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I vecchi telefoni della Banca d’Inghilterra diventano gioielli: il processo per estrarre l’oro dai circuiti elettronici

04 Agosto 2026 - 10:09 Bruno Gaetani
banca inghilterra telefoni oro gioielli
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L'impianto della Royal Mint, inaugurato due anni, è in grado di trattare 4mila tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno
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Vecchi telefoni da ufficio, schede elettroniche e dispositivi ormai inutilizzati possono nascondere una piccola miniera d’oro. Dentro quei componenti che spesso finiscono dimenticati nei cassetti o smaltiti come rifiuti elettronici si trovano infatti minuscole quantità di metalli preziosi, che oggi iniziano a essere recuperate e trasformate in nuove risorse. A scegliere questa strada è la Royal Mint, l’azienda pubblica britannica che produce le monete del Regno Unito, dove gli apparecchi elettronici vengono smontati e trattati per estrarre l’oro contenuto nei loro circuiti. Tra i primi clienti di questa particolare attività c’è anche la Banca d’Inghilterra, i cui vecchi telefoni vengono trasformati in una nuova materia prima destinata alla produzione di gioielli.

La “miniera urbana” della Royal Mint

La struttura della Royal Mint, inaugurata due anni fa, è in grado di trattare circa 4mila tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno, recuperando fino a 400 chilogrammi d’oro. Il processo avviene in gran parte attraverso sistemi automatizzati, ma il cuore della tecnologia resta segreto: l’impianto utilizza infatti un metodo brevettato sviluppato dalla società canadese Excir, che permette di estrarre l’oro dai circuiti senza ricorrere ai procedimenti tradizionali più inquinanti.

Ogni telefono fisso contiene quantità minime del metallo prezioso: circa 30 milligrammi, per un valore di pochi euro. Anche gli smartphone moderni ne contengono una piccola quantità, insieme ad altri materiali come rame e tantalio. Sommati su scala industriale, milioni di dispositivi possono trasformarsi in una vera riserva nascosta di oro e metalli preziosi.

Perché l’oro dei circuiti è difficile da recuperare

Ci sono due motivi principali per cui l’oro viene utilizzato nei dispositivi elettronici: è un conduttore eccellente e, soprattutto, non si corrode. Il problema è che la sua stabilità chimica rende complesso separarlo dagli altri materiali. Tradizionalmente, il recupero avviene attraverso processi ad alta temperatura oppure utilizzando miscele di acidi molto aggressive, con il rischio di produrre sostanze tossiche. La tecnologia adottata dalla Royal Mint punta invece a sciogliere l’oro a temperatura ambiente attraverso una soluzione chimica riutilizzabile più volte e con una quantità ridotta di scarti. Prima dell’estrazione, i dispositivi vengono comunque smontati e separati manualmente, con rame, plastica e altri metalli che vengono avviati a specifiche filiere di recupero.

Dai vecchi telefoni ai gioielli di lusso

Una volta recuperato, l’oro recuperato non torna nei circuiti elettronici ma viene utilizzato per creare gioielli della linea “886”, il marchio della Royal Mint che richiama l’anno di fondazione dell’istituzione. Non è l’unico materiale riciclato utilizzato: anche l’argento impiegato nella collezione può arrivare da vecchie apparecchiature, comprese alcune radio.

Per quanto virtuoso, l’esperimento britannico sul recupero dell’oro e dei metalli rappresenta un’eccezione a livello globale. Secondo le Nazioni Unite, nel 2022 soltanto poco più del 22% dei rifiuti elettronici prodotti nel mondo è stato raccolto e riciclato correttamente. Il resto rischia di finire in discariche o in circuiti informali, con la dispersione di sostanze dannose come piombo e mercurio e le relative ricadute sull’ambiente e sul clima.

Foto copertina: EPA/Tolga Akmen

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