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Il caldo record manda in fumo le foreste del Piemonte: «700mila alberi distrutti, è una catastrofe ecologica»

11 Luglio 2026 - 15:10 Gianluca Brambilla
incendi foreste piemonte catastrofe ecologica
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Secondo i vigili del fuoco, le alte temperature e l'assenza di piogge hanno creato le condizioni ideali per l'innesco dei roghi. L'allarme della Regione: «A rischio anche la biodiversità locale»
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Gli incendi che da qualche giorno interessano il Piemonte rappresentano «una vera e propria catastrofe ecologica». A dirlo è una nota della Regione, costretta a fare i conti con l’eccezionale aumento delle temperature dello scorso giugno, una delle manifestazioni più lampanti dei cambiamenti climatici in corso. Secondo le ultime stime, i roghi hanno bruciato tra gli 800 e i 900 ettari complessivi tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola. Ma il danno ecologico, si legge ancora nella nota della Regione Piemonte, «va ben oltre la perdita della vegetazione, perché gli incendi stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale».

Il caldo record dietro la catastrofe ecologica in Piemonte

A generare condizioni favorevoli all’innesco dei roghi sono state le elevate temperature che si sono protratte dalla fine di maggio ai primi giorni di luglio, abbinate alla scarsità delle precipitazioni. L’8 luglio, in particolare, ha fatto registrare picchi record con 39 gradi a Domodossola e 33.5 ad Ala di Stura, località a mille metri di quota nel Torinese. Secondo i vigili del fuoco, insomma, l’origine dei diversi roghi «è di origine meteorologica: le fiamme sono state scatenate dai fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni scorsi per poi propagarsi rapidamente a causa del forte vento, delle temperature torride e dei terreni erosi».

700mila alberi andati distrutti

Complessivamente, sono 700mila gli alberi bruciati in Piemonte per via degli incendi. Ma l’impatto riguarda anche gli animali: «Il fumo e la distruzione degli habitat – spiega la nota della Regione – colpiscono direttamente la microfauna, gli insetti impollinatori, i rettili e l’avifauna nidificante, oltre a spingere grandi mammiferi come camosci e caprioli a una fuga forzata verso territori antropizzati». Secondo le autorità, serviranno almeno dai due ai cinque anni per «il ritorno delle prime specie vegetali pioniere, delle erbe e degli arbusti che stabilizzeranno parzialmente il suolo dal rischio erosione» e dai 50 ai 70 anni perché «i preziosi ecosistemi di querce, faggi e conifere d’alto fusto colpiti in queste ore riacquistino la loro piena maturità e la struttura originaria».

I prossimi interventi della Regione

La Regione assicura di essere già al lavoro per delineare quali interventi sarà necessario mettere a terra per ripristinare gli ettari di foresta andati in fumo. «Prima di procedere a qualunque rinnovazione artificiale con piantine da vivaio, sarà fondamentale valutare la capacità di rinnovazione naturale del bosco, in modo da capire dove sia realmente necessario e prioritario l’intervento dell’uomo», spiega Marco Gallo, assessore regionale alla Montagna. Fondamentale l’azione coordinata dei soccorritori. Senza di loro, stima la Regione Piemonte, rischiavano di bruciare «altri 3.500 ettari di territorio, pari a più di tre milioni di alberi».

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