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Intelligenza artificiale: la Grande Bolla sta per scoppiare?

24 Giugno 2026 - 05:42 Alessandro D’Amato
bolla intelligenza artificiale borse
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Il crollo dei mercati azionari e i valori gonfiati delle imprese coinvolte nella nuova tecnologia. E la profezia: «L'interrogativo non è se, ma quando. Una risposta non ce l'ha nessuno, e se qualcuno pensa di averla la usa per scommetterci sopra»
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Nelle Borse mondiali sta per scoppiare una bolla? L’ipotesi dietro il crollo dei mercati azionari di questi giorni è che l’intelligenza artificiale abbia gonfiato i valori delle imprese coinvolte nel sistema. E anche di quelle non direttamente coinvolte. I timori sulla liquidità e gli scarsi ritorni si vanno a sommare alla politica delle banche centrali, che va verso i rialzi dei tassi d’interesse. Nelle aziende tech gli investimenti sono immensi. E per ora i guadagni sono troppo bassi. Mentre c’è chi, come l’ex Bankitalia Salvatore Rossi, pensa che la caduta ci sarà e sarà rovinosa. E dunque «l’interrogativo non è se, ma quando. Una risposta non ce l’ha nessuno, e se qualcuno pensa di averla la usa per scommetterci sopra».

La bolla dell’intelligenza artificiale

Ieri l’indice tecnologico Nasdaq Composite ha perso 579 punti, pari al 2,21%. Le vendite sono arrivate a chi produce e commercializza semiconduttori. La Stampa spiega che gli analisti parlano di «crescente volatilità» di questi titoli e di «eccesso di aspettative sugli utili e sulle valutazioni». Per mesi Wall Street ha puntato sui tech, dando vita a una corsa al rialzo senza precedenti, mentre le aziende stanno investendo miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale. Gli investitori cominciano a dubitare che gli investimenti in datacenter e capacità di calcolo diventino profittevoli. Intanto la commissione della Federal Reserve negli Usa ha aperto alla possibilità di un aumento del costo del denaro già quest’anno. Per fermare l’inflazione. E a dispetto del mandato di Donald Trump.

Uno scoppio per il tech

«Quello che non ci piace in questi giorni in realtà è un comportamento sano», dice Mark Dowding, chief investment officer di RBC BlueBay. La Banca Centrale Europea ha spiegato spesso l’eccessiva concentrazione dei mercati azionari sui titoli tecnologici. Mentre secondo Goldman Sachs il ciclo odierno somiglia alla bolla di fine anni Novanta. Gli analisti della banca d’affari rilevano che «la tensione tra fondamentali favorevoli e valutazioni elevate continua a crescere». E quindi: «Il boom degli investimenti in AI non è ancora ampio o duraturo come quello tecnologico degli anni Novanta, ma ne sta ora eguagliando la scala». Secondo GS «le stime plausibili dei guadagni di mercato legati all’AI superano con ampio margine le nostre stime di base sul valore attuale scontato dell’aumento dei ricavi in conto capitale derivanti dall’AI per l’economia statunitense».

Il boom di investimenti

«C’è il rischio che i mercati stiano estrapolando le tendenze a breve termine, compresi i profitti alimentati dal boom degli investimenti stesso, troppo in là nel futuro», è la tesi. Anche se «il boom dell’AI potrebbe mascherare un contesto macroeconomico più fragile al di fuori delle aree supportate dall’AI stessa. Ciò rende meno probabili gli squilibri che hanno precipitato la recessione del 2001, ma lascia l’economia più vulnerabile agli shock». L’economista Salvatore Rossi, ex direttore generale di Banca d’Italia, spiega proprio su La Stampa che la bolla delle dot-com di un quarto di secolo fa è un paragone calzante.

Internet e l’IA

Rossi spiega che il Nasdaq in questi anni è salito dell’80%. L’indice generale americano SP500 e quello giapponese Nikkei (quest’ultimo contiene pure molte aziende tecnologiche) sono saliti del 50%, quello europeo EuroStoxx50 e quello italiano Ftse MiB del 25%. Le grandi imprese hanno investito nell’Ai: Nvidia, Microsoft, Alphabet, Meta, Amazon. E il problema è quello dei ritorni. Perché le aziende finanziano l’espansione anche a debito in un contesto di tassi d’interesse crescenti. Ora quindi il problema non è la presenza di una bolla, ma se scoppierà reptinamente e rovinosamente. Oppure se la correzione sarà graduale e darà luogo semplicemente a un ritorno delle quotazioni a livelli più ragionevoli. Una risposta non ce l’ha nessuno. Eppure sarà decisiva.