L’AI italiana “Emma” diventa un caso sui social: tra meme e risposte surreali, ecco cosa non convince gli utenti

L’obiettivo era dimostrare che anche in Italia è possibile sviluppare un grande modello linguistico. Nel giro di pochi giorni, però, Emma, il chatbot lanciato dalla società italiana Egomnia, è finito al centro di un’ondata di meme e screenshot condivisi sui social, soprattutto su X, dove centinaia di utenti stanno pubblicando conversazioni con l’intelligenza artificiale e ironizzando sulle sue risposte.

La storia del progetto “Emma”
Il progetto dell’AI italiana è promosso dall’imprenditore Matteo Achilli, fondatore di Egomnia, era stato presentato come un primo passo verso una maggiore “sovranità tecnologica” italiana. Nelle ultime ore, però, il dibattito si è spostato quasi interamente sull’assurdità di alcune risposte di Emma.

Su X si moltiplicano gli screenshot di conversazioni in cui gli utenti chiedono all’AI domande volutamente assurde o provocatorie, mettendone in evidenza errori, allucinazioni e risposte considerate bizzarre. C’è chi la paragona ironicamente ai primi chatbot sperimentali, chi scherza sul fatto che rappresenti «l’AI più italiana possibile» e chi, invece, difende il progetto ricordando che si tratta di una tecnologia appena lanciata e destinata quindi a migliorare.
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Anche Reddit è diventato uno dei luoghi principali della discussione. Nella community italiana dedicata all’informatica molti utenti stanno analizzando il modello, alternando ironia e osservazioni tecniche sul livello di maturità del progetto.

Le critiche degli sviluppatori
Accanto ai meme sono arrivate anche osservazioni più tecniche. Sotto il post con cui Achilli ha presentato Emma su LinkedIn, alcuni sviluppatori hanno evidenziato che il modello sarebbe ancora privo di alcune fasi di addestramento avanzato, come il cosiddetto preference optimization, sottolineando che questo potrebbe renderlo facilmente manipolabile tramite prompt particolari e quindi esporlo a screenshot virali e cattiva pubblicità.
Lo stesso Achilli, in un successivo intervento, ha raccontato che il progetto nasce soprattutto come investimento sulle competenze interne dell’azienda e che l’obiettivo non è competere immediatamente con modelli come ChatGPT o Claude, ma costruire nel tempo un’infrastruttura italiana di intelligenza artificiale. Ha spiegato inoltre che il team sta già lavorando a nuove versioni del modello e che le migliaia di conversazioni raccolte nei primi giorni serviranno proprio per migliorarlo attraverso le fasi successive di addestramento.
Chi è Matteo Achilli
Ma chi è Matteo Achilli? Per molti è il volto di una delle startup italiane più note degli ultimi dieci anni. Romano, classe 1992, ha fondato Egomnia nel 2012 mentre studiava alla Bocconi con l’idea di creare una piattaforma per mettere in contatto aziende e giovani talenti attraverso un algoritmo di valutazione dei curriculum. La sua storia ha avuto una grande eco mediatica: nel 2014 la BBC lo soprannominò «l’Italian Mark Zuckerberg» e nel 2017 la sua vicenda ispirò addiruttura un film, The Startup.
Negli anni, però, attorno ad Achilli si è sviluppato anche un acceso dibattito. Già nel 2017 alcune inchieste giornalistiche hanno messo in discussione il divario tra la forte esposizione mediatica della startup e i risultati effettivamente raggiunti, sollevando dubbi sulla comunicazione relativa ai numeri dell’azienda e ad alcune collaborazioni. Achilli ha sempre respinto le critiche, sostenendo che fossero frutto di interpretazioni scorrette.
Un copione già visto

Per molti osservatori, la vicenda di Emma segue uno schema ormai familiare nel mondo dell’intelligenza artificiale. Ogni nuovo chatbot pubblico viene immediatamente “stressato” dagli utenti, che cercano di farlo sbagliare, aggirarne i limiti o ottenere risposte assurde da condividere sui social.
È successo negli ultimi anni con ChatGPT, Gemini, Grok e altri modelli generativi. La viralità degli screenshot finisce così per diventare, nel bene e nel male, uno dei primi banchi di prova pubblici di ogni nuova intelligenza artificiale.
La domanda che però – tra una risata e l’altra – tutti si stanno facendo a proposito di Emma è: non era forse il caso di aspettare di perfezionarla ancora un po’ prima di darla in pasto al popolo della Rete?

