Così gli scontrini allineati ai Pos fanno emergere 9,1 miliardi di evasione fiscale

L’obbligo di abbinamento tra scontrini e i Pos sta facendo emergere 9,1 miliardi di pagamenti in nero dall’inizio dell’anno. Una cifra monstre che dimostra come l’evasione fiscale in Italia sia stata storicamente favorita dall’increbile sbadatezza della politica. Che soltanto da quest’anno ha deciso per l’obbligo (diventato tra l’altro pienamente operativo soltanto a marzo). Il Sole 24 Ore segnala che il maggiore imponibile di 9,1 miliardi è valido solo per il primo semestre. E quindi èp destinato ad aumentare ancora. Il solo abbinamento ha consentito di far affiorare quasi 1,6 miliardi in più da versare al Fisco.
Il fisco, gli scontrini, la compliance
Il versamento tecnicamente dipende dalla differenza tra imposta a debito (sulle cessioni) e quella a credito (maturata sugli acquisti). L’ultimo bollettino delle entrate tributarie fa poi notare che nei primi cinque mesi dell’anno l’iva sugli scambi interni è aumentata di 1,9 miliardi rispetto allo stesso intervallo del 2025. La presenza di un “effetto Pos-scontrini” è avvalorata da un’altra indicazione che arriva sempre dal bollettino delle entrate tributarie, ossia che dal punto di vista settoriale «l’Iva sugli scambi interni mostra una crescita diffusa» con incrementi «particolarmente rilevanti» prima di tutto nel commercio (+6,5%) e poi nei servizi privati (+3,6%).
Le imposte sui redditi
La maggiore emersione dovrà anche tradursi in maggiori imposte sui redditi (Irpef e Ires). Ma per avere un confronto bisognerà attendere i versamenti relativi alle dichiarazioni dei redditi 2027 (anno d’imposta 2026). L’obbligo di allineamento fa comunque rimanere un fronte di rischio per chi ha Pos esteri. La Guardia di Finanza di Sassari ha scoperto punti vendita che emettevano uno scontrino regolare per chi pagava con il Pos e un semplice documento gestionale per chi saldava in contanti. Uno stratagemma che serviva a non far insospettire i clienti e allo stesso tempo impediva la successiva trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi all’agenzia delle Entrate, che così erano del tutto sconosciuti al Fisco e potevano sfuggire alla tassazione.

