Ranucci e il vero obiettivo di Lavitola: «Voleva togliermi da Report. E sta succedendo»

«L’obiettivo di Lavitola era di togliermi da Report. Lo dice lui. Ed è quello che ora sta succedendo». Sigfrido Ranucci reagisce così all’ordinanza che ha mandato in carcere il proprietario del Cefalù Bistrò e reso latitante Clesio Gomes Tavares, ancora in Camerun e impossibilitato a tornare in Italia (dice lui) per gli ordini del suo cardiologo. «Avete letto che io sono sempre e soltanto indicato come parte lesa in questa storia e invece mi hanno dipinto come qualcosa di diverso, lasciando intendere chissà che ruolo avessi avuto in una bomba davanti a casa mia, dove c’erano i miei figli», dice il conduttore di Report in un retroscena di Repubblica.
L’obiettivo di Lavitola
E ancora: «Oltre che dai nemici mi dovevo guardare dagli amici…», è la considerazione. Secondo il gip di Roma Iole Moricca Lavitola ha organizzato l’attentato per accrescere la popolarità dell’amico in vista di una sua candidatura in politica. Alla quale lui voleva dare una mano per diventare il suo braccio destro. Come Gianni Letta per Silvio Berlusconi, è l’esempio che viene fatto. Ma Ranucci va oltre e dice che tanti nemici avrebbero voluto toglierlo dalla conduzione di Report. E anche Lavitola aveva questo obiettivo. Glielo ripete nelle intercettazioni presenti nell’ordinanza, in cui gli dice anche che così non vivrà più a Campo Ascolano ma ai Parioli. E lo solletica anche con la possibilità di lasciare la Rai. Sempre con l’obiettivo di farlo ricco.
Il sondaggio e l’intermediario
Ranucci resta convinto che tutto sia accaduto per delegittimare la trasmissione. Ma in nessun passaggio il Gip fa riferimento a interferenze di Lavitola. Se non quando, in un colloquio con il giornalista Daniele Autieri quando già era stato perquisito, l’imprenditore dice che a fare l’attentato possono essere stati i servizi segreti israeliani con quelli italiani. E poi c’è il sondaggio. Commissionato a Izi per capire quali chances potesse avere in politica il conduttore in caso di una sua discesa in campo. E con un intermediario particolare, secondo l’ordinanza. Ovvero Michelino Davico, ex sottosegretario agli Interni e senatore leghista. Da tempo amico di Lavitola.
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Il messaggio su Whatsapp
È il 6 luglio 2026 quando gli inquirenti con uno spyware intercettano i messaggi su Whatsapp. La conversazione inizia con l’invio del file pd/”4°3BF355F57B247ACC69.PDF” relativo allo “Studio sul potenziale elettorale, immagine e credibilitii politica” e ”proposta tecnico-economica” elaborata proprio da Davico. Poi il messaggio su Whatsapp:
“Buongiorno! JI nostro ricercatore ha fatto la revisione ma mi scrive questo: La domanda nella forma attuale e metodologicamente corretta poichf! la notorietd spontanea va misurata nel dominio naturale di visibilitd e riconoscibilitd de/ soggetto. In ambito demoscopico, una domanda e ”pilotata” in senso tecnico quando suggerisce la risposta, non quando restringe l ‘ambito di rif’erimento: in questo caso ii rispondente non sa qua/ e ii name oggetto dell ‘indagine, ma soltanto [‘area professionale.\nNon e inoltre opportuno estendere il quesito ad altre sf’ere (come magistratura, societd civile o universitd), per ii rischio di dispersione def data: all ‘allargarsi de! bacino di riferimento, la probabilitCl che ii candidato venga citato spontaneamente si riduce drasticamente. L’impostazione suggerita per questa domanda potrebbe portare ii rispondente a saturare le proprie risposte con i top of mind dei diversi ambiti, rendendo ii data di notorietd spontanea relativo al soggetto di interesse statisticamente irrilevante per gli obiettivi de/la ricerca.\nProcedo con ii questionario?”
Chi è Michelino Davico
Davico nel 2013 lascia la Lega dopo aver votato la fiducia al governo di Enrico Letta in dissenso dal suo gruppo e per senso di responsabilità. Poi aderisce a Gal, Grandi Autonomie e Libertà, con l’obiettivo di puntellare l’esecutivo. Nel 2015 aderisce a l’Italia dei Valori e spiega a Repubblica: «Vengo da una forza popolare e di valori, questo era la Lega un tempo, e questo è oggi l’Idv: un partito fondato su legalità, lotta alla corruzione, lavoro». Ad agosto va con i Moderati di Giacomo Portas. Infine aderisce al neonato gruppo parlamentare di centro-destra “Federazione della Libertà (IDeA-Popolo e Libertà, PLI)”, di cui diviene tesoriere. E dal 2021 al 2023 è coordinatore regionale di Noi con l’Italia in Piemonte. Perché poi avesse deciso di testare la popolarità di Ranucci come politico è un mistero. «Uno dei tanti di questa storia», conclude Ranucci.

