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Lega, la pax salviniana è già a rischio: Fontana tira dritto sull’associazione del Nord e si prepara a tornare sul palco con Romeo. I dubbi sui governatori

10 Settembre 2026 - 16:46 Luca Graziani
attilio fontana
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Il vertice con Salvini non sbarra la strada all’associazione: «Il progetto resta in piedi», dice il presidente lombardo, che il 16 settembre presenterà il libro “Fare la Lega” del capogruppo al Senato Romeo. Ma il fronte è già diviso
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La tregua c’è, ma il problema del Nord resta. E soprattutto resta da capire quanto sia davvero compatto il fronte che nelle ultime settimane ha messo Matteo Salvini sotto pressione. Ventiquattr’ore dopo il vertice romano tra il segretario e i governatori settentrionali, Attilio Fontana mette subito un punto fermo: l’idea di creare un’associazione per dare voce alle istanze del Nord «resta in piedi».

Non solo. Della questione si è parlato anche nell’incontro con Salvini e ora, assicura il presidente della Lombardia, «ci stiamo lavorando per presentare il progetto definitivo». Il faccia a faccia di Roma è stato «sicuramente un passo avanti importante», anche se non ha archiviato una delle richieste attorno alle quali si è coagulato il malessere nordista.

L’associazione resta. E Fontana torna sul palco con Romeo

Il calendario, del resto, offre già una prima prova. Mercoledì 16 settembre, appena quattro giorni prima del tradizionale raduno di Pontida, Fontana tornerà sul palco insieme a Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e segretario della Lega Lombarda, per la presentazione a Lazzate di “Fare la Lega”, il libro con cui Romeo prova a mettere nero su bianco la sua idea di partito.

Un appuntamento alla vigilia della festa leghista da cui potrebbero arrivare nuove bordate nei confronti del segretario. Nella presentazione del volume si parla di un ritorno alle radici fondato su «libertà, autonomia, federalismo, comunità e buona amministrazione» e di una Lega capace di contrastare «personalismi, centralismo e politica degli annunci». Temi che ricalcano buona parte delle critiche emerse negli ultimi mesi dall’area settentrionale del Carroccio.

Fontana e Romeo, del resto, sono stati finora i due volti più esposti della richiesta di un cambio di passo. Una nuova uscita pubblica dopo il vertice in cui Salvini ha aperto a una maggiore condivisione con governatori e territori, sbarrando però la strada a formule di gestione collegiale che possano mettere mano alla sua leadership.

I dubbi sui governatori

Ancora è da capire però, quanto dietro ai due ci sia davvero un fronte unitario e organizzato, con la volontà di mettere alle strette il segretario. «C’è stato lo slancio di Max e Fontana, ma gli altri governatori sono rimasti silenti. Non ho sentito Zaia, Fedriga, Fugatti o altri del Nord dire niente pubblicamente», sottolinea un big del Nord parlando con Open, «quindi bisogna vedere quanto ci sia davvero questo fronte comune».

Ed è proprio questa una delle incognite rimaste aperte dopo l’incontro e le parole del segretario, che ieri, chiudendo l’evento leghista a Roma, è tornato sulla vicenda gettando acqua sul fuoco: «Ci siamo dati appuntamento tutti insieme, alla faccia di qualche uccello del malaugurio, sul palco di Pontida».

La questione Nord c’è, ma Pontida «è sacra»

La questione del Nord in ogni caso resta. Anzi. «Il fatto di non svoltare a destra, di fare una certa politica territoriale, sono cose di cui abbiamo discusso più volte internamente. E’ un tema che c’è e nessuno può negarlo», spiega ancora l’esponente leghista. Il dissenso sulla linea politica, insomma, organizzato o meno, esiste e non nasce certo nelle ultime settimane.

Un nodo che inevitabilmente accompagnerà la Lega verso l’evento bergamasco. È la prossima scadenza, il 20 settembre. Ma nonostante le tensioni, difficilmente il pratone verrà trasformato nel luogo della resa dei conti. «Pontida è sacra, quindi penso che nessuno voglia usarla per questioni interne», spiega.

Salvini e la leadership blindata

Dentro questo malessere c’è però anche chi, pur condividendo le istanze di Romeo e Fontana, non ha apprezzato il modo in cui lo scontro è stato portato avanti nell’ultimo mese. È la premessa affidata a Open, previo anonimato, prima di una critica netta al metodo: «Il tema è che in un partito come il nostro di queste cose si discute dentro, non si dà da scrivere per tutto un mese ai giornali, cosa che sicuramente non ci fa prendere voti».

Il vertice di Roma nasceva proprio dall’obiettivo di trovare un’intesa su come affrontare la difficile fase che sta attraversando il Carroccio. «L’intento era quello di incontrare i governatori per trovare una gestione condivisa del partito», ma, almeno per ora, il risultato è stato un compromesso: maggiore coinvolgimento di presidenti e amministratori nelle scelte e nella costruzione del programma, senza mettere formalmente in discussione il vertice. «Coinvolgerò tutte le persone che hanno idee e valori da portare avanti, a partire dai governatori che sono le nostre punte di diamante», ha assicurato ieri Salvini, chiudendo però la porta a formule che ridisegnino il vertice del partito: escluse «formule che riportano al pentapartito».

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