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Caos Inps, due milioni di certificazioni uniche sbagliate: così per un errore si rischia di perdere il bonus fiscale. Chi è stato colpito

02 Maggio 2026 - 06:45 Cecilia Dardana
certificazione unica inps
certificazione unica inps
Un errore tecnico nella Certificazione Unica mette a repentaglio il taglio del cuneo fiscale per milioni di contribuenti. Mentre l'Inps corre ai ripari dopo l'allarme della Cgil, il problema si estende a precari della scuola e operai edili, rendendo estremamente rischioso l'invio della dichiarazione precompilata senza un controllo preventivo della documentazione

Non è solo un pasticcio burocratico, è una minaccia concreta per i portafogli di milioni di italiani. Come scrive Repubblica, una svista nella compilazione delle Certificazioni Uniche (Cu) rischia di far saltare il taglio del cuneo fiscale proprio ora che la dichiarazione dei redditi entra nel vivo. Il problema nasce da un codice errato inserito in una nuova sezione del documento fiscale: un’anomalia tecnica che, se non individuata in tempo, impedisce all’Agenzia delle Entrate di erogare il bonus Irpef a chi ne avrebbe pieno diritto.

Il rebus della casella 718

Al centro della tempesta c’è la cosiddetta «casella 718». Con la Legge di Bilancio, il governo Meloni ha trasformato il taglio del cuneo da sconto sui contributi a vera e propria detrazione fiscale. Per calcolarlo, il sostituto d’imposta deve indicare se il reddito percepito sia compatibile con l’agevolazione. L’Inps, inizialmente, ha indicato per circa due milioni di posizioni — tra beneficiari di Naspi, cassa integrazione e maternità — il «codice 2», che di fatto esclude il contribuente dal beneficio. Dopo la denuncia dei Caaf Cgil, l’Istituto ha ammesso l’errore ricaricando le certificazioni corrette a partire dal 31 marzo, ma il rischio resta altissimo per chi ha già scaricato il vecchio modulo o per chi si affida ciecamente alla dichiarazione precompilata senza verificarne i dati.

Chi è a rischio

Ma il caso Inps potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Secondo Monica Iviglia, presidente del Consorzio nazionale Caaf Cgil, le segnalazioni di incongruenze riguardano ormai diversi settori. Tra i più colpiti ci sono i precari della scuola, con errori sui giorni di lavoro dei supplenti temporanei, e oltre un milione di operai edili per i quali non è chiaro se l’indennità professionale dia diritto al bonus. Il problema è strutturale: se il datore di lavoro non corregge tempestivamente la Cu, il Caf non può intervenire d’ufficio e il cittadino finisce per pagare il conto dell’inefficienza altrui.

Il nodo sanzioni

Le cifre non sono trascurabili. Per chi guadagna fino a 20.000 euro il mancato riconoscimento può valere fino a 960 euro, mentre per la fascia tra i 20.000 e i 40.000 euro la detrazione massima sfiora i 1.000 euro. Una situazione incandescente che ha spinto la Cgil a scrivere al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, chiedendo di azzerare le sanzioni per le aziende che rettificano i documenti. Attualmente, infatti, correggere una certificazione costa circa 100 euro a documento, un salasso che frena molti datori di lavoro dal rimediare all’errore. Il consiglio per i contribuenti è dunque quello di scaricare nuovamente la propria Cu dal portale Inps o di rivolgersi a un professionista prima di confermare la precompilata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

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