Lapo Elkann e quel progetto per una fabbrica della Fiat vicino alla Striscia di Gaza: «Mio nonno ne parlò con Arafat e Peres»
C’è stato un momento in cui Gianni Agnelli aveva immaginato di portare lavoro e industria proprio sulla linea che separa Israele dalla Striscia di Gaza. A raccontarlo è il nipote, Lapo Elkann, in un’intervista concessa a La Stampa all’ex direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, durante una visita in Israele, dove ha preso parte alle cerimonie per i dieci anni dalla morte di Shimon Peres. «Quando ero bambino vedevo le foto di mio nonno, Gianni Agnelli, con Peres e Arafat», ricorda Elkann. «L’intelligenza di mio nonno stava nel voler costruire una fabbrica della Fiat al confine fra Israele e la Striscia di Gaza: si videro e ne parlarono, tutti e tre, a Cernobbio e poi a Roma». L’obiettivo, spiega, era generare occupazione e crescita economica per sostenere la convivenza tra i due popoli.
Perché il progetto fallì e cosa resta di quell’idea
L’iniziativa però non andò in porto. «Allora fallì, schiacciato da violenze e attentati», ammette Elkann, che tuttavia vede in quel tentativo un modello ancora attuale: «Forse c’è un esempio di convergenza a cui rifarsi». Per lui la chiave sta tutta nella capacità di contrapporre il confronto all’odio: «In un mondo segnato dall’odio, far emergere il dialogo significa avere il coraggio di battersi contro ogni estremismo».
Il 7 ottobre «gioia e dolore»
Interpellato su quanto l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 abbia cancellato ciò che rimaneva dello spirito degli Accordi di Oslo, Elkann indica come principale ostacolo alla pace «la morsa degli estremismi opposti». Quella data, per lui, ha anche un significato personale: «Sono nato il 7 ottobre, mi sono sposato il 7 ottobre, e per me dunque il 7 ottobre rappresenta gioia e dolore». La strada, secondo il nipote dell’Avvocato, passa dalla volontà di «diluire la rabbia», ascoltando e cercando con costanza interlocutori dall’altra parte che credano nella coesistenza. «Parlando da ebreo, non mi piacciono gli estremisti sui fronti opposti. Gli estremisti, ebrei o musulmani, non aiutano a trovare soluzioni», sottolinea. E aggiunge: «Fino a quando non prevarrà la decisione di estirpare la rabbia, dentro entrambi i campi, non ci potrà essere riconciliazione».

