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Licenziata 27 giorni dopo il matrimonio, l’azienda: «Non sapevamo delle nozze». Il Tribunale ordina il reintegro

08 Agosto 2026 - 13:10 Cecilia Dardana
licenziata dopo matrimonio
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L'impiegata lavorava a Casoli (Chieti), poi la proposta di trasferimento nel Veronese e la lettera di licenziamento a neanche un mese dalle nozze. Ma per il Giudice del Lavoro di Verona va reintegrata
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Licenziata a soli 27 giorni dal matrimonio. È la vicenda vissuta da un’impiegata amministrativa abruzzese che, dopo quasi sei anni di servizio per un’azienda con sede a Casoli (Chieti), si è vista recapitare la lettera di licenziamento a meno di un mese dal giorno delle nozze. A nulla è servita la difesa della società, che ha sostenuto di non essere a conoscenza del matrimonio e di aver agito esclusivamente per ragioni riorganizzative. Come ricostruito dal Corriere Adriatico, il Tribunale di Verona ha dichiarato nullo il provvedimento e disposto il reintegro immediato della lavoratrice.

La proposta di trasferimento e il licenziamento

La donna, assunta nel dicembre 2019 e passata a tempo indeterminato nel febbraio successivo, lavorava part-time nella filiale abruzzese. Il 18 giugno 2025 la società le comunica l’intenzione di chiudere quell’unità locale per esternalizzare la contabilità, proponendole il trasferimento nella sede principale di Povegliano Veronese a pari mansioni, inquadramento e stipendio. Dieci giorni dopo, il 28 giugno, la dipendente si sposa, presentando il 7 luglio formale richiesta per il congedo matrimoniale. L’azienda, sollecitando il trasferimento senza ricevere risposta, il 22 luglio firma il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, consegnato alla lavoratrice il 25 luglio: a esattamente 27 giorni dal matrimonio.

Perché la tutela del matrimonio supera la riorganizzazione

Impugnato il provvedimento, la società si è difesa in sede legale sostenendo che il piano di ristrutturazione fosse iniziato prima delle nozze e che la decisione non avesse alcun legame con la vita privata della dipendente, affermando di non esserne neppure al corrente: «Non sapevamo delle nozze». Il Tribunale di Verona, con sentenza pubblicata il 12 giugno scorso, ha però smontato la tesi aziendale. La normativa tutela le lavoratrici che si sposano nel periodo compreso tra la richiesta delle pubblicazioni e un anno dopo la celebrazione del matrimonio. Tale protezione opera in automatico e prescinde dal fatto che il datore di lavoro ne fosse effettivamente a conoscenza. Tra le deroghe previste dalla legge rientra la cessazione dell’attività dell’azienda, ma i giudici hanno chiarito che non basta la chiusura di un singolo reparto o di una sede secondaria se l’attività prosegue altrove.

Disposto il reintegro

Il recesso è stato quindi dichiarato nullo dal Tribunale, che ha anche disposto il contestuale ordine di reintegro nel posto di lavoro. Alla dipendente spetterà anche il risarcimento del danno con il pagamento delle retribuzioni maturate dal recesso al rientro effettivo (per un minimo di cinque mensilità) e il versamento dei relativi contributi previdenziali.

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