Lo staff di Palazzo Chigi in sciopero contro il dimezzamento dello smart working

Proprio mentre Giorgia Meloni è impegnata alla Camera e al Senato per riferire sulle strategie del governo in vista del Consiglio europeo del 18-19 giugno, a Palazzo Chigi gli uffici rischiano di svuotarsi. Oggi, giovedì 11 giugno, è il giorno dello sciopero dei dipendenti della presidenza del Consiglio. Quattro sindacati del pubblico impiego – Snaprecom, Usb, Flp e Sipre – hanno proclamato uno stop di una giornata intera per protestare contro il dimezzamento dei giorni in cui è consentito lavorare da remoto.
Dimezzati i giorni di lavoro agile
Complessivamente, sono circa 3.500 i dipendenti a tempo indeterminato che lavorano per la presidenza del Consiglio, tra personale amministrativo, impiegatizio e non solo. In una lettera dello scorso aprile, Carlo Deodato, segretario generale a Palazzo Chigi, ha affermato che i dipendenti dovrebbero essere più presenti in ufficio, vista la «complessità dei compiti» che sono chiamati a svolgere. Con questa giustificazioni, i giorni di smart working sono stati dimezzati, passando da 104 agli attuali 52.
La protesta dei sindacati
Una mossa sbagliata, per i sindacati, secondo cui la stretta sul lavoro agile porterà inevitabilmente a un peggioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata e avrà un impatto negativo sulle finanze dei dipendenti. «La decisione di ridurre significativamente i giorni di lavoro da remoto e di ribadire l’importanza della presenza in ufficio incide direttamente sulle condizioni di lavoro del personale», si legge in una nota dei sindacati di base. Mentre la Cgil, che non aderisce alla mobilitazione di oggi, parla di una «inspiegabile repressione che annulla i risultati positivi ottenuti in anni di lavoro a distanza».
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I primi test sullo smart working nel 2017 e la stretta di Meloni
L’introduzione del lavoro agile alla presidenza del Consiglio è iniziata nel 2017, durante il governo di Paolo Gentiloni, quando si decise di garantire più flessibilità sui lavoratori con figli o familiari bisognosi a carico. Durante la pandemia da Covid-19, lo smart working è stato esteso alla maggior parte dei dipendenti, con circa 8-12 giorni al mese di lavoro da casa. L’ufficio stampa della premier Meloni ha rivendicato la stretta sullo smart working introdotta nei mesi scorsi, spiegando al Financial Times che le nuove regole mirano a «superare le divisioni ideologiche sul lavoro a distanza» e a costruire un «modello moderno ed efficiente» di pubblica amministrazione, trovando un equilibrio tra «esigenze organizzative» e benessere dei dipendenti.
Foto copertina: ANSA | La premier Giorgia Meloni nei corridoi di Palazzo Chigi

