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Legge elettorale, il Campo largo e la tentazione del blitz: perché potrebbe votare l’emendamento di FdI sulle preferenze

09 Luglio 2026 - 18:56 Luca Graziani
Dopo la riunione degli sherpa in via della Scrofa, risoltasi in un nulla di fatto, nel centrodestra si attendono le mosse di Meloni. FdI tirerà dritto sul voto fuorisede, ma non è da escludere la mossa in solitaria anche sulle preferenze
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È il day after della travagliata riunione degli sherpa del centrodestra sulla legge elettorale. Un «clima da resa dei conti» nel confronto di oltre tre ore in via della Scrofa, incagliato sul nodo delle preferenze. C’è tempo fino a lunedì 13 luglio per la presentazione degli emendamenti prima dell’approdo in Aula, e nel centrodestra si tratta a oltranza. Esclusi nuovi vertici di maggioranza oggi, 9 luglio, si attende Giorgia Meloni. La premier, rientrata da Ankara dopo il vertice Nato, è chiamata a serrare le fila.

Sul tavolo della maggioranza i dossier aperti restano due. Sul voto fuorisede, Fratelli d’Italia non è intenzionata a mollare la presa, fanno sapere a Open: l’orientamento è presentare comunque un emendamento. È una battaglia che FdI rivendica da tempo, anche per il peso del movimento giovanile, e su cui Meloni non vorrebbe arretrare. I numeri dei fuorisede non sarebbero tali da alterare gli equilibri generali delle Politiche del 2027, mentre un passo indietro su questo punto rischierebbe di consegnare alle opposizioni una bandiera facile da agitare contro la maggioranza, è il ragionamento.

La trattativa sulle preferenze

Più delicato, invece, è il nodo delle preferenze. L’ipotesi di mediazione resta quella di un sistema misto: capilista bloccati e preferenze per gli altri candidati. Proposta che non piace a forzisti e leghisti anche se avrebbe impatto solo sulle formazioni maggiori, per il centrodestra Fratelli d’Italia. Nel partito della premier la tentazione di andare avanti sulle preferenze pure non è affatto archiviata. Ieri il presidente del Senato Ignazio La Russa, a chi gli chiedeva se Fratelli d’Italia presenterà comunque un emendamento per introdurre il voto di preferenza, ha risposto: «Credo che alla fine lo farà, dopo averne discusso giustamente con gli alleati». Mentre Giovanni Donzelli, al tavolo per le trattative, non ha chiuso la porta: «Chi sono io per smentire le parole di La Russa? Vediamo. C’è tempo fino a lunedì». Oggi è tornato sul tema, caldeggiando le preferenze, anche il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli.

La trappola delle opposizioni

È proprio su questo punto che, nel campo largo, comincia a farsi strada una tentazione: trasformare l’emendamento di FdI sulle preferenze in una trappola per la maggioranza. Se Meloni dovesse decidere di tirare dritto contro Lega e Forza Italia, spiegano, parte del centrosinistra potrebbe valutare di votare quell’emendamento per mandarlo a segno, soprattutto se il voto fosse segreto. Con l’obiettivo di mandare in pezzi il centrodestra e far deragliare la riforma. Se l’emendamento passasse in un blitz con i voti del campo largo, Lega e Forza Italia si troverebbero scavalcate e costrette a ingoiare una modifica indigeribile.

Uno scenario che, a quanto apprende Open, sarebbe al vaglio dell’opposizione e troverebbe attenzione in pezzi di Pd e M5s, più fredda Avs. Mandare in corto circuito la maggioranza e far deragliare l’intera legge elettorale, o quantomeno renderne molto più complicato il passaggio successivo al Senato, avrebbe anche un altro risvolto per il campo largo. Cancellerebbe il problema dell’indicazione del candidato premier nel programma di coalizione, previsto dalla riforma, archiviando di fatto le primarie e rendendo la coalizione pronta per andare al voto.

Il Pd e il «non ingannare gli elettori»

Dal Partito democratico la linea è infatti quella di non opporsi alle preferenze, ma di contestare se la maggioranza volesse dire di averle inserite tenendo i capilista bloccati (nei partiti sotto il 10% difficilmente scatta un secondo eletto). Lo dice chiaramente Dario Parrini, senatore Pd e vicepresidente della commissione Affari costituzionali: «Nel centrodestra è in atto uno scontro-farsa tra veri fautori delle liste bloccate (Forza Italia e Lega) e finti sostenitori delle preferenze (Fratelli d’Italia). Finirà così: o il Melonellum resterà com’è, e avremo un Parlamento modello Porcellum, composto al cento per cento di nominati; oppure verrà modificato dando in pasto all’opinione pubblica una qualche formula ibrida fondata su liste bloccate camuffate, che saranno raccontate per ciò che non sono».

Sulla stessa linea il capogruppo Francesco Boccia: «E’ fin troppo evidente lo scambio politico con la Lega: modificano le regole perché perderebbero, ma si guardano bene dal restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti».

Il M5s prende tempo

Dal Movimento 5 Stelle a smentire trattative è il pentastellato Alfonso Colucci, che però non chiude a valutazioni se l’emendamento sarà depositato. «D’altra parte è improbabile che si possa fare una valutazione di un testo che non conosciamo», spiega a Open. 

«Prima di tutto vediamo se questo emendamento c’è, cosa dice e cosa non dice. Dopo faremo la valutazione», aggiunge Colucci. «Aspettiamo lunedì». Il M5s, a differenza del Pd, che non avrebbe in cantiere emendamenti sulle preferenze, ha già una propria proposta di legge elettorale proporzionale che le prevede.

Il no di AVS

A mettersi di traverso, invece, è Avs. Filiberto Zaratti smentisce qualsiasi contatto e boccia l’ipotesi: «Allo stato nessuno ci ha contattato per proporci qualcosa di simile. Noi dovremmo sostenere l’ipotesi di FdI per mettere in difficoltà Lega e Forza Italia? La maggioranza si è già spaccata da sola, lo si è visto nel vertice di ieri».

Per Zaratti, se FdI, partito di maggioranza relativa e forza che esprime la presidente del Consiglio, presentasse un emendamento sulle preferenze e lo vedesse bocciato, sarebbe già un colpo durissimo. «La maggioranza ne uscirebbe a brandelli», ragiona il deputato di Avs. 

Ancora peggiore, secondo Zaratti, sarebbe lo scenario opposto, cioè l’approvazione dell’emendamento con i voti dell’opposizione. «Se passa col voto segreto, FdI incassa un grande successo: potrebbe dire di aver reintrodotto le preferenze. Sarebbe un problema per Lega e Forza Italia? Pensiamo intanto al risultato alla Camera. Non vedo perché dovremmo lanciare una ciambella di salvataggio a Meloni, che è in difficoltà».

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