Addio al prezzo nazionale, arrivano le tariffe zonali dell’elettricità: così chi ha impianti di rinnovabili vicino a casa potrebbe pagare meno in bollette

C’è un motivo per cui in Italia la resistenza all’installazione delle rinnovabili è più forte che altrove: i benefici in bolletta, spesso, non si sentono. Nel nostro Paese, l’elettricità viene venduta a un Prezzo unico nazionale (Pun), una media dei prezzi delle diverse zone d’Italia. Questo sistema consente di attenuare le oscillazioni di prezzo e confrontare più facilmente le tariffe, ma presenta anche un grosso svantaggio: impedisce ai cittadini di godere dei benefici di solare ed eolico installati vicino a casa quando pagano le bollette.
Costi locali, benefici nazionali
Prendiamo il caso di una famiglia che vede costruirsi un grosso impianto di produzione di energia rinnovabile vicino a casa, per esempio un parco eolico. I costi, in termini di impatto visivo o utilizzo del suolo, restano locali, mentre i benefici economici vengono distribuiti su scala nazionale. In questo modo, il cittadino non ha alcun incentivo economico ad accettare un impianto vicino a casa, perché continua a pagare una media del prezzo elettrico nazionale.
Come funzionano i prezzi zonali dell’elettricità
Una soluzione a questo problema esiste e risponde al nome di «prezzi zonali dell’elettricità». In sostanza, anziché avere un prezzo unico a livello nazionale, ogni regione o territorio può godere di una tariffa diversa in base a quanto costa produrre energia elettrica in quel determinato luogo. In questo modo, le regioni che ospitano più impianti eolici e fotovoltaici potrebbero godere di bollette più basse, mentre quelle che dipendono da centrali a gas o energia importata dall’estero paghino di più. Così facendo, i territori sarebbero incentivati a installare più rinnovabili per far scendere il prezzo dell’elettricità che pagano famiglie e imprese.
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L’apertura di Arera
L’Unione europea spinge da anni verso un mercato elettrico in cui i prezzi riflettano le diverse situazioni locali, così da dare il giusto segnale per gli investimenti. Un cambiamento che ora potrebbe arrivare anche in Italia. «Sul mercato all’ingrosso dell’elettricità, nei prossimi quattro anni si andrà verso un superamento graduale del Pun e la piena applicazione dei prezzi zonali, avvicinando il mercato italiano agli standard europei», ha spiegato Nicola Dell’Acqua, presidente di Arera, l’agenzia pubblica dell’energia, nella sua relazione annuale alla Camera dei Deputati.
La protesta della Regione Calabria
Il problema è che questo superamento doveva avvenire già negli anni scorsi, ma non si è mai concretizzato. Un ritardo che ha fatto protestare soprattutto le regioni del Sud, dove si installano più rinnovabili. «Se una regione produce più energia da fonti rinnovabili i cittadini e le imprese di quella regione paghino l’energia a un prezzo inferiore», ha spiegato nei giorni scorsi Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, in un video diffuso sui social. Il governatore calabrese ha diffidato Arera, chiedendo proprio di accelerare sulla riforma del mercato elettrico. «Qualche anno fa – ricorda Occhiuto – si era stabilito che dal 2025 il prezzo dell’energia dovesse funzionare per zone, perché se c’é una regione, come la Calabria, che produce più energia da fonti rinnovabili è giusto che quella energia venga pagata di meno dai cittadini e dalle imprese. Questa riforma è stata strozzata, bloccata, per cui ho deciso di fare una diffida perché questa riforma riparta subito».

L’energia italiana è la più cara d’Europa per colpa del gas
Oltre ad avere un sistema che non incentiva a dovere l’installazione di rinnovabili, l’Italia sconta una dipendenza dal gas importato dall’estero che fa salire i prezzi dell’energia. Nel 2025, il prezzo medio nazionale in Italia è stato di 115,9 euro al megawattora (+7% sul 2024), il più alto tra le principali borse europee. Un dato di gran lunga più elevato rispetto a Francia (61,1 euro/MWh) e Spagna (65,3 euro/MWh), che il presidente di Arera spiega con «la forte dipendenza» dell’Italia «dalla generazione a gas». Questa situazione, ovviamente, si è tradotta in bollette più elevate. Nel 2025, sempre secondo i dati di Arera, le aziende italiane hanno pagato l’elettricità il 24,1% in più della media dell’area euro. Per le famiglie, la differenza è del 13%.
La soluzione indicata dall’Unione europea per abbassare il prezzo dell’elettricità è semplice: investire di più in rinnovabili. Una direzione verso cui spinge anche Elettricità Futura, l’associazione della filiera industriale dell’energia elettrica in Italia, secondo cui la relazione di Arera conferma quanto gli operatori del settore dicono da tempo, ossia che «l’eccessiva dipendenza dalle importazioni di energia rappresenta una vulnerabilità per il Paese e pesa sulla sua competitività». Lo stesso rimprovero era arrivato nei mesi scorsi anche da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia: «L’economia italiana – ha detto al Corriere – è vulnerabile a ciò che accade nei mercati internazionali del gas perché l’Italia non è un produttore di gas, è un importatore. C’è un ruolo più forte da far giocare alle energie rinnovabili, specialmente solare, eolica e forse geotermica».

