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MPS, la risposta a Intesa passa da una doppia mossa: sul tavolo le ipotesi Banco Bpm e Banca Generali

20 Agosto 2026 - 14:29 Alba Romano
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L'amministratore delegato Luigi Lovaglio presenta al CdA una strategia difensiva contro l'Opas di Intesa Sanpaolo. I piani prevedono un'Ops su Banco Bpm e uno scambio con Generali per rilevare Banca Generali, ma entrambe le opzioni presentano complessi nodi azionari e industriali.
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È in corso il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena per valutare il piano elaborato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio per contrastare l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo. La strategia poggia su un doppio binario strategico, ma deve fare i conti con forti resistenze e vincoli autorizzativi.

Le due mosse da fare (secondo Lovaglio)

La prima mossa è l’Ops su Banco Bpm, ovvero un’offerta pubblica di scambio sulla totalità del capitale. Si tratta di una mossa ostile perché si sa già che c’è il no implicito di Crédit Agricole, primo azionista della banca, che finora ha mantenuto un atteggiamento molto freddo verso l’aggregazione.Il secondo dossier punta a scambiare il 13,32% detenuto da MPS in Generali con il 50,17% che il Leone di Trieste possiede in Banca Generali, per poi lanciare un’offerta sul capitale residuo e procedere al delisting. Una mossa complessa da realizzare a causa dei vincoli di passivity rule e degli equilibri di Governance.

Gli ostacoli industriali e il valore del management

Gli esperti sottolineano le incognite sull’operazione Banca Generali, forte di un titolo cresciuto del 450% sotto la guida dell’AD Gian Maria Mossa e forte di un modello di business che unisce private banking, capital market e asset management. Secondo Michele Calcaterra (Sda Bocconi), un’integrazione di sola massa critica rischierebbe di distruggere il valore immateriale e le capacità operative della rete. Come già accaduto durante la sortita di Mediobanca nel 2025, Generali potrebbe non avere alcun interesse a cedere il controllo di una controllata strategica e fortemente redditizia. Non solo: sottolinea Repubblica, la banca senese è sotto scalata, quindi soggetta alla passivity rule. Serve quindi la maggioranza dell’assemblea straordinaria per far passare ogni operazione pari ai due terzi del capitale presente.