«Vannacci? Il giorno dell’invasione dell’Ucraina mi disse: “Qui tutto a posto”».

«Lo chiamai il 25 febbraio 2022, l’attacco a Kiev era appena partito, lui era di stanza a Mosca e gli chiesi come stavano così le cose. Mi rispose: “No no, qui tutto a posto….”». A raccontare l’aneddoto su Roberto Vannacci è Tiziano Ciocchetti, analista militare e collaboratore fino al 2024 del Fatto Quotidiano. E le sue parole riecheggiano quelle di John Foreman ex attaché militare britannico nel paese di Putin. Il generale, allora di stanza a Mosca, non si è accorto della preparazione dell’attacco da parte dei russi e minimizzò nel giorno in cui l’Europa cambiava per sempre. Ciocchetti è un ex collaboratore di Vannacci. Per lui ha scritto la pagina Wikipedia. Quando quasi nessuno lo conosceva.
Chi è Tiziano Ciocchetti
Ciocchetti racconta che a incaricarlo di mettere la biografia del generale sul sito è stato lui stesso. A trovarlo è stata il sito di fact checking Facta. «È stata tutta un’operazione progettata a tavolino, non c’è dubbio», racconta invece a Repubblica uno degli editor di Wikipedia che si occuparono della voce del generale. Sei mesi prima dell’agosto 2023. Ovvero del periodo di pubblicazione de Il Mondo al contrario. La storia comincia a febbraio quando qualcuno apre l’account di Hockler73. Poi carica una foto di Vannacci del 2013, all’epoca in cui comandava il Col Moschin. Comincia poi a costruire la voce. La comunità di Wikipedia gli chiede se sta lavorando in conflitto d’interessi. Hocker73 dichiara di scrivere quella voce «per incarico del diretto interessato». Ovvero Vannacci.
Vannacci e Wikipedia
«Come altri generali, anche Vannacci voleva una sua pagina di biografia, lo andai a conoscere, il nostro tramite era Fabio Filomeni», spiega Ciocchetti. «C’era il libro in lavorazione, il successo che poi ha avuto non era preventivato», aggiunge. Ricordando che poi sarà a Lamezia Terme, alla fine dell’agosto 2023, quando viene lanciato il movimento “Il mondo al contrario”. Con l’elezione del generale al Parlamento europeo diventa suo assistente a Bruxelles. Nel gennaio scorso lascia: «Non siamo mai andati d’accordo, era pesante stargli accanto: non ascolta nessuno, si circonda solo di yes man e sa benissimo di fare solo slogan e propaganda. Non è stato quello che mi aspettavo».
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Vannacci e la Russia
Ciocchetti aveva conosciuto Vannacci tramite Fabio Filomeni, anche lui vicino a Vannacci e poi in lite. «Su Vannacci e la Russia posso dire solo questo: lo chiamai il 25 febbraio 2022, l’attacco a Kiev era appena partito, lui era di stanza a Mosca e gli chiesi come stavano così le cose. Mi rispose: “no no, qui tutto a posto….”. Da ex incursore, sa davvero poco di strategia, mentre in politica mutua un po’ le tecniche di guerra psicologica definite PsyOps», spiega. Ovvero quelle fatte di disinformazione e manipolazione.
Il precedente
L’aneddoto non può non ricordare quello di Foreman, che nei giorni scorsi aveva parlato proprio con Repubblica: «Verso ottobre 2021, la situazione cominciò a delinearsi. E le nostre strade si divisero. Lui ripeteva che la Russia non avrebbe mai invaso, nonostante le prove dell’intelligence si accumulassero, mese dopo mese. Poi siamo andati al Balzi Rossi, il miglior ristorante italiano di Mosca, con lui, i francesi e altri europei. Cibo delizioso, ed era Vannacci a offrire, a spese dei contribuenti italiani (ride, ndr)», prosegue l’ex capitano della Royal Navy di stanza pure in Italia, diplomatico in Usa, Nato e Ue, prima di essere decorato nel 2023 con l’Order of the British Empire. Foreman prosegue il racconto: «Era la fine di gennaio 2022. Stavamo bevendo un aperitivo prima di cena, discutendo dell’ammassamento di truppe russe al confine, e lui mi disse: “John, dai, Mosca non invaderà l’Ucraina”».
La replica
La risposta di Foreman è stata: «Gli dissi: “Purtroppo, Roberto, scoprirai troppo tardi che non è così“. Ma lui non voleva davvero ascoltare. Almeno i francesi sono poi venuti a dirmi: “Avevi ragione”. Vannacci mai. Viveva quasi in un mondo parallelo, come quello del suo ristorante italiano, fino all’ultimo momento prima dell’invasione. Secondo me per una scarsa comprensione della situazione e per la sua ammirazione della “Russia forte”. Eppure, all’interno dell’ambasciata italiana stavano discutendo di ciò che stava accadendo, e me lo hanno confermato alte fonti. Ma Vannacci sostenne con forza, davanti all’ambasciatore, che l’invasione non sarebbe avvenuta. Ciò ebbe conseguenze gravi: l’Italia per esempio dovette evacuare il personale in fretta e furia da Kiev sotto attacco, perché non lo aveva fatto per tempo».

