La Tv si suicida al primo problema: un tecnico inglese scopre un nuovo caso di obsolescenza programmata

Gli elettrodomestici di consumo hanno da decenni la capacità di individuare componenti non funzionanti al loro interno per segnalarlo all’utente. Ora, alcuni brand di televisioni usano la scusa del malfunzionamento di un singolo led della retroilluminazione per giustificare messaggi di errore critici. Quando l’utente medio vede un “errore fatale” sul suo televisore, infatti, la sua prima reazione è di buttare l’elettrodomestico “guasto” e acquistarne uno nuovo: alcuni brand fanno leva su questo per accorciare la vita dei loro prodotti. Lo ha scoperto Allen Fleckney, un tecnico inglese di televisori che gestisce il canale YouTube chiamato “TV repair community”.
In cosa consiste il “suicidio” della tv
Le tv LCD moderne hanno centinaia di led la cui funzione è quella di illuminare l’immagine prodotta dai cristalli liquidi. Di solito questi componenti sono montati in strisce che corrono parallele le une alle altre: quando una di queste luci si rompe, però, non compromette l’intera striscia, cosa che permetterebbe alla tv di continuare a funzionare normalmente. Fleckney sostiene che è un software interno alla tv a mostrare il messaggio di errore critico, non la presenza di un malfunzionamento tale da impedire il funzionamento dell’intero elettrodomestico. «Quello che hanno fatto i produttori è stato inserire un software che spegne il televisore se rileva una leggera sovracorrente. E parlo di una proprio leggera, nell’ordine dei milliampere», ha spiegato Fleckney nel video dedicato alla sua scoperta.
La prova dell’esperto
Per dimostrare che il messaggio di errore non aveva alcun valore di “sicurezza” o di non-usabilità del prodotto, il tecnico ha preso un televisore che mostrava il messaggio di errore e ha saldato due connettori al punto in cui un led si era bruciato per “scavalcarlo”. Così facendo il software del televisore non ha più rilevato un’anomalia e il messaggio di errore è sparito. Nelle sue parole: «L’immagine è tornata a essere bellissima e luminosa, davvero ottima, nonostante la mancanza del LED. Vi sfido a notare l’assenza di una piccola fonte luminosa su un pannello così, non ci riuscirete. Questo significa che se il tuo televisore si guasta dopo 2 anni non devi buttarlo via. Centinaia di migliaia di persone lo fanno ogni anno, ma basta portarlo da un tecnico per farlo tornare a funzionare». L’esperto sconsiglia caldamente di provare il suo metodo in autonomia perché alcune componenti della tv sono ancora cariche di elettricità anche con la presa scollegata, maneggiarli in maniera impropria può causare lesioni gravi.
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L’obsolescenza programmata esiste da sempre
Quello scoperto da Fleckney è solo l’ultimo volto dell’obsolescenza programmata, una strategia delle aziende di elettronica ed elettrodomestici che risale ai tempi dell’invenzione della lampadina. Dal 1925 al 1939, il Cartello Phoebus (un insieme delle principali aziende produttrici di lampadine di America ed Europa) ha dettato non solo i prezzi delle lampadine, ma anche il numero di accensioni che ciascuna doveva fare prima di rompersi. L’obiettivo era di controllare la frequenza di realizzazione e vendita dei prodotti per massimizzare i profitti.
Un altro esempio famoso ha avuto al centro la decisione di Apple di rallentare i suoi iPhone più datati per evitare spegnimenti improvvisi, il famoso batterygate. Sulla carta la mossa unilaterale dell’azienda (non comunicata agli utenti) aveva lo scopo di impedire lo spegnimento dei dispositivi in caso di operazioni complesse, in pratica ha reso i modelli più vecchi sensibilmente più lenti così da indurre nel consumatore la necessità di acquistare un prodotto più recente. Questa strategia dei produttori di televisioni non arriva a intervenire direttamente sul dispositivo per rallentarlo o indurlo alla rottura, ma non appena il minimo componente dà segni di cedimento, a tutta la tv viene ordinato di apparire rotta così da incentivare un nuovo acquisto.

