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Svolta nel delitto di via Poma: 7 nuovi profili genetici per risolvere il cold case dopo 36 anni. Chi sono le persone sotto la lente della procura

30 Luglio 2026 - 18:44 Alba Romano
delitto via poma
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L'indiscrezione su Repubblica. La legale della famiglia della ragazza trucidata nel 1990: «Siamo in un momento tanto delicato quanto proficuo delle indagini»
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A trentasei anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni — trucidata con 29 coltellate il 7 agosto 1990 negli uffici nel quartiere Della Vittoria — l’inchiesta della Procura di Roma segna una svolta silenziosa quanto radicale. Secondo quanto rivelato da Repubblica, gli inquirenti hanno recuperato in modo riservato il DNA di sette persone mai entrate formalmente nell’indagine, prelevando i campioni da oggetti di uso quotidiano come tazzine di caffè e bicchieri d’acqua.

I sette nuovi profili e i test del RIS

Il 4 giugno scorso, la Procura ha ordinato un accertamento tecnico irripetibile affidato ai RIS dei Carabinieri, puntando sulle tecnologie di genetica forense più avanzate per analizzare i pochissimi frammenti biologici sopravvissuti al tempo. I soggetti coinvolti, sostiene il quotidiano, sarebbero cinque uomini e due donne. Tra loro figurano cinque professionisti (uno dei quali di altissimo profilo) e due persone strettamente legate all’ambiente lavorativo degli uffici di via Poma. I nuovi campioni sono comparati con le tracce isolate sugli indumenti della vittima, in particolare sul corpetto, sul reggiseno e sui calzini. C’è un ostacolo però: buona parte del materiale biologico, compreso il sangue sulla scena del crimine, fu consumato negli accertamenti degli anni Novanta. Oggi si lavora su tracce infinitesimali.

Oltre il DNA: si riapre il “microcosmo” di via Poma

L’indagine, coordinata dal pm Alessandro Lia e condotta dai Carabinieri di via In Selci, non si affida esclusivamente alla scienza. Dopo il rifiuto di archiviazione da parte del gip di un anno e mezzo fa, la Procura ha riavviato un’analisi meticolosa. Tra questi aspetti la mappatura del palazzo, nuovi interrogatori e alibi da riverificare. Tra gli obiettivi c’è anche quello di accertare se l’ex portiere, Pietrino Vanacore, su cui si concentrarono le indagini, abbia lasciato uno scritto o un documento riservato per raccontare la sua verità.

La posizione della famiglia Cesaroni

Attraverso la legale Federica Mondani, la famiglia di Simonetta esprime fiducia nel nuovo corso delle indagini, sottolineando l’importanza di un approccio che finalmente unisce rigore scientifico e indagine convenzionale. «Siamo in un momento tanto delicato quanto proficuo delle indagini. Gli inquirenti procedono a passi veloci senza trascurare nulla e utilizzando le più moderne tecniche scientifiche. La famiglia continua a credere che il tempo possa trasformarsi in un vantaggio e che chi sa possa finalmente trovare il coraggio di parlare. Ed è questo, da oggi in avanti, che dovrebbe terrorizzare l’assassino di Simonetta e i suoi complici morali», ha dichiarato a Repubblica Federica Mondani, legale della famiglia Cesaroni