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Manuel Mastrapasqua accoltellato a morte per due cuffiette, confermata la condanna a 27 anni per Daniele Rezza

20 Luglio 2026 - 15:48 Alba Romano
rozzano omicidio cuffiette daniele rezza manuel mastrapasqua
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La Corte d'Assise d'appello di Milano ha confermato la pena per il 21enne che nel 2024 uccise Mastrapasqua per una rapina
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La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato la condanna a 27 anni di carcere per Daniele Rezza, il 21enne che l’11 ottobre del 2024 accoltellò a morte a Rozzano (Milano) Manuel Mastrapasqua per portargli via un paio di cuffiette wireless da 14 euro. Il 31enne era appena sceso da un tram, di ritorno dal lavoro. I giudici hanno riconosciuto a carico di Rezza le accuse di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa, con attenuanti generiche equivalenti, e di rapina aggravata. La Corte ha escluso soltanto l’aggravante dei futili motivi.

Cosa successe la notte dell’11 ottobre 2024

Quella notte Mastrapasqua stava tornando a casa dopo un turno di lavoro in un supermercato di via Farini, a Milano, quando, sceso dal tram a Rozzano, venne aggredito da Rezza e ucciso con una coltellata vicino al cuore. «Quando l’ho visto volevo prendergli tutto: soldi, cellulare, qualsiasi cosa potessi rivendere», mise a verbale Rezza dopo l’arresto, il 13 ottobre 2024. Il padre del ragazzo gettò le cuffie che il figlio gli diede e lo accompagnò alla stazione di Pieve Emanuele, nel Milanese. Da là Rezza prese un treno per Pavia e un autobus per Alessandria, dove venne bloccato. Il processo di secondo grado era stato riaperto dai giudici che avevano accolto l’istanza difensiva di una perizia psichiatrica sul giovane imputato. Perizia che, però, ha stabilito la sua piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Le «alterazioni della regolazione delle emozioni e un’aggressività reattiva, oltreché proattiva» si legge nella perizia della psichiatra Mara Bertini, «possono considerarsi clinicamente significative, ma non si integrano nella nozione giuridica di infermità mentale».

Le reazioni della famiglia della vittima e della difesa

«Le scuse chieste dopo un anno non valgono niente e non me ne faccio niente. E non sono nemmeno una motivazione valida per consentire l’accesso alla giustizia riparativa». Così Michael, il fratello di Manuel Mastrapasqua, ha accolto la sentenza con cui la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato i 27 anni per Daniele Rezza. Michael ha affermato che lui, la madre e gli altri familiari sono soddisfatti perché la pena non è stata abbassata, come invece aveva chiesto la difesa, ma ha ribadito che «non ci sarà il nostro consenso alla giustizia riparativa». Il loro legale, Roberta Minotti, ha spiegato che quelle di Rezza sono state «scuse processuali, poste in udienza per convenienza e non sentite». L’avvocata ha aggiunto che l’imputato «è indifferente al dolore che ha provocato, è la nostra sensazione. Ha bisogno di un percorso rieducativo: ha tanti anni a disposizione che potrebbe sfruttare per prendere coscienza» di quello che ha commesso. La difesa, rappresentata dall’avvocato Tiziana Bacicca, si è detta dal canto suo soddisfatta per il mancato riconoscimento dell’aggravante dei futili motivi, anche se puntava a una riduzione della pena in quanto il Rezza sarebbe una persona «fragile», che ha problemi.