Almeno 14 euro all’ora, aumenti di 200 euro al mese e consegne da 3 euro. La svolta per i rider Glovo: il nuovo piano dopo le accuse di caporalato

Tre euro lordi a consegna come soglia di base, paga oraria minima portata da 10 a 14 euro lordi e un incremento medio in busta paga che si aggira attorno ai 200 euro mensili. Sono questi i numeri al centro del piano di impegni che Foodinho-Glovo ha messo nero su bianco e depositato in Procura a Milano. Una svolta sui compensi che riguarda gli oltre 40mila ciclofattorini attivi in Italia per la piattaforma del gruppo spagnolo e che avvicina la società alla revoca dell’amministrazione giudiziaria imposta dai magistrati milanesi.
Quando scattano gli aumenti dei rider Glovo
Gli incrementi sui corrispettivi a consegna verranno riconosciuti con effetto retroattivo dal 9 febbraio 2026, data in cui era scattato il controllo giudiziario d’urgenza, con tanto di recupero del pregresso. Per gli aumenti sulle paghe orarie, invece, il termine ultimo è fissato al 1° giugno. Sul piatto c’è anche l’impegno a convocare in tempi stretti i sindacati per arrivare alla stipula di un nuovo contratto collettivo che disciplini i rapporti di lavoro dei rider, con il sostegno all’azione di Assodelivery al tavolo delle trattative.
Procura di Milano, parere positivo verso la revoca dell’amministrazione giudiziaria
Il pacchetto ha incassato il via libera del pubblico ministero Paolo Storari. A darne conto è la stessa Glovo in un comunicato, in cui parla di una «base condivisa» che potrà condurre alla revoca dell’amministrazione giudiziaria. La società rivendica una collaborazione «continuativa, trasparente e costruttiva» con i magistrati e un «articolato piano di interventi» per rafforzare standard operativi, organizzativi e di controllo. L’ultima parola sull’eventuale revoca della misura, in caso di richiesta del pm, spetterà comunque al gip.
Cos’è il caporalato digitale contestato a Foodinho
La società era finita sotto controllo giudiziario lo scorso febbraio per ipotesi di caporalato sui rider, con un provvedimento del pm Storari e dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro convalidato dal gip Roberto Crepaldi. Secondo le indagini, ai ciclofattorini sarebbero state corrisposte paghe «sotto la soglia di povertà». Il pm aveva parlato di caporalato «digitale», riassunto dalle parole di un lavoratore messe a verbale: «fa tutto l’algoritmo dell’applicazione», visto che l’assegnazione degli ordini passa per intero dal log-in alla piattaforma.
Il caso parallelo Deliveroo e i prossimi passi
Sullo sfondo c’è un secondo dossier aperto, sempre a Milano. A fine febbraio un analogo provvedimento aveva colpito Deliveroo Italy, sotto accusa per il presunto sfruttamento di 3mila rider nel Milanese e di 20mila in tutta Italia, con compensi «in alcuni casi inferiori fino a circa il 90%» rispetto sia alla soglia di povertà sia alla contrattazione collettiva. Anche qui il confronto tra Procura, legali e amministratore giudiziario è in corso. Per Glovo, intanto, sono previsti specifici audit sulla sicurezza dei lavoratori, mentre sarà compito dei magistrati milanesi verificare nei prossimi mesi l’effettiva attuazione degli impegni.

