Wikipedia sopravviverà all’ascesa dell’AI? Il fondatore Jimmy Wales: «I chatbot non sono affidabili, hanno le allucinazioni» – L’intervista
Londra — Per anni c’è stato un sito che più di ogni altro compariva in cima ai risultati dei motori di ricerca non appena si cercava un’informazione: Wikipedia. L’enciclopedia online lanciata nel 2001 resta ancora oggi uno dei siti più visitati al mondo, ma da qualche tempo ha trovato un nuovo concorrente con cui fare i conti: l’intelligenza artificiale generativa. Come cambierà, dunque, Wikipedia per non rimanere schiacciata dall’impressionante ascesa di modelli come ChatGPT e Gemini? Lo abbiamo chiesto al suo fondatore e ceo, Jimmy Wales, intervistato a margine dell’Energy Tech Summit organizzato da Octopus a Londra.
L’arrivo di ChatGPT e dei modelli generativi ha cambiato il modo in cui le persone cercano informazioni. Che impatto ha tutto questo su Wikipedia?
«Non abbiamo riscontrato un impatto significativo. Quando è diventato molto popolare, le persone lo utilizzavano in modo diverso. Ma ora che Google ha i riassunti basati sull’intelligenza artificiale in cima ai risultati, stiamo assistendo a una riduzione di quelle che definiamo “domande rapide”. Prima bastava porre una domanda a Google, che non ne aveva idea, e ti rimandava a Wikipedia. Ora Google è in grado di rispondere. Ma la lettura approfondita e le ricerche dettagliate, quelle non sono cambiate».
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Qual è oggi, concretamente, la differenza tra una risposta di Wikipedia e una risposta generata da un’AI? Dove sta il valore aggiunto che offrite?
«Uno dei principali vantaggi è la fiducia. Quando ci si affida a un’intelligenza artificiale, questa spesso ha delle allucinazioni e si inventa le cose. E, peggio ancora, si inventa cose che sembrano molto plausibili, perciò non si può mai essere certi che siano vere o meno. Se fornisce una fonte, potrebbe non essere nemmeno reale perché si tratta di un’allucinazione. Su Wikipedia, invece, tutto viene verificato da esseri umani. Certo, non è perfetto, ma ci impegniamo al massimo per renderlo il più accurato possibile. Quindi, per ora, se volete davvero sapere qualcosa, sì, dovreste andare su Wikipedia. E se non vi fidate di noi, cliccate sulle fonti e verificate da dove abbiamo preso le informazioni».
State implementando l’AI anche in Wikipedia? In che modo?
«Al momento no, ma abbiamo un team di machine learning che sta lavorando su alcune idee. Anche molte persone nella community stanno sperimentando l’uso di intelligenza artificiale.
Essenzialmente, stiamo pensando a strumenti di supporto per gli editor. Ad esempio, per aiutarci a trovare contenuti, fornire suggerimenti e altre cose del genere. Ma è ancora tutto in fase sperimentale».
Secondo alcuni, l’AI generativa potrebbe democratizzare la conoscenza, proprio come si diceva di Wikipedia quando fu fondata. Vede delle similitudini?
«Assolutamente sì. Credo che i modelli di intelligenza artificiale si addestrino in gran parte sui dati di Wikipedia. Quindi le persone ottengono informazioni da noi, magari indirettamente, ma va bene così. Questo fa parte del nostro scopo, del nostro contributo al mondo. E penso che sia davvero fantastico che le persone ora abbiano a disposizione questo strumento, che, se usato bene e in modo appropriato, è ciò che dovremmo insegnare ai giovani studenti di oggi. Può davvero aiutarci nell’apprendimento ponendo delle domande o fornendo delle spiegazioni. Non ci si può fidare completamente, ma può essere molto utile. Io, ad esempio, lo uso per programmare. Ma se ho un problema, cerco online».
Quali sono i rischi che vede per chi oggi si informa con l’AI?
«I giornalisti devono stare molto, molto attenti perché l’AI inventa cose che sembrano plausibili. E dobbiamo davvero apprezzare l’incredibile importanza del giornalismo di qualità. Le persone che vanno davvero sul campo, vedono le cose con i propri occhi, intervistano le persone, parlano con loro, accertano i fatti. Questo è fondamentale. I modelli di AI scrivono molto, ma non fanno tutto quel lavoro vero e proprio dietro le quinte. Ed è lì che si crea la conoscenza»
Cosa pensa dei tentativi in Europa di regolamentare l’intelligenza artificiale? È giusto o si soffoca l’innovazione?
«Penso che l’Ue non stia andando nella giusta direzione, stanno usando troppa cautela e rallentando l’innovazione. Così impediscono il lancio di buoni prodotti in Europa, il che non aiuta nessuno. E penso che debbano fidarsi di più del pubblico. Il pubblico capisce che l’AI non è perfetta e non ha bisogno di essere difeso da tutto ciò che l’AI potrebbe fare. Insomma, temo che sia la solita Europa…».
L’uso di contenuti come quelli di Wikipedia per addestrare sistemi di AI apre questioni di copyright e attribuzione. L’attuale equilibrio è giusto o va ripensato?
«In linea di massima, sono molto favorevole all’equilibrio che c’è ora. Credo che l’intelligenza artificiale sollevi questioni nuove e interessanti, ovviamente. Ma una delle cose che mi preoccupa è che non dovremmo andare in una direzione in cui i fatti diventino tutelabili dal diritto d’autore, perché questo distruggerebbe la condivisione della conoscenza scientifica, distruggerebbe Wikipedia, distruggerebbe molte altre cose. L’espressione specifica dei fatti, ovviamente, è sempre stata protetta. Come funzionerà in una nuova era? Beh, dovremo procedere per tentativi, come sempre».
Negli ultimi anni sono nati progetti concorrenti come “Grokipedia”, creata da Elon Musk. Cosa risponde a chi sostiene che Wikipedia abbia un bias di sinistra?
«L’idea che Wikipedia sia stata dirottata dall’estrema sinistra è semplicemente falsa, non ha senso. È possibile che Wikipedia abbia dei pregiudizi derivanti dai pregiudizi dei media? Beh, certo. Il mio approccio è che dovremmo sempre cercare di migliorare. Dovremmo sempre esaminare una specifica accusa di bias e chiederci: “C’è qualcosa che si può fare meglio?”. Perché questo è il modo di fare di Wikipedia. Naturalmente, la definizione di pregiudizio di Elon Musk potrebbe non coincidere con quella della maggior parte delle persone. Lui afferma che Grokipedia sarà meno di parte, ma per ora sembra essere d’accordo con lui su molte delle sue idee più sorprendenti. Quindi è davvero questo il significato di imparzialità? Non sono sempre d’accordo con Wikipedia, ma va bene così. Fa parte del dialogo».
Foto copertina: EPA/Ritchie B. Tongo | Jimmy Wales, fondatore e ceo di Wikipedia

