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Vannacci e lo sfratto all’ex fedelissimo Sforzini. Che dice a Open: «Io tesserato numero 18. Molti altri non sono più contenti»

08 Settembre 2026 - 17:53 Roberta Brodini
vannacci espelle Sforzini
vannacci espelle Sforzini
Espulso in mattinata con un lancio di agenzia: «Nessuna interlocuzione interna», racconta a Open l'ormai ex vannacciano, Luca Sforzini. E su Vannacci: «Non è fascista, ma influenzato dai suoi»
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È di oggi, 8 settembre, la notizia della prima espulsione di un membro di Futuro Nazionale da parte della Direzione Disciplinare Nazionale. Ad essere stato allontanato «a seguito delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito» è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank storico di Futuro Nazionale). Una notizia che arriva dopo una serie di sue dichiarazioni e posizioni divergenti rispetto a quelle del resto dei vannacciani. Prima di lui, nei giorni scorsi – questa volta in modo involontario –, Roberto Vannacci aveva fatto fuori anche Luca Bellotti, mentre sembra imminente l’annuncio di un secondo “estromesso”. «Non ero di certo l’unico all’interno del partito a non gradire il clima da Ventennio che si è creato», ha del resto raccontato Sforzini a Open.

L’annuncio dell’espulsione in un lancio di agenzia: «Nessuna interlocuzione interna»

«Ho ricevuto chiamate da amici giornalisti, che mi hanno detto che la notizia era uscita via agenzia. Non c’è stato nessun confronto, né chiarimento, né interlocuzione interna tra i fondatori che avevano aderito al movimento sin dai primi giorni della sua creazione». Una decisione quindi, quella dei vertici di FnV, per molti versi inattesa, anche se la stampa da giorni soffiava sulla polemica che avrebbe visto uno scontro all’interno di una chat whatsapp tra Sforzini e Roberto Jonghi Lavarini, esponente della destra radicale milanese, soprannominato il “barone nero”. «Ma lui non mi risulta sia neanche iscritto al partito», liquida l’ex vannacciano e «parliamo di uno che da fuori crea una chat in cui inserisce chiunque, fa polemiche, fa agitazione neonazista e antisemita». «Una chat del tutto irrilevante», prosegue, «ma comunque resta il dato politico».

L’annuncio di una seconda espulsione imminente

Il caso di Sforzini potrebbe non essere l’ulitmo. A darne notizia è Francesco Saita, dal sito di Adnkronos: «Questione di ore e l’imprenditore fondatore di “Patto per l’Italia” che ha stretto un’alleanza politica con l’ex capo della Folgore sarà cacciato», racconta riferendosi a Stefano Ruvolo. La lettera sarebbe già pronta, ma l’ex generale potrebbe farsi un ultimo scrupolo prima di decidere, dal momento che l’imprenditore siciliano è il titolare dei locali, in via Lucina 17, dove Futuro nazionale ha stabilito la sede ufficiale della sua sezione nazionale.

Le ragioni dell’espulsione: «Le accuse alle cornacchie nere». «Vannacci? Influenzato»

Non sarebbe stato, secondo Sforzini, lo scontro via whatsapp con Lavarini a motivare i vertici di FnV alla decisione di espellerlo, nonostante quest’ultimo abbia confessato a Il Foglio la sua soddisfazione: «La sua espulsione – quella di Sforzini, ndr – era inevitabile, e anche la mia sollecitazione ha influenzato la scelta legittima e giusta dai vertici nazionali».

Secondo l’ex vannacciano, potrebbero semmai essere state «una serie di riflessioni culturali, contenute in un’esalogia, pubblicata sul sito del Centro Studi di Rinascimento Nazionale» a indispettire i vertici del partito. Interventi nei quali denunciava la cattiva influenza delle «cornacchie nere» in FnV, che avrebbero portato fuori strada l’ex generale, perché, ribadisce, «lui non è fascista, ma la sua classe dirigente lo è».

Le accuse di Sforzini

Membro storico del movimento fondato dall’ex generale, orgoglioso detentore della tessera numero 18, ora Sforzini proseguirà per la sua strada. Certo, se l’espulsione non fosse arrivata, avrebbe continuato, come del resto racconta di voler ancora fare, «a elaborare culturalmente, parallelamente, la costruzione di una destra moderna del XXI secolo che guardi al futuro e non al passato». Al centro delle sue critiche e, forse, dell’espulsione, c’erano «le scelte programmatiche scodellate dal partito in fase di definizione, in particolare nella seconda parte del programma, quella che ha introdotto la parte etica del programma», oltre a «elementi di incostituzionalità che vanno ricondotti a ragionevolezza e dettato costituzionale».

