ue sospenda la direttiva»
E ora che tutti i governi Ue hanno mancato la scadenza prevista per il recepimento della direttiva, i partiti che sostengono la maggioranza di governo sono tornati all’attacco per chiedere di rimettere mano al provvedimento. «Mi auguro che la Commissione prenda finalmente atto dell’errore commesso e abbandoni l’approccio punitivo. Prima di minacciare sanzioni nei confronti di tutti gli Stati membri, dovrebbe avere il coraggio di sospendere e riscrivere una direttiva che si è dimostrata inapplicabile ancora prima di entrare realmente in vigore», ha commentato Letizia Moratti, eurodeputata di Forza Italia.
Ancora più duro il commento di Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia, che aggiunge: «Una procedura d’infrazione Ue contro tutti gli Stati dell’Unione è probabilmente un unicum nella storia continentale. È quello che ha fatto la Commissione europea a proposito della direttiva cosiddetta “Case Green” e che certifica il fallimento del più ampio progetto del Green Deal».
Foto copertina: ANSA/Luca Zennaro

