Abderrahim Fakir, la procura di Bologna applica lo scudo penale per i poliziotti: la «crisi psichiatrica» e l’indagine sulla morte

La procura di Bologna ha aperto un fascicolo per fare chiarezza sulla morte di Abderrahim Fakir, il 43enne marocchino deceduto domenica durante un intervento della polizia dopo che l’uomo aveva «dato in escandescenze». Per l’apertura del procedimento, si legge in una nota, la procura di Bologna applicherà per la prima volta la «normativa di recente entrata in vigore», ossia il cosiddetto «scudo penale» per i poliziotti introdotto dal pacchetto sicurezza approvato a febbraio scorso. La procura guidata da Paolo Guido fa sapere infatti che «quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento» – due poliziotti e quattro operatori del 118 intervenuti al Pilastro – sono stati «iscritti nel procedimento, in apposito Registro Mod. 45 bis». Non indagati dunque, ma iscritti in un apposito registro, separato e preliminare – come previsto dalle nuove norme per i casi in cui si ipotizzino reati commessi in servizio, in presenza di una evidente causa di giustificazione (come la legittima difesa). Si procede comunque nelle indagini con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
Le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir
Nel merito, comunque, la procura di Bologna fa sapere di puntare a svolgere «tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge, a partire dagli accertamenti di natura medico-legale, allo scopo di pervenire in tempi rapidi alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti», così da chiarire in particolare «circostanze e cause del decesso» di Fakir. La procura fa sapere di aver già esaminato in via preliminare i primi atti e la documentazione video acquisita «anche attraverso gli apparati in uso alle forze di polizia» (le bodycam degli agenti intervenuti in via Svevo) e anticipa che gli accertamenti che seguiranno «terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti (di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisto da quest’Ufficio) e dell’intervento degli operatori sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario». Quel filmato rimbalzato domenica online, insomma, racconterebbe solo una parte della storia, e starà ora agli inquirenti di Bologna ricostruire in maniera completa come e perché sia morto Fakir e quali responsabilità ne siano eventualmente all’origine.
Stando ai primi accertamenti svolti, filtra ancora dalla procura, i poliziotti intervenuti in via Svevo avrebbero avrebbero chiesto aiuto al 118 segnalando un uomo «alle prese con una crisi psichiatrica». Poco prima i poliziotti erano stati chiamati da residenti, per la segnalazione di un uomo, Fakir Abderrahim, in escandescenza, che se la sarebbe presa con il conducente di un’auto che stava entrando in un garage vicino al luogo dove poi il 42enne marocchino è morto.
L’avvocata di Fakir: «Temeva di essere cacciato dall’Italia»
A parlare intanto è anche Barbara Spinelli, l’avvocata che assisteva Abderrahim Fakir in un procedimento per la riconferma del permesso di soggiorno. «Era un uomo dal cuore buono, una persona estremamente gentile, educata, rispettosa. Un lavoratore che si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti», racconta l’avvocata. «Lui era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva regolarmente in Italia fin da bambino». Eppure negli ultimi mesi Fakir aveva manifestato timori legati all’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione, prosegue Spinelli. «Aveva una paura immotivata di essere mandato via dall’Italia. Io cercavo di rassicurarlo: gli dicevo che era l’ultima persona che avrebbe dovuto avere paura, perché aveva tutti i documenti in regola». Nonostante quei timori, Fakir era «una di quelle persone oggi sempre più rare: pur avendo il mio numero personale per le emergenze non ha mai fatto pressioni, né chiamato fuori orario. Quando mi chiedeva di sollecitare il procedimento lo faceva sempre con grande educazione, spiegando le sue ragioni, ringraziando. Modi che oggi sono quasi desueti».

