Ultime notizie Alessandro Di BattistaNepalReportSigfrido RanucciUcraina
ESTERICorte di giustizia UePoliziaTatuaggiUnione europea

L’avvocata della Corte Ue: il divieto di tatuaggi e la divisa femminile per i poliziotti sono una discriminazione per le donne

03 Settembre 2026 - 10:56 Alba Romano
tatuaggi polizia discriminazione donne
tatuaggi polizia discriminazione donne
La decisione dell'avvocatura in attesa della sentenza sul caso di una cittadina italiana esclusa dal concorso perché aveva un piccolo tatuaggio
Google Preferred Site

La norma che vieta i tatuaggi visibili e pone l’obbligo di indossare un’uniforme specifica in base al genere nella politica di assunzione per l’accesso alle forze di polizia italiane è discriminatoria nei confronti delle donne. Lo afferma l’Avvocata generale della Corte di Giustizia europea, Tamara Ćapeta, nelle conclusioni che precedono la sentenza della Corte stessa sul caso di una cittadina italiana esclusa dal concorso per agente di polizia perché aveva un piccolo tatuaggio. Tale politica, è la tesi, non può essere giustificata dal fatto che essa costituisce un requisito essenziale per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

La cittadina esclusa

L’avvocata Tamara Capeta nelle sue conclusioni ha spiegato che la politica di assunzione per l’accesso alle forze di polizia italiane discrimina le donne e non può essere giustificata come requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Nello specifico, una donna, identificata come HG, si è iscritta al concorso per diventare agente delle forze di polizia italiane, ma è stata esclusa perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro. In Italia è vietato agli agenti di polizia avere tatuaggi visibili quando indossano l’uniforme. Le norme che disciplinano il concorso escludono quindi automaticamente le persone con tatuaggi visibili. Durante l’esame di HG, il tatuaggio è stato rilevato. Poiché l’uniforme di cerimonia include gonna e scarpe décolleté, esso risulterebbe visibile.

Il ricorso

Per questo motivo HG è stata esclusa dal concorso. Dopo aver contestato l’esclusione dinanzi ai tribunali amministrativi italiani, che le hanno dato torto, il ricorso è arrivato alla Corte di giustizia per l’interpretazione del diritto dell’Unione che vieta la discriminazione fondata sul sesso. Secondo l’avvocata generale, l’applicazione combinata di due norme – una che vieta i tatuaggi visibili e l’altra che impone alle donne di indossare la gonna nelle cerimonie ufficiali – penalizza le candidate sulla base del loro sesso. Se HG fosse stata un uomo, non sarebbe stata esclusa dal concorso per il solo fatto di avere un tatuaggio sulla parte inferiore della gamba.

La motivazione

L’avvocata generale ritiene al contempo inopportuno e inutile escludere dalle forze di polizia le donne con tatuaggi per il fatto che non potrebbero partecipare alle cerimonie ufficiali. Tali eventi costituiscono infatti solo una piccola parte delle funzioni di polizia, le agenti indossano gia’ i pantaloni come parte dell’uniforme operativa. E i dirigenti possono comunque autorizzare un’agente a indossare i pantaloni in una determinata cerimonia. L’applicazione combinata delle due norme non e’ del resto necessaria per preservare la tradizione, poiché gli usi cerimoniali non andrebbero persi se alcune donne fossero dispensate dall’obbligo di indossare la gonna nelle cerimonie.