Mario Roggero «deve restare in carcere», il primo no per il gioielliere dal Tribunale: cosa succede ora

L’Ufficio di Sorveglianza di Torino ha detto no alla richiesta di differimento della scarcerazione per Mario Roggero, che sta scontando una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo nel 2021 fuori dal suo negozio a Grinzane Cavour, nel Cuneese. Il gioielliere si trova attualmente recluso nel carcere di Bollate, in provincia di Milano.
A motivare il rigetto è la magistrata di sorveglianza Elena Massucco, secondo cui non emergono, né sono state segnalate dalla difesa, le condizioni di necessità e urgenza che avrebbero giustificato un intervento cautelare in questa fase: «Non si ravvisa, né sono state indicate dalla difesa, le circostanza di necessità e di urgenza indispensabili per provvedere cautelativamente, in questa sede». Gli atti passano ora al Tribunale di Sorveglianza, oltre che alla Procura generale della Corte d’Appello di Torino e all’Ufficio di Sorveglianza di Milano.
Perché la difesa di Roggero non ha chiesto l’estinzione della pena
Il professor Sergio Novani, analista processuale nel collegio difensivo del gioielliere di Grinzane Cavour, prova a fare chiarezza sul caso che sta tenendo banco in queste settimane, come riporta l’Ansa. Secondo lui Roggero non ha mai chiesto un «colpo di spugna», ma un differimento temporaneo dell’esecuzione della pena, presentato mentre è ancora pendente la domanda di grazia.
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Novani segnala il rischio che il dibattito pubblico trasformi uno strumento tecnico, pensato solo per rinviare l’esecuzione, in una richiesta di estinzione definitiva della condanna, alimentando quella che definisce una «confusione strumentale con l’evidente obiettivo, per alcuni, di orientare l’opinione pubblica e spingere verso un rigetto dell’istanza».
Per l’analista i presupposti per concedere il differimento restano piuttosto chiari: la serietà della domanda di grazia davanti al capo dello Stato, l’assenza di un pericolo concreto di reiterazione del reato, e un dovere di umanità verso un uomo ultrasettantenne, per evitare che la pena inizi proprio mentre si valuta l’atto di clemenza.
Cosa si aspetta la difesa dalla magistratura di sorveglianza di Torino
«La legge non funziona a colpi di slogan», aggiunge Novani, ribadendo che «nessuno domanda corsie preferenziali, ma il rispetto del codice». Il professore si dice fiducioso che la magistratura di sorveglianza di Torino saprà garantire «un giudizio sereno e rigoroso», valutando i fatti «con imparzialità, senza farsi condizionare dal clamore mediatico o da pregiudizi ideologici».

