Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoFerrariMaldive
ECONOMIA & LAVOROBorseFinanzaTasse

Lavorare per i ricchi: mentre gli stipendi calano, i Ceo guadagnano sempre di più: solo dai dividendi intascano 2.500 dollari al secondo

28 Maggio 2026 - 08:31 Olga Colombano
lavoratori
lavoratori
Tra il 2019 e il 2025 i salari reali dei lavoratori nel mondo sono diminuiti del 12%, mentre le retribuzioni dei CEO sono aumentate del 54 per cento. I dati del rapporto Oxfam e International Trade Union Confederation
Google Preferred Site

Tra il 2019 e il 2025 i salari reali dei lavoratori nel mondo sono diminuiti del 12%, mentre le retribuzioni dei CEO sono aumentate del 54 per cento. È il dato più emblematico contenuto nella nuova analisi pubblicata da Oxfam e International Trade Union Confederation. Il rapporto ha preso in esame 1.500 grandi aziende in 33 Paesi che hanno reso pubblici i compensi dei propri amministratori delegati nel 2025. Il risultato mostra un mondo del lavoro sempre più polarizzato dove i patrimoni miliardari e gli stipendi dei top manager crescono rapidamente mentre milioni di persone vedono diminuire il proprio potere d’acquisto. Secondo il report, lavorare non basta più a garantire l’uscita dalla povertà. Nel 2025, infatti, l’8% delle persone occupate nel mondo viveva comunque in condizioni di povertà.

La sempre più grande differenza tra gli stipendi dei lavoratori e dei manager

Nel 2025, gli amministratori delegati delle grandi aziende hanno visto i propri compensi aumentare venti volte più velocementemente rispetto ai salari medi dei dipendenti. Un CEO medio nel 2025 ha guadagnato circa 8,4 milioni di dollari tra stipendio e bonus, contro i 7,6 milioni dell’anno precedente. Per accumulare la stessa cifra, un lavoratore medio dovrebbe lavorare circa 490 anni. Secondo Oxfam e ITUC, il calo dei salari reali equivale simbolicamente a 31 giorni di lavoro gratuito solo nel 2025. Il divario appare ancora più evidente se si tiene conto che il lavoro abbia progressivamente perso la sua funzione storica di strumento di emancipazione economica e sociale. Secondo il report infatti, nel 2025 circa l’8% delle persone occupate nel mondo viveva comunque sotto la soglia di povertà.

Una ricchezza enorme concentrata nelle mani di pochissimi

Il report evidenzia anche la crescita senza precedenti della ricchezza dei miliardari. Nel 2026 i patrimoni dei super-ricchi sarebbero aumentati di oltre 4.000 miliardi di dollari in un solo anno. La ricchezza complessiva dei miliardari supera ormai di 1.500 miliardi quella posseduta dai 4,1 miliardi di persone più povere del pianeta. Nel 2025, la ricchezza dei miliardari è cresciuta al ritmo di circa 126 mila dollari al secondo. L’1% più ricco della popolazione mondiale controlla il 43% degli asset finanziari globali, mentre appena 3.428 miliardari detengono una ricchezza equivalente al 17% del PIL mondiale.

Anche la distribuzione di genere della ricchezza resta fortemente squilibrata. La stragrande maggioranza dei miliardari nel mondo continua infatti a essere composta da uomini.

I dividendi contribuiscono ad ampliare il divario. Secondo il rapporto, nel 2025 le aziende hanno distribuito ai miliardari circa 79 miliardi di dollari in dividendi, pari a 2.500 dollari al secondo. In media, un miliardario avrebbe guadagnato dai dividendi in meno di due ore quanto un lavoratore medio in un intero anno.

Una ricchezza che da più possibilità

Per Oxfam e ITUC, l’accumulo di ricchezza estrema non produce soltanto disuguaglianza economica, ma anche una crescente concentrazione di potere politico e mediatico. Sette delle dieci maggiori società quotate al mondo hanno un miliardario come principale azionista o CEO. Questa influenza economica, sostiene il rapporto, viene spesso utilizzata per condizionare il dibattito pubblico, finanziare attività di lobbying e ostacolare i diritti sindacali. Tra gli esempi citati compaiono Larry Ellison, diventato grande azionista di Paramount/CBS, Vincent Bolloré con il controllo di CNews in Francia, e Jeff Bezos, proprietario del The Washington Post.

Le proposte di Oxfam e ITUC

Nella parte finale del rapporto, Oxfam e ITUC chiedono una serie di interventi urgenti da parte dei governi per contrastare l’aumento delle disuguaglianze economiche. Tra le principali proposte avanzate ci sono una tassazione più incisiva dei grandi patrimoni e dei redditi più elevati, limiti vincolanti agli stipendi dei CEO e regole più severe sui finanziamenti alla politica e sulle attività di lobbying.

Le due organizzazioni chiedono inoltre l’adozione di piani nazionali per la riduzione delle disuguaglianze, con obiettivi misurabili e controlli regolari, oltre a maggiori garanzie per l’indipendenza dei media e la tutela dei diritti sindacali. Per Oxfam e ITUC, senza un riequilibrio tra capitale e lavoro il rischio è quello di una società sempre più segnata dalla concentrazione della ricchezza e dall’indebolimento della democrazia economica e politica.

leggi anche