Autonomia differenziata, il sì della Camera alle pre-intese e la protesta dei comitati: «È il ricatto della Lega a FdI dopo il sì alla legge elettorale» – Il video
Opposizioni, sindacati e comitati sono scesi in piazza oggi, 21 luglio, davanti a Montecitorio per protestare contro la discussione dello schema di intesa preliminare sull’autonomia differenziata tra Stato e quattro Regioni. Dopo il sì al Senato dello scorso 16 luglio, la discussione è approdata alla Camera, dove – nel corso della giornata – ha già incassato il sì definitivo per Lombardia, Piemonte e Liguria. Quattro le regioni interessate, tutte rigorosamente al Nord e tutte guidate dal centrodestra: Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Quattro anche gli ambiti di interesse: protezione civile, professioni, previdenza complementare e coordinamento della finanza pubblica sulla sanità (cioè la gestione del sistema tariffario di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione per gli assistiti). Ma le opposizioni gridano all’incostituzionalità di un’intesa «Spacca Italia» e minacciano il ricorso davanti alla Corte costituzionale.

La protesta dei Comitati e dell’opposizione
Sono accorsi oggi, 21 luglio, in piazza i rappresentanti di Cgil Roma e Lazio, Cobas, Usb e dei comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata. Con loro, anche diversi membri dell’opposizione di Pd, M5s e Avs. Un’intesa preliminare che, denunciano, acuirà le differenze tra Nord e Sud, permettendo alle Regioni di gestire in piena autonomia le risorse da stanziare per gestire protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità.
«Una vergognosa proposta di secessione del Nord» sottolinea il senatore dem Andrea Giorgis, intervenuto nel corso del sit-in a piazza Capranica. «Quattro intese su quattro regioni diversissime» tutte «con un testo identico», denuncia il dem Andrea Casu, sottolineando l’inutilità di una differenziazione che in fondo non è basata sulle specificità del territorio. «I cittadini del sud dovranno fare più viaggi verso il nord, ma al tempo stesso i cittadini del Nord verranno penalizzati nelle liste d’attesa per l’aumento della migrazione sanitaria», continua Marianna Ricciardi del M5s.
L’accusa di scambio di favori tra Lega e FdI
Duri anche gli interventi dell’opposizione in cui si è parlato di scambio di favori tra Fratelli d’Italia e Lega. Così il voto favorevole sull’autonomia differenziata sarebbe solo un modo di FdI per sdebitarsi dell’appoggio alla legge elettorale ottenuto dalla Lega tra gli scranni di Montecitorio nei giorni scorsi. «Il parlamento sta scrivendo una pagina vergognosa» ha tuonato Gilda Sportiello (M5s): «Ognuno sta mangiando un pezzo della sua torta: dopo Fratelli d’Italia con il premierato della legge elettorale, dopo Forza Italia con la riforma della magistratura, oggi la Lega Nord impone alla maggioranza di approvare quattro pre-intese».
Cosa prevedono gli accordi preliminari di intesa
Lo schema di pre-intesa coinvolgerebbe solo materie definite dalla legge Calderoli (n. 86 del 2024) come “non LEP”: secondo la norma, si tratterebbe di settori nei quali non sarebbe richiesta una preventiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, prima del trasferimento di competenze alle regioni. Tra queste materie, figurerebbero quindi protezione civile, professioni e previdenza complementare. Diverso invece il caso della quarta in esame, la sanità, che prevede già i LEA (Livelli essenziali di assistenza), ossia standard minimi delle prestazioni sanitarie ma che, con l’autonomia, darà libertà alle regioni interessate in materia di accordi coi privati e ticket degli assistiti. Dopo il sì definitivo della Camera, la palla passerebbe al Consiglio dei Ministri, che avrebbe il compito di presentare i quattro ddl entro 45 giorni.
Le possibili ripercussioni in ambito sanitario nel Mezzogiorno
Le conseguenze di un’autonomia differenziata denunciate dagli oppositori riguardano soprattutto i suoi effetti sul Mezzogiorno, in particolare in ambito sanitario. Lo schema di accordo non prevede infatti che venga stabilito alcun livello uniforme delle prestazioni per quanto riguarda la sanità, dove ci si accontenta dei già esistenti LEA (Livelli essenziali di assistenza). Parametri però, questi ultimi, che non funzionano e che da tempo si concretizzano in forti differenze tra servizi ai pazienti offerti al nord e al sud. Per questo, nei giorni scorsi era riecheggiata con forza la denuncia del presidente della regione Puglia, Antonio Decaro, che aveva minacciato un ricorso davanti alla Corte Costituzionale: «Sarà la fine della sanità pubblica per come la conosciamo, soprattutto nei territori più fragili. Il Mezzogiorno per primo».
I trascorsi della discussione sull’autonomia differenziata
Il cuore dei sostenitori del Carroccio, per decenni deluso dal mancato decollo del progetto federalista e autonomista della Lega, sembra oggi in fibrillazione. Un primo tentativo di rafforzare i poteri delle Regioni era infatti naufragato nel 2006, quando il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno respinse la riforma della Casa delle Libertà nota come “devolution”, che prevedeva il trasferimento alle Regioni di maggiori competenze, tra cui sanità, istruzione e polizia amministrativa locale, ma non entrò mai in vigore.
I sì alla Camera per Lombardia, Piemonte e Liguria. Domani si vota per il Veneto
Nonostante il caos della protesta fuori da Montecitorio, all’interno della Camera le votazioni sono continuate e hanno confermato il “sì” del Senato. La prima ad essere votata, con 167 si e 116 no, è stata la pre-intesa che riguarda la Regione Lombardia, seguita dal Piemonte, con 159 si e 109 no e dalla Liguria, con 163 si e 116 no. È attesa per domani la votazione sul Veneto. Soddisfazione dalla maggioranza: «Avanti verso l’autonomia regionale, che rappresenta lo strumento per dare ancora più efficacia e trasparenza all’azione amministrativa» alle regioni, ha commentato trionfante il senatore Massimiliano Romeo, segretario regionale della Lega Lombarda. Rammarico e cartelli di protesta invece dall’opposizione. Tra le frasi esposte: «La salute è un diritto, non un privilegio», «Sanità per tutti, da nord a sud» e «No autonomia, no sanità per ricchi».
Foto e video copertina: ©Roberta Brodini

