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Come si calcolano davvero le morti per caldo? L’esperto: «Le vittime delle ondate di calore sono molte di più di quelle dei dati ufficiali. Ecco perché»

01 Luglio 2026 - 14:50 Gianluca Brambilla
morti caldo come si calcolano intervista
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Garyfallos Konstantinoudis, ricercatore dell'Imperial College di Londra: «I colpi di calore sono solo una piccola parte del problema»
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Dopo dieci giorni di caldo asfissiante, l’ondata di calore che dal 21 giugno è piombata sull’Europa sembra finalmente destinata a concedere qualche giorno di tregua. Per oltre una settimana le temperature del Vecchio Continente hanno superato anche di dieci gradi le medie stagionali, creando una vera e propria emergenza sanitaria. Secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’ultima ondata di calore ha provocato «più di 1.300 morti in eccesso legati alle alte temperature».

La polemica tra Oms e governo italiano

L’agenzia nazionale per la sanità francese ha detto che il caldo record registrato negli ultimi giorni ha portato a oltre mille decessi aggiuntivi nel Paese. In Italia, però, la questione delle morti legate al caldo ha generato qualche polemica. Secondo l’Oms, lunedì 29 giugno le alte temperature avrebbero provocato almeno cinque vittime. Un numero immediatamente contestato dal ministero della Salute, che ha replicato: «A noi attualmente non risultano questi decessi».

Dietro disallineamenti come questo a volte si nasconde uno scontro tutto politico. «Smettetela di lamentarvi. In inverno muoiono sempre più persone rispetto all’estate, perché il freddo uccide molto più del caldo», ha detto nei giorni scorsi Chris Wright, segretario all’Energia dell’amministrazione Trump, provando a minimizzare l’impatto dell’ultima ondata di calore che ha colpito l’Europa. Nel caso del governo italiano, dichiarazioni incendiarie di questo genere non ce ne sono state. L’inghippo, semmai, potrebbe nascere da un problema di tutt’altro tipo, ossia come si calcolano le morti per caldo.

Come si calcolano (davvero) le morti per caldo

«Le morti correlate al caldo sono quelle attribuibili a temperature superiori alla temperatura minima di mortalità, ovvero l’intervallo di temperatura associato al minor rischio di morte in una data popolazione», spiega a Open Garyfallos Konstantinoudis, ricercatore del Grantham Institute for Climate Change dell’Imperial College di Londra, tra le università di riferimento per gli studi del settore. Le morti correlate al caldo, insomma, non includono solo i decessi diretti per colpo di calore (in inglese heatstroke), ma anche quelli in cui le alte temperature peggiorano condizioni di salute preesistenti e aumentano il rischio di morte.

Ma se nel conteggio totale ci finiscono anche persone con patologie pregresse, come si distingue tra i decessi effettivamente legati alle alte temperature e quelli che si sarebbero verificati comunque? Anche in questo caso, è Konstantinoudis a fare chiarezza: «I modelli epidemiologici che sviluppiamo producono quelle che vengono chiamate relazioni esposizione-risposta tra temperatura e mortalità. Queste relazioni ci permettono di stimare, per ogni temperatura, quale percentuale dei decessi osservati può essere attribuita a quel livello di calore». Un esempio? «Un modello può suggerire che intorno ai 30°C, circa il 5% dei decessi osservati è attribuibile a quella temperatura. Quindi, se quel giorno si verificassero 100 decessi, stimeremmo che circa 5 di essi siano attribuibili al caldo. Questo non significa che possiamo identificare quali individui specifici siano morti a causa del caldo, ma ci permette di quantificare il contributo del caldo alla mortalità totale».

Come viene calcolato il contributo dei cambiamenti climatici

Garyfallos Konstantinoudis, ricercatore del Grantham Institute for Climate Change dell’Imperial College di Londra

Negli studi sull’impatto delle ondate di calore sulla mortalità, spesso c’è un ulteriore dato che viene analizzato, ossia quanti decessi sono attribuibili al riscaldamento globale. In uno studio dell’Imperial College dello scorso anno, per esempio, è emerso come il 65% delle morti registrate durante un’ondata di calore in Europa era ascrivibile all’aumento delle temperature provocato dai cambiamenti climatici. Dati come questo vengono calcolati stimando il numero di decessi legati al caldo nel mondo di oggi e confrontandolo con il numero di morti che ci si aspetterebbe in un mondo ipotetico senza alcun riscaldamento globale causato dalle attività umane. La differenza tra i due valori, secondo i ricercatori, indica il contributo della crisi climatica al bilancio totale delle vittime.

Il caldo spesso non compare come causa ufficiale di morte

Il motivo per cui i dati dei ricercatori o dell’Oms non sempre coincidono con quelli delle autorità nazionali ha a che fare anche con ciò che viene scritto nei certificati di morte. Il caldo estremo, per esempio, è particolarmente rischioso per chi ha malattie cardiache, diabete, malattie renali o respiratorie. E spesso, anche se è proprio l’ondata di calore ad aver fatto peggiorare irreversibilmente le condizioni di salute, il caldo non viene citato come causa ufficiale del decesso. «Quando una persona con una patologia preesistente viene ricoverata in ospedale – spiega ancora Konstantinoudis – spesso è difficile per i medici distinguere la causa scatenante della crisi dalla malattia stessa, quindi la patologia cronica viene solitamente registrata come causa di morte anziché il caldo che ha innescato l’evento fatale. La stessa difficoltà si presenta con l’inquinamento atmosferico».

Eppure, sostiene il ricercatore dell’Imperial College di Londra, conteggiare solo i morti per colpo di calore rischia di generare dati fuorvianti: «Il colpo di calore rappresenta solo una piccola parte del problema. La maggior parte dei decessi correlati al caldo sono indiretti: il caldo estremo aggrava le patologie preesistenti e aumenta il rischio di morte, soprattutto tra gli anziani e le persone con problemi di salute preesistenti. Di conseguenza, il numero reale di decessi dovuti al caldo è solitamente molto più alto di quello riportato nei certificati di morte».

Foto copertina: EPA/Andy Rain

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