Prato e lo sciopero dei due operai cinesi: «18 ore al giorno per 3 centesimi a bottone»

A Prato lo sciopero di due lavoratori cinesi rappresenta un fatto inedito. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera finora si ricordava soltanto il caso di Cristina, la prima operaia orientale ad aver rivendicato maggiori tutele contrattuali. Una protesta che durò poche ore, dopo che la datrice di lavoro aveva accolto le sue richieste. Stavolta la mobilitazione sostenuta dal Sudd Cobas è destinata a pesare. E avviene davanti a una piccola azienda che si occupa di confezioni e applicazione di bottoni sugli abiti . I due operai orientali, un uomo e una donna ci lavorano ma non nelle migliori condizioni.
Turni da 14 a 18 ore al giorno senza riposi
Secondo quanto riferito dal sindacato, i due lavoratori avrebbero affrontato per anni turni massacranti, dalle 14 alle 18 ore al giorno senza riposi, ricevendo in cambio appena tre centesimi per ogni bottone applicato. A questo si aggiungerebbero mesi senza stipendio e, lo scorso 5 maggio, anche un episodio di aggressione ai danni dell’operaia da parte della titolare dell’azienda.
Il ricatto dell’alloggio
Un aspetto della vicenda è che ai due lavoratori sarebbe stato inoltre revocato l’alloggio fornito dai datori di lavoro. Per questo il sindacato ha deciso di offrire loro ospitalità temporanea e di avviare una raccolta fondi destinata a coprire le spese essenziali, rilanciata sui loro canali social. «Come accade spesso in queste situazioni – spiega al Corriere Luca Toscano – gli operai vivevano in abitazioni controllate dai loro datori di lavoro. Così si trovano sottoposti a un doppio ricatto: perdere contemporaneamente lavoro e casa nel momento in cui avanzano rivendicazioni».
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(in copertina foto di engin akyurt su Unsplash)

