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I tecnici del Mef svelano: a marzo 2026 spuntati fuori 8,4 miliardi di bonus edilizi spesi che nessuno aveva visto. Così il deficit ha sfondato il 3% del Pil. Non per colpa di Conte

23 Aprile 2026 - 21:50 Franco Bechis
superbonus
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La frittata ormai è fatta, ma l’Agenzia delle Entrate ha avviato subito verifiche sui beneficiari imprevisti del bonus. E Giorgetti indaga su chi al ministero non si è accorto di nulla

È stato davvero il Superbonus edilizio a fare mancare all’Italia l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo non raggiungendo almeno il 3% nel rapporto fra deficit e Pil. Senza gli effetti del superbonus il dato finale del 2025 sarebbe stato infatti quello di un deficit al 2,7% del Pil. Lo certificano i tecnici del Mef nell’approfondimento contenuto nel Documento di Finanza pubblica approvato dal consiglio dei ministri, spiegando come ci sia stata una coda della spesa per bonus edilizi che nessuno aveva previsto e che è spuntata solo a marzo 2026. Una sorpresa negativa clamorosa, su cui pesano più che le responsabilità del governo di Giuseppe Conte che varò i bonus edilizi, quelle di chi all’interno del Ministero dell’Economia avrebbe dovuto monitorare la spesa pubblica, lanciando in tempo l’allarme.

La doccia gelata sul superbonus arrivata al Mef il 16 marzo 2026

Scrivono infatti i tecnici del Mef nel Dpf: «Per quanto riguarda il deficit, la differenza è spiegata dall’emersione in gran parte inattesa di nuovi crediti edilizi legittimati dalla legislazione previgente sul Superbonus». Il passaggio chiave è appunto quel «in gran parte inattesa». E in una noticina in calce alla pagina si aggiunge: «Nello specifico, si tratta prevalentemente dell’emersione tardiva di una coda di operazioni effettuate nell’anno 2025 e comunicate all’Agenzia delle entrate entro il 16 marzo 2026, per le quali si è fruito dello sconto in fattura/cessione del credito sulla base delle clausole di salvaguardia e che, sulla base della normativa sul Superbonus, includono interventi che, alla data del 15 ottobre 2024, risultavano già formalmente avviati». Ecco il buco imprevisto, che è sfuggito a tutti i monitoraggi sulla spesa.

Il buco imprevisto vale 8,4 miliardi, lo 0,4% del Pil

La mancata vigilanza sulla spesa nuova per i bonus edilizi ha compromesso il deficit italiano quando tutti erano convinti di avere in tasca l’uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo. «L’andamento della spesa primaria», continuano i tecnici del MEF, «è stato sospinto dalla spesa in conto capitale (+13,6 per cento). Su tale dato ha inciso in maniera rilevante la componente dei contributi agli investimenti riconducibile a crediti per bonus edilizi per circa 8,4 miliardi (equivalenti a quasi lo 0,4 per cento del PIL) e, come detto, superiori alle aspettative. Senza tale componente, il cui effetto di natura transitoria e non strutturale è stato correlato a specifici comportamenti degli operatori economici beneficiari della suddetta misura, il rapporto deficit-PIL sarebbe stato pari al 2,7 per cento, e dunque inferiore di oltre tre decimi di punto percentuale rispetto alla previsione del DPFP».

La rabbia del ministro Giancarlo Giorgetti per il deficit mancato di appena 700 milioni

La rabbia dello stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per lo scostamento del deficit è grande, amplificata anche dal soffio per cui si è mancato l’obiettivo. I conti reali indicano infatti un deficit pari al 3,07% del Pil, portato da Istat al 3,1% per necessità di arrotondamento. Allo stesso modo sarebbe bastato un dato reale del 3,04% per portare con l’effetto arrotondamento il deficit al 3% del Pil. Sarebbero stati sufficienti quindi circa 700 milioni di euro di risparmi di spesa, assai meno degli 8,4 miliardi di Superbonus extra. Questa cifra però fa sforare (sia pure in limiti tollerabili) l’Italia anche dal criterio di crescita della spesa netta previsto dal nuovo patto di stabilità europeo. E i tecnici del Mef sottolineano ancora una volta: «a causa dell’inatteso incremento dei crediti relativi ai bonus edilizi nell’ultima fase di applicazione della misura, legato anche ad alcuni comportamenti dei beneficiari».

La risposta del fisco: pioggia di verifiche e controlli sulle nuove ristrutturazioni delle case

La frittata del Superbonus ormai ha fatto il danno, ma dal DPF emerge anche un filo di speranza dei tecnici di potere recuperare parte di quella somma. Spiegano infatti che su questa amara sorpresa del Superbonus «sono tuttora in corso numerose verifiche». Sempre sulla platea di chi ha usufruito del bonus si è fiondata minacciosa anche l’Agenzia delle Entrate con l’invio «di circa 12.000 comunicazioni, che ha interessato unità immobiliari urbane censite nei restanti gruppi di categorie. Per quest’ultime il criterio di selezione nello stock è stato il maggior rapporto tra l’importo complessivo del bonus edilizio fruito e il valore catastale dell’immobile. In seguito all’invio delle suddette comunicazioni e delle risposte pervenute dai contribuenti, sono stati avviati una serie di pre-controlli sugli immobili a cui facevano riferimento le comunicazioni. Al 31 dicembre 2025 risultano conclusi circa 3.500 pre-controlli con i quali è stata verificata: l’avvenuta regolarizzazione per circa 1.050 immobili, l’insussistenza dell’obbligo dichiarativo per circa 900 immobili e la necessità di regolarizzazione per circa 1.550 immobili».

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