Casa, l’appello delle associazioni a Bruxelles (con l’endorsement di Ilaria Salis): alloggi «accessibili» non solo sulla carta

Quanto deve costare una casa per poter essere definita davvero «accessibile»? Non basta, secondo le associazioni degli inquilini e gli eurodeputati di The Left intervenuti alla Camera, che il suo prezzo sia leggermente inferiore a quello di mercato. Perché in una città dove gli affitti sono ormai proibitivi, un appartamento potrebbe finire sotto l’etichetta dell’housing sociale senza essere alla portata di chi ne avrebbe bisogno.
È da questa contraddizione che parte l’Appello europeo per il diritto alla casa, presentato oggi, lunedì 20 luglio, alla Camera da Unione Inquilini e Alleanza internazionale degli abitanti insieme a reti sociali, movimenti per l’abitare e parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra. La richiesta rivolta alla Commissione europea è di fissare un criterio economico oggettivo: una casa dovrebbe essere considerata accessibile soltanto quando il suo costo non supera una determinata quota del reddito di chi la occupa.
«Se la valutazione di una casa accessibile viene fatta rispetto al prezzo di mercato, posso costruire una casa di lusso e farla pagare il 5% in meno: ho comunque una casa di lusso, con un profitto altissimo, ma chi ha bisogno non accederà a quella casa», spiega l’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi. «E nel frattempo abbiamo messo i soldi pubblici per costruire questo tipo di abitazioni. Non ce lo possiamo assolutamente permettere».
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L’obiettivo dell’appello è impedire che gli investimenti europei finiscano per alimentare soprattutto i rendimenti dei grandi fondi immobiliari. «Si è deciso di mettere il profitto sopra i diritti», accusa Scuderi. E ora, aggiunge, «la speculazione viene venduta come soluzione» alla stessa crisi abitativa che ha contribuito ad aggravare.
Le critiche al Piano europeo sulla casa
L’iniziativa arriva mentre l’Unione europea prova per la prima volta a costruire una politica comune sull’abitare. La Commissione ha presentato il 16 dicembre 2025 il Piano europeo per l’edilizia accessibile, articolato su quattro pilastri: aumentare l’offerta di abitazioni, mobilitare investimenti pubblici e privati, favorire riforme e interventi immediati e proteggere le fasce più esposte alla crisi.
Tra le misure previste ci sono la semplificazione delle autorizzazioni, la revisione delle regole sugli aiuti di Stato per facilitare gli investimenti nell’edilizia sociale, una piattaforma europea con la Banca europea per gli investimenti, interventi sugli affitti brevi e strumenti per individuare i comportamenti speculativi nel mercato immobiliare.
Il 10 marzo il Parlamento europeo ha poi approvato le proprie raccomandazioni sulla crisi abitativa. La risoluzione chiede più risorse per costruire e ristrutturare case pubbliche e sociali, procedure autorizzative più rapide, incentivi fiscali per le famiglie a reddito medio-basso e maggiori tutele contro gli aumenti sproporzionati degli affitti. Propone inoltre che i permessi edilizi vengano esaminati entro un massimo di sessanta giorni.
È proprio l’accento posto sull’aumento dell’offerta, sulla semplificazione e sulla mobilitazione dei capitali privati a preoccupare i promotori dell’appello. «Se riusciamo a dire che non c’è una casa accessibile se il suo costo non corrisponde al 20 o al 30 per cento del reddito della persona che deve accedervi, possiamo stabilire un criterio oggettivo», spiega Scuderi. Altrimenti, il rischio è che l’accessibilità venga misurata soltanto rispetto ai prezzi di mercato, anche dove questi sono già insostenibili.
Avs contro il Governo: «via libera alle speculazioni»
L’Italia, sostiene l’eurodeputata, rappresenta già «un esempio negativo» di una politica che sostiene la speculazione immobiliare. «Lo abbiamo visto con i fondi del Pnrr finiti nella costruzione di studentati di lusso che non hanno niente a che vedere con la possibilità per gli studenti di frequentare l’università, perché non se li può permettere nessuno se non i ricchissimi», attacca Scuderi.
Lo stesso rischio, secondo Avs, si ripropone con il Piano casa del governo Meloni. «Si vuole permettere ai fondi immobiliari di costruire nelle nostre città riducendo le procedure per i permessi e aggiungendo investimenti pubblici, senza garantire che quegli alloggi siano effettivamente accessibili a chi ne ha bisogno», sostiene l’eurodeputata. «Questo vuol dire utilizzare fondi e possibilità pubbliche per la speculazione immobiliare e per fare profitto. E non è accettabile».
A rincarare la dose è Angelo Bonelli, che contesta le risorse previste per il recupero degli alloggi popolari vuoti: «Le ristrutturazioni promesse da Salvini costano 230 euro al metro quadrato, senza efficientamento energetico: oggi una ristrutturazione media sta a 500 euro al metro quadrato. Risparmiano sulla pelle dei più fragili e poi si fanno belli davanti alle telecamere».
Salis e il riarmo che «sottrae risorse»
In videocollegamento interviene anche Ilaria Salis. Per l’eurodeputata di Avs, componente del gruppo The Left, «in Europa e in Italia la situazione abitativa è disastrosa. Ma tutto ciò non è una catastrofe naturale: è frutto di precise scelte politiche», sostiene. «Siamo arrivati in questa condizione lasciando tutto in mano al libero mercato e la direzione che si continua a seguire è sempre più sbagliata».
Salis mette quindi nel mirino l’aumento della spesa militare: «Ci sono sempre più risorse destinate al riarmo e quelle risorse vengono sottratte al welfare, alla sanità, alla scuola e alle case popolari». «La casa è il diritto di tutti i diritti», prosegue l’eurodeputata, «perché è quel diritto che permette di esercitare nei fatti, e non soltanto sulla carta, tutti gli altri». Anche la risoluzione approvata dal Parlamento europeo, «favorisce i costruttori e gli speculatori, a discapito di chi cerca una casa in cui vivere».
Da qui il sostegno all’appello: «Vogliamo investimenti europei massicci nelle case popolari, un tetto ai prezzi degli affitti privati e limiti agli affitti brevi turistici. Recuperare gli immobili sfitti, riqualificare energeticamente gli edifici e coinvolgere nei momenti decisionali i sindacati e le organizzazioni dei residenti».
Le firme fino al 30 luglio
La raccolta delle adesioni proseguirà fino al 30 luglio. Nella stessa giornata è prevista un’assemblea con associazioni e movimenti provenienti da diversi Paesi europei. Il documento sarà quindi trasmesso al commissario europeo per l’Energia e la Casa, Dan Jørgensen, in vista di una successiva iniziativa a Bruxelles per chiedere che le modifiche proposte siano recepite.