Una seconda parte che segue ad una prima «deludente per certi aspetti, ma non così problematica». Entrambe, continua, calate dall’alto senza consultare gli esponenti di partito. La seconda, precisa però, «non era prevista da nessuna premessa», ed è poi stata sventolata come «componente essenziale della base programmatica di Futuro Nazionale».

Non più quindi priorità sui «giusti e sentiti temi della difesa, della sicurezza, dell’ordine pubblico e del controllo all’immigrazione», ma una sezione che «infila il naso nel letto dei cittadini» con uno «stato etico di ordine morale, molto ottocentesco, da sillabo di Papa Pio IX». Dai contenuti definiti «omosessualisti vietati in tv dalle 7 del mattino alle 23» a una «serie di prescrizioni in cui si vanno a cancellare 50 anni di conquiste del gentil sesso»: «È un qualcosa che fa sgranare gli occhi a qualunque persona dotata di buonsenso».

«Il clima da Ventennio nel partito ormai non piace a molti»

I primi dubbi sulla coesione interna al partito erano sorti dopo l’addio del vannacciano Luca Bellotti, già consigliere e assessore regionale in Veneto, tre volte eletto alla Camera, che aveva restituito la tessera di Futuro Nazionale nei giorni scorsi, prendendo le distanze da Roberto Vannacci. Forte il disappunto per gli obiettivi mancata da una destra che si presentava come «rigorosa sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, della legalità e del merito», rivelatasi poi però incapace di «rispetto verso le persone di qualunque credo o colore».

«Purtroppo avevo visto male», aveva continuato con rammarico Bellotti, deluso soprattutto dalla linea portata avanti in Veneto da Futuro Nazionale contro i diritti della comunità islamica.

Pronta la reazione di Sforzini, che lo aveva subito invitato a non prendere decisioni affrettate, per quanto fosse il primo ad avere molte critiche per le posizioni espresse in Veneto dal movimento: «L’avevo invitato a temporeggiare un attimo, a ripensarci e a portare la battaglia dentro il partito anziché fuori», perché «non è abbandonando il campo che si ottiene soddisfazione». Niente di fatto per entrambi, a conti fatti, ma resta l’idea di continuare a interloquire, voltando pagina: «Ci siamo ripromessi di vederci. È qualcosa che faremo indubbiamente».

Il dissenso dentro Futuro Nazionale

Dopo i due recenti fuoriusciti – forse a breve seguiti da un terzo – non è forse del tutto prematuro domandarsi quale sia il clima che circola tra i ranghi di FnV: «Il malcontento c’è, eccome», confessa Sforzini «poi c’è chi per carattere è più propenso a esporsi, e c’è chi è più timoroso, per carattere o per convenienza. Ma, certamente, queste sono sensibilità molto diffuse». E poi precisa: «Non si deve immaginare che chi si avvicina al Futuro Nazionale sia un nostalgico di Papa Pio IX, o un nostalgico di Adolf Hitler, perché non è così». E lo dimostrerebbero anche i tanti messaggi ricevuti in giornata, molti provenienti da membri ancora iscritti al partito: «Solo messaggi di apprezzamento e d’incoraggiamento di gente che ha detto ciò che pensiamo tutti noi».

E sulle accuse mosse dal Ft che dipingono l’ex generale come il “cavallo di Troia” russo che metterà alla prova la presidente del Consiglio alle prossime elezioni, prontamente respinte al mittente dallo stesso generale, glissa: «Non ho elementi francamente, quindi non posso esprimermi». Ma sulle posizioni assunte da FnV sul conflitto in Ucraina, si sbottona: «Sono un’atlantista, la risposta ne consegue direttamente». Non l’unico, forse, tra le file dei vannacciani, ma e difficile dirlo con certezza: «La questione è che nel partito sono questioni che non si discutono, perché nel partito non si discute, vige il “credere, obbedire e combattere”. Questo è un po’ il problema».

E chiude denunciando: «L’assemblea costituente a Roma è stata una passerella pre-organizzata con interventi pre-approvati dal tavolo di segreteria. Quindi, siccome nel partito non si discute di nulla e non si ragiona di nulla, anche capire quali siano gli orientamenti è sostanzialmente impossibile».

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