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La flat tax per i super ricchi ha cancellato anche l’Irpef comunale. Il Pd punta a ripristinarla: «Facciamoci case e servizi sociali»

04 Maggio 2026 - 18:56 Gianluca Brambilla
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L'emendamento al decreto fiscale porta la firma dell'esponente dem Cristina Tajani: «È una questione di equità e giustizia fiscale». Il caso Milano

Se un insegnante o un operaio devono pagare l’addizionale comunale perché non dovrebbe farlo anche un milionario? Parte innanzitutto da una questione di equità e giustizia sociale la proposta che nelle prossime ore sarà messa al voto in commissione Finanze e Tesori. L’emendamento al decreto fiscale porta la firma di Cristina Tajani, senatrice del Pd ed ex assessora al Lavoro del Comune di Milano dal 2011 al 2021.

Da quando il governo Renzi ha introdotto la Flat tax per i paperoni che scelgono l’Italia, Milano ha visto crescere in modo esponenziale l’arrivo di nuovi residenti milionari dall’estero. E la Flat tax nazionale assorbe anche l’addizionale Irpef comunale che varia da 0 a 0,8% in tutta Italia. A Milano quello 0,8% originariamente era pensato per essere pagato da tutti tranne i redditi sotto i 23mila annui.

Gli ultimi ritocchi alla flat tax per ricchi

L’emendamento al decreto fiscale presentato da Cristina Tajani propone di introdurre una tassa comunale ai super ricchi che spostano la loro residenza in Italia per godere della flat tax da 300mila euro. Nei mesi scorsi, il governo Meloni si è accorto che esisteva la possibilità dei milionari che si spostano in Italia di cumulare la flat tax con altri benefici fiscali. Così, si è messo al lavoro per introdurre un «divieto di cumulo». Un fatto che già di per sé, sottolinea la senatrice dem al telefono con Open, dimostra che «qualche valutazione sugli effetti distorsivi di quella norma è in atto anche nella maggioranza».

Nella sua ultima relazione, ricorda Tajani, «la Corte dei Conti ha chiesto al Mef un report sul rapporto costi-benefici della norma (la flat tax per ricchi – ndr). In particolare, per esplicitare se i beneficiari effettuano investimenti di natura produttiva nel paese, come accade con i regimi agevolati di altri paesi. Ad oggi, in Italia, non esiste alcuna contropartita di questo tipo».

ANSA/Maurizio Brambatti | Cristina Tajani, senatrice del Pd

L’emendamento del Pd al voto in Senato

Se l’emendamento di Tajani dovesse passare, prima in commissione e poi al via libera definitivo al decreto previsto per la prossima settimana, ai Comuni verrebbe data la possibilità di tassare i beneficiari della flat tax con un’aliquota che va dal 12,5 al 15 per cento. Una percentuale che porterebbe a un versamento ulteriore ai Comuni tra i 37.500 e i 45 mila euro per contribuente. In questo modo, una città come Milano potrebbe incassare tra i 5 e i 6 milioni in più all’anno. Risorse che, sempre secondo la proposta di Tajani, andrebbero spese obbligatoriamente per mettere nuove case sul mercato, favorire politiche per gli alloggi o sostenere i servizi sociali. Insomma, finanziare tutte quelle voci di spesa su cui oggi le amministrazioni locali più hanno bisogno di investire.

La nuova distribuzione della ricchezza a Milano

Secondo una recente inchiesta del Corriere, buona parte della ricchezza tra i residenti a Milano si è spostata verso l’alto. Tra il 2014 e il 2024 il reddito complessivo dichiarato dai residenti del capoluogo lombardo è cresciuto di circa 11,17 miliardi di euro, ma la distribuzione di questo aumento non è uniforme. Più della metà, pari a oltre 5 miliardi di euro, riguarda la fascia oltre i 120mila euro, alla quale appartengono anche molti stranieri o italiani rientrati dall’estero attirati proprio dalla flat tax.

«Questo emendamento – spiega Tajani – guarda sicuramente a Milano, città in cui sono stata eletta, anche perché i numeri ci dicono che molti di questi neoresidenti vanno lì. Ma è un fenomeno che riguarda anche Roma e alcuni Comuni più piccoli, soprattutto in Toscana e sul lago di Como».

Foto copertina: EPA/Neil Hall

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