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Mario Roggero subì 9 rapine e 4 assalti a casa? Ecco cosa sappiamo dalle sentenze

20 Luglio 2026 - 17:02 David Puente
Sui social variano i numeri degli «assalti» al negozio tra il 2015 e il 2021, ma le sentenze documentano un solo episodio precedente a quello dell'omicidio
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Sui social circolano da giorni post che attribuiscono a Mario Roggero una lunga serie di assalti subiti prima della sparatoria del 28 aprile 2021. Le sentenze di primo grado ad Asti e quella d’appello a Torino, e le stesse dichiarazioni rese da Roggero in aula, raccontano qualcosa di diverso.

Cosa dicono i post virali

Dopo la condanna definitiva di Mario Roggero, sui social si sono moltiplicati post che costruiscono una narrativa precisa in cui il gioielliere sarebbe stato abbandonato dallo Stato dopo anni di «assalti» ripetuti, e che la sua reazione del 28 aprile 2021 sarebbe la conseguenza inevitabile di quella sequenza.

Uno dei post più condivisi afferma che «nel periodo compreso tra il 2015 e il 2021, Roggero ha subito un totale di 9 assalti tra rapine e furti al suo negozio e 4 assalti alla sua abitazione privata». Altri si limitano a un generico «4 rapine» precedenti al 2021.

La rapina del 2015 è l’unico episodio documentato agli atti

Le motivazioni della Corte di Assise di Asti e quelle della Corte di Assise d’Appello di Torino sono i documenti attualmente consultabili per ricostruire nel dettaglio la storia processuale di Roggero e il contesto che ha portato ai fatti del 28 aprile 2021. Contrariamente a quanto raccontato sui social, in nessun punto di questi documenti compare un riferimento a 9 assalti al negozio e/o a 4 assalti all’abitazione, o a qualsiasi altra rapina o furto al negozio nel periodo 2015-2021 oltre a quello già noto.

L’unico episodio precedente all’omicidio, documentato agli atti, è la rapina del maggio 2015 alla gioielleria di Grinzane Cavour (sentenza Corte di Assise di Asti, pp. 26-27). In quell’occasione i rapinatori aggredirono fisicamente Roggero, causandogli la frattura del setto nasale con una prognosi di 25 giorni, e minacciarono una figlia presente. Gli autori materiali furono processati e condannati, come risulta dalla sentenza del Tribunale di Asti del 23 novembre 2016, confermata in appello dalla Corte d’Appello di Torino, entrambe citate agli atti del processo.

Su quell’episodio si è concentrato l’intero dibattimento psichiatrico (sentenza Corte di Assise di Asti, pp. 27-32). Tutti i consulenti tecnici, sia quelli del Pubblico Ministero che quelli delle parti civili e quelli della difesa, hanno costruito le proprie tesi sulla rapina del 2015 come evento traumatico fondante. Il perito nominato dalla Corte di Assise di Asti ha concluso che Roggero era affetto da un disturbo post-traumatico da stress derivante da quell’episodio. La Corte d’Appello ha confermato questa ricostruzione, rilevando che dopo la rapina del 2015 Roggero si era convinto «di dover agire da solo, posto che le autorità a ciò deputate non avevano svolto in modo adeguato il loro compito».

La stessa sentenza di primo grado, nel ricostruire il periodo di vita dell’imputato tra la rapina del 2015 e i fatti del 2021, parla esplicitamente dei «circa sei anni intercorrenti tra le due rapine» (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 30). Di fatto, una formulazione che certifica, agli atti, l’assenza di altri episodi analoghi nel periodo indicato sui social.

Cosa ha detto Roggero in aula

Roggero non si è sottoposto all’esame in dibattimento (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 5), ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee all’udienza del 27 ottobre 2023. In quell’occasione ha letto un testo scritto di 16 pagine ed elencato una serie di episodi subiti nel corso degli anni.

Per il periodo più lontano, Roggero ha citato cinque furti con spaccata avvenuti dal 1990 al 2000 circa al negozio, con danni alle vetrine blindate. Per il periodo più recente, ha descritto la rapina del maggio 2015 con dettagli più estesi rispetto a quelli accertati processualmente, tra cui la frattura di tre costole e un successivo intervento chirurgico alla spalla. Non ha menzionato nessun altro assalto al negozio tra il 2015 e il 2021, né alcun assalto alla sua abitazione privata. La narrazione dei «9 assalti al negozio e 4 all’abitazione» tra il 2015 e il 2021 non trova riscontro quindi né nelle sentenze né nelle stesse parole di Roggero o dei suoi difensori.

Va rilevato che le sentenze, nel valutare le dichiarazioni spontanee dell’imputato, hanno evidenziato come nel corso del tempo Roggero avesse offerto versioni parzialmente contraddittorie su alcuni aspetti dei fatti del 28 aprile 2021, con alcune affermazioni smentite dalle videoriprese (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 16). I dettagli aggiuntivi sulla rapina del 2015, ovvero le tre costole e l’intervento chirurgico, provengono unicamente dalle sue dichiarazioni e non risultano oggetto di accertamento tecnico nel processo per i fatti del 2021.

Un argomento che viene dalla stessa difesa

C’è un elemento che rende ancora più fragile la narrazione dei molti assalti tra il 2015 e il 2021. La difesa di Roggero aveva tutto l’interesse processuale a portare in giudizio altri episodi di vittimizzazione recenti, se fossero stati documentabili. Una sequenza di rapine ripetute avrebbe rafforzato enormemente la tesi del trauma accumulato e della compromissione della capacità di volere, ma, secondo gli atti, non sono state riportate dalla difesa a favore di Roggero.

Il precedente del 2005 e il patteggiamento di Roggero

Nelle sentenze compare un altro precedente giudiziario che riguarda Roggero, ma in una veste del tutto diversa. Il 17 dicembre 2005, dopo un litigio tra la figlia e il suo fidanzato, Roggero si recò a casa dell’uomo, lo insultò, lo colpì con dei pugni e poi estrasse una pistola minacciando lui e i suoi genitori (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 26). La vicenda finì con denunce reciproche e, nel 2007, con un patteggiamento davanti al Tribunale di Alba, ottenendo due mesi di reclusione convertiti in una multa da 2.280 euro per ingiuria e minaccia aggravata dall’uso di un’arma.

Questo episodio è stato citato nel processo per un motivo preciso, ovvero non come fattore attenuante, ma come elemento per ricostruire la personalità dell’imputato. Il perito dell’accusa ha rilevato che nel 2005 Roggero aveva dimostrato «una certa capacità di controllo essendosi fermato alla minaccia tramite un’arma» (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 27), mentre la consulenza di parte civile ha usato lo stesso episodio per affermare che il gioielliere possedeva da tempo un’indole impulsiva, espressione di una precisa «attitudine comportamentale» e non di un’anomalia sorta dal nulla (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 29). La Corte d’Appello ha chiarito che «in nessuna parte della sentenza si ricava un’incidenza di detto precedente sulla affermazione di responsabilità» per gli omicidi del 2021 (sentenza Corte di Assise d’Appello di Torino, p. 24).

Di fatto, quell’episodio ha contribuito a escludere che il suo comportamento del 28 aprile 2021 fosse l’espressione di una patologia nuova e le Corti hanno ritenuto di trovarsi di fronte a un tratto di personalità consolidato, non a una malattia mentale tale da incidere sulla capacità di intendere e di volere. In sintesi, il precedente del 2005 non pare abbia alleggerito la posizione dell’imputato, ma l’ha appesantita.

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