Così il Pos collegato alla cassa fa volare gli scontrini: in un mese 100 milioni in più

Da qualche settimana, chi entra in un negozio, che sia un bar, un ristorante o una boutique, noterà probabilmente una sorprendente rapidità nel rilascio dello scontrino fiscale, soprattutto quando il pagamento avviene con carta o bancomat. Una maggiore attenzione che non nasce dal caso, ma da una svolta normativa destinata a cambiare il rapporto tra Fisco e contribuenti. Dal 5 marzo scorso, infatti, è entrato progressivamente in vigore l’obbligo per gli esercenti di collegare i registratori telematici già censiti presso l’Anagrafe Tributaria ai dispositivi Pos utilizzati per i pagamenti elettronici. In pratica, ogni transazione effettuata con carta deve corrispondere a uno scontrino fiscale registrato e trasmesso automaticamente all’Agenzia delle Entrate.
I risultati? 100 milioni di scontrini in più
L’obiettivo è evidente: consentire al Fisco di incrociare in tempo reale gli incassi elettronici, tracciati dagli istituti bancari, con gli scontrini emessi dai commercianti. Un sistema che rende molto più difficile omettere documenti fiscali o dichiarare importi inferiori rispetto a quelli realmente incassati. E i primi risultati sembrano confermare l’efficacia del nuovo meccanismo. Solo nel mese di aprile – scrive il Messaggero – sarebbero stati registrati circa 100 milioni di scontrini in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento di circa 5 miliardi di euro di ricavi emersi.
La digitalizzazione della Pubblica amministrazione
Dietro questa operazione c’è anche il lavoro di integrazione delle banche dati realizzato da Sogei, la società tecnologica del ministero dell’Economia, che ha permesso all’Agenzia delle Entrate di rafforzare in modo significativo le capacità di controllo. Ma il cambiamento non riguarda soltanto il contrasto all’evasione. Più in generale, l’Italia sta accelerando sul fronte della digitalizzazione della Pubblica amministrazione. A certificarlo è stata anche la Corte dei conti che, nell’ultima relazione sullo stato di attuazione del Pnrr, ha evidenziato come il Paese non solo stia rispettando gli obiettivi previsti, ma stia ottenendo effetti concreti sulla vita di cittadini e imprese.
E le partite Iva?
In questo scenario si inserisce anche il tema del concordato preventivo biennale, il meccanismo che consente alle Partite Iva di concordare anticipatamente con il Fisco l’ammontare delle imposte da versare per due anni, ottenendo in cambio una sostanziale riduzione del rischio di accertamenti fiscali. Quest’anno si conclude il primo biennio di applicazione, e il governo mira a confermare le circa 360 mila adesioni esistenti e a coinvolgere anche contribuenti considerati meno affidabili fiscalmente. Per incentivare nuove adesioni, per il biennio 2026-2027 saranno aumentati i limiti massimi di incremento del reddito imponibile per chi ha punteggi Isa più bassi: 30% per punteggi tra 6 e 8, 35% per punteggi sotto 6. I limiti restano invariati per i contribuenti più affidabili: 10% per Isa 10, 15% per Isa 9-10 e 25% per Isa 8-9. Le adesioni dovranno essere effettuate entro fine ottobre. Il nuovo sistema di controlli digitali, con incrocio delle banche dati e tracciabilità dei pagamenti elettronici, renderà più dettagliata la conoscenza dell’attività economica dei contribuenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Foto copertina: JOSE ANTONIO SANCHEZ REYES / DREAMSTIME

