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I blackout per i condizionatori e il rischio lockdown energetico, il climatologo: «Dobbiamo abituarci»

25 Giugno 2026 - 07:56 Alba Romano
riccardo valentini climatologo
riccardo valentini climatologo
Riccardo Valentini: «Siamo noi i veri responsabili di questa situazione. E non è certo una novità: noi climatologi e scienziati lo diciamo da almeno trent'anni»
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Cinque ore di blackout a Torino per il caldo. Sedici volte è saltata la corrente tra Milano, Bergamo, Monza e il capoluogo del Piemonte. 14 milioni di italiani hanno un condizionatore. E a Milano, nell’ultima settimana il fabbisogno di elettricità è cresciuto del 38%, e quasi il 10 per cento del consumo mondiale dipende ormai dai condizionatori. In Italia, i blackout costano oltre 150 milioni di euro all’anno tra merci deteriorate e danni vari. E all’orizzonte già si profila l’eventuale lockdown energetico: al momento, i consumi estivi non sono regolati da divieti o limiti. «Indietro non si torna: possiamo solo lavorare per evitare che diventi ancora più caldo», spiega a La Stampa Riccardo Valentini, insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2007 per le sue ricerche condotte come membro dell’International Panel on Climate Change (Ipcc), l’organismo dell’Onu che studia i cambiamenti climatici.

I blackout e i condizionatori

Valentini dice che «siamo nel mezzo di un’ondata di caldo come non si vedeva da tantissimi anni. E non è una mia interpretazione: lo dicono i dati. Ci sarà sempre qualcuno che dirà che è normale, che il cambiamento climatico non c’entra. Ma non è vero, siamo noi i veri responsabili di questa situazione. E non è certo una novità: noi climatologi e scienziati lo diciamo da almeno trent’anni». Il ricercatore spiega che «la temperatura media della Terra e degli oceani è già aumentata di 1,5 gradi e ora stiamo andando verso i 2. Spiegata così, al cittadino può sembrare tutto sommato non allarmante. Ma in realtà è un cambiamento enorme: alcuni modelli indicano che con un aumento di 3,5 gradi scompare la Groenlandia».

La temperatura e la variabilità climatica

Secondo il professore «il problema non è solo la temperatura che aumenta, ma la grande variabilità climatica che ne consegue: questo significa che avremo estati con ondate sempre più torride, ma anche picchi di freddo sempre più intensi con gravi problemi per l’agricoltura». Quello che preoccupa è anche la durata di questa ondata di caldo: «È l’effetto congiunto di diversi fattori: da un lato c’è un blocco di circolazione proprio sul bacino del Mediterraneo, dall’altro l’atmosfera che intrappola calore per via dell’effetto serra. C’è poi anche “el Niño” che comincia a farsi sentire».

Tra vent’anni

Il clima che troveranno i nostri figli tra vent’anni «dipende da ciò che faremo: se ridurremo le emissioni di gas, allora riusciremo a contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi. Una cosa però è certa: indietro non si torna, possiamo solo lavorare per evitare che diventi ancora più caldo di quanto non sia già». E quindi «dobbiamo adattarci a una nuova umanità climatica. Significa lavorare affinché tutto sia predisposto per le prossime ondate di caldo: servono protocolli ben definiti per mettere in sicurezza il Paese tra Protezione civile, sistemi di irrigazione e supporto agli anziani. Ma anche le infrastrutture: i treni non possono fermarsi per il surriscaldamento delle linee. Tutto deve essere progettato per resistere a temperature molto più alte».

Il riscaldamento globale

Sul riscaldamento globale Valentini è ottimista: «Il settore delle energie rinnovabili è andato avanti, nonostante le tante battaglie contro. E non solo in Occidente o in Cina, ma anche in diversi villaggi dell’Africa e in Paesi come il Pakistan, che utilizza prevalentemente energia solare. Il mondo in via di sviluppo si sta elettrificando». Mentre i climatologi di oggi non vengono ascoltati per «gli interessi economici legati al petrolio sono enormi. D’altronde le guerre si combattono ancora per quello. Una transizione che mette in discussione il petrolio come fonte di energia primaria non è ben accetta. La guerra contro gli scienziati nasce da poteri puramente di interesse economico».