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Le chat con Claude finiscono su Google: ecco come evitarlo

Claude, l'Ai di Anthropic
Claude, l'Ai di Anthropic
Quando gli utenti creano un link per condividere una conversazione con il chatbot di Anthropic stanno rendendo ogni parola trovabile tramite Google anche dagli sconosciuti
Google Preferred Site

Se avete creato un link per condividere un progetto realizzato con Claude, il chatbot di Anthropic, avete messo tutti i contenuti a disposizione di chiunque tramite una semplice ricerca su Google. Questo perché, quando un utente crea un link per condividere una sessione di Claude o un progetto, questo viene indicizzato da Google: usando le parole giuste nella barra di ricerca è possibile accedere al contenuto del progetto. Nell’ultima settimana sono trapelate informazioni personali, numeri di portafoglio per le criptovalute, sessioni di psicoterapia, software di analisi medica e molti altri progetti e raggruppamenti di dati sensibili.

Come è stata scoperta la falla

Il caso è partito dalla segnalazione dell’utente di Reddit Void1, che nel forum dedicato al chatbot di Anthropic ha pubblicato un post in cui spiega come usare Google Dork (una modalità di ricerca specifica dedicata alle pagine web complesse da trovare) per accedere a qualunque chat avuta con Claude e trasformata in un link. Il metodo funziona sia per le conversazioni testuali sia per Artifacts, lo spazio sviluppato da Anthropic per testare le applicazioni prodotte da Claude. Al momento, l’azienda ha disabilitato l’indicizzazione da parte di Google, ma chi ha conservato il link diretto alla chat specifica può ancora accedervi. A spaventare utenti e ricercatori di cybersicurezza è stata la completa assenza di filtri o barriere e quindi la facilità con cui un completo estraneo poteva accedere a credenziali, numeri di conto o altri dati estremamente sensibili.

L’impatto di questi problemi di privacy

Non è la prima volta che una falla nella sicurezza di questo tipo colpisce una grande azienda di AI. L’anno scorso Anthropic è stata protagonista di un caso simile che, però, era stato arginato dopo che erano trapelate “solo” 600 conversazioni. Anche in questo caso il colpevole è stato il pulsante di condivisione, che ha generato dei link poi indicizzati da Google. ChatGPT di OpenAI e Grok di Xai hanno avuto problemi molto simili lo scorso anno: il primo ha fatto trapelare oltre 100.000 conversazioni mentre non sono stati resi pubblici i numeri della falla causata dall’intelligenza artificiale di Elon Musk. Il vero problema di questo tipo di brecce è che, una volta avvenute, i dati trapelati possono essere stati scaricati da broker del dark web e altri cybercriminali che li metteranno nei propri depositi per studiare future opportunità di attacco.

Come proteggersi dai rischi

Il modo migliore per proteggersi da questo tipo di falle sarebbe evitare completamente la funzione di condivisione visto che è stata la colpevole di tutti i casi citati. Chi ne ha bisogno per lavoro, però, può fare in modo che le sue conversazioni e creazioni, soprattutto se contengono dati sensibili, restino disponibili per il minor tempo possibile disattivando la condivisione non appena non serve più al cliente o al collaboratore.

Per annullare la condivisione di una chat bisogna andare su “Condividi”, fare click sul menu a discesa della visibilità e cambiare l’opzione da “Pubblica” a “Privata” per disabilitare il collegamento diretto. Gli utenti con piani gratuiti, Pro o Max possono esaminare un registro delle chat condivise accedendo alla sezione “Privacy” delle impostazioni. Da lì bisogna cliccare su “Gestisci” per aprire un elenco delle chat condivise che contiene titolo, data di condivisione e link per ciascuna chat. Affianco a ciascuna riga è presente il bottone “Annulla condivisione” con cui revocare l’accesso a ciò che è stato condiviso.

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