L’Fmi taglia la crescita globale (e dell’Italia): «Crisi energetica drammatica se la guerra riprende». Vola l’economia russa

Se la guerra tra Usa, Israele e Iran dovesse riprendere l’economia globale andrebbe incontro a una recessione, innescando una nuova spirale di inflazione e perdite diffuse sui mercati finanziari. Lo certifica il Fondo monetario internazionale nel dar conto delle sue previsioni economiche aggiornate. Dopo i 38 giorni di guerra in Medio Oriente la crescita globale viene ora rivista al ribasso al 3,1% nel 2026, ossia due decimali in meno rispetto alle previsioni di gennaio. Per il 2027 la crescita resterebbe confermata al 3,2%. Si tratta però della «previsione di riferimento» più ottimistica, legata all’ipotesi che la guerra nel Golfo abbia «durata, intensità e portata limitate», insomma che le tensioni vadano attenuandosi. Scenario che comunque comporterebbe un effetto trascinamento sulle forniture energetiche globali tale da generare uno shock comparabile con quello del 1974, ha detto il capo economista dell’Fmi Pierre-Olivier Gourinchas. L’organizzazione valuta però anche alti due scenari. In quello «avverso» di un conflitto prolungato che manterrebbe il prezzo del greggio attorno ai 100 dollari al barile la crescita globale si contrarrebbe al 2,5%. Nello scenario più sfavorevole, quello di un conflitto esteso e più profondo, bisognerebbe mettere in conto «la più grande crisi energetica dei tempi moderni», coi danni collaterali di un boom dell’inflazione sino al 6%, un inasprimento delle condizioni finanziarie e per il 2026 una crescita ridotta al 2%. Insomma, è l’avvertimento dell’Fmi nel suo World Economic Outlook, l’economia globale «si avvicinerebbe a una fase recessiva».
L’impatto della guerra su Italia ed Europa
Gli effetti della crisi ovviamente si fanno e si faranno sentire anche in Europa. Nell’area dell’euro, stima l’Fmi, la crescita nel 2026 rallenterà all’1,1% – un ribasso anche in questo caso dello 0,2% – per risalire appena all’1,2% nel 2027. L’Italia si vede rivista al ribasso la crescita allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, la Germania allo 0,8% quest’anno e all’1,2% il prossimo, la Francia allo 0,9% stabile. La sforbiciata più dolorosa nelle previsioni l’Fmi la riserva però al Regno Unito, il cui Pil dovrebbe crescere dello 0,8% quest’anno e dell’1,3% il prossimo (mezzo punto di crescita perso quest’anno). La Spagna continuerebbe invece a viaggiare a un ritmo diverso: +2,1% nel 2026, +1,8%, nel 2027. Rispondendo a una domanda sull’opportunità o meno di allentare o addirittura sospendere il Patto di Stabilità Ue, richiesta avanzata in Italia anche da parte della maggioranza di governo, il capo economista dell’Fmi Pierre-Olivier Gourinchas ha detto di ritenere non sia questa la strada da seguire. «Molti Paesi europei sono impegnati per ridurre i deficit fiscali. È molto importante mantenere il passo, non deviare, proseguire il riallineamento fiscale».
Russia e India, chi sorride e perché
Se dopo settimane di guerra sul suo territorio l’Iran certamente sprofonderà, con una recessione stimata dall’Fmi a -6,1% quest’anno e un’inflazione alle stelle al 68,9%, nel mondo c’è anche chi si frega le mani per quanto accaduto nelle ultime settimane. Prima fra tutti la Russia, che grazie alle maggiori entrate per i proventi del petrolio crescerà nel 2026 dell’1,1% (+0,3% rispetto alle precedenti previsioni), idem nel 2027. Vladimir Putin sentitamente ringrazia. A sorridere è comunque anche l’India, che dovrebbe crescere del 6,5% sia quest’anno che il prossimo grazie al «forte andamento del 2025 e alla riduzione dei dazi Usa» sui prodotti indiani (dal 50 al 10%) tali da compensare l’impatto negativo della guerra.
In copertina: Il capo economista dell’Fmi Pierre-Olivier Gourinchas alla presentazione del World economic outlook – Washington, 14 aprile 2026 (Ansa/Epa – Jim Lo Scalzo)
