Ultime notizie Alessandro Di BattistaBenjamin NetanyahuFemminicidiSigfrido Ranucci
POLITICACentrodestraCentrosinistraForza ItaliaLegge elettoraleSenato

Legge elettorale, stop di Forza Italia: «Premio al 42%, così era e così resta». Ma spunta un nuovo emendamento sulle preferenze

09 Settembre 2026 - 16:39 Federico D’Ambrosio
aula senato
aula senato
L'aula del Senato inizia a discutere lo Stabilicum mentre gli sherpa della maggioranza sono al lavoro. L'emendamento sulle preferenze che può far saltare gli equilibri
Google Preferred Site

La riunione degli sherpa di centrodestra avvenuta questa mattina, 9 settembre, in via della Scrofa sembra aver decretato la decisione definitiva sulla legge elettorale in discussione, lo Stabilicum o Melonellum che dir si voglia. Se Fratelli d’Italia fino a ieri sembrava convinto di aver fatto passare l’idea di abbassare la soglia per ottenere il premio di maggioranza al 41%, Forza Italia è riuscita ad imporre lo stop e a tenere l’asticella sul 42%.

Proprio lo sherpa azzurro Roberto Rosso, di Forza Italia, ha preso la parola uscendo da via della Scrofa alla fine della riunione svolta mentre l’aula del Senato apriva la discussione generale sul testo: «42% era e 42% resta», ha dichiarato a chi gli chiedeva se la modifica avanzata dalla senatrice Paola Ambrogio sarebbe stata votata a Palazzo Madama.

Dubbi sul “taglia cespugli”

La riunione avrebbe invece lasciato aperto il tema della norma “taglia cespugli” che – attualmente – elimina dal calcolo complessivo dei voti raccolti da una coalizione gli alleati che sono arrivati sotto il 3%, fatta eccezione per il “miglior perdente”: Forza Italia non vorrebbe eliminare del tutto il principio, nonostante i rilievi di costituzionalità arrivati anche dal Colle, Fratelli d’Italia vuole invece che si scenda all’1%, per permettere ad altre liste minori di farsi avanti.

La mediazione sul punto potrebbe arrivare nei prossimi giorni, di certo entro lunedì 14, quando si inizieranno a votare gli articoli della legge, con l’obiettivo di concludere la votazione il giorno dopo e arrivare nell’aula della Camera il 28 settembre (così come ha fissato il calendario Montecitorio). Come anticipato nei giorni scorsi da Open, il ballottaggio è stato cestinato da tempo mentre resta la decisione di inserire le preferenze con capilista bloccati, intervento saltato alla Camera con un intervento che ha fatto infuriare la leader di FdI e presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Il giallo delle preferenze

Proprio sulle preferenze, si potrebbe aprire una nuova faglia per il centrodestra, però. Se il termine per gli emendamenti in Aula era stato fissato alla scorsa settimana, nelle scorse ore il presidente Ignazio La Russa ha consentito di avanzare dei subemendamenti al testo principale della maggioranza, ovvero all’emendamento a prima firma Marco Lisei (FdI). E il centrosinistra ne ha approfittato per avanzare varie ipotesi.

Una in particolare, però, potrebbe essere problematica proprio per i Meloniani. Il subemendamento presentato dal Pd, cofirmato dal resto del centrosinistra, ripresenta le preferenze senza capilista bloccati: «Ogni elettore dispone di un voto di lista e fino ad un massimo di due voti di preferenza per candidati di sesso diverso compresi nella lista medesima, da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna
lista», si legge. In teoria, Fratelli d’Italia è sempre stata favorevole alle preferenze per l’intera lista, tanto che alla Camera votò l’emendamento sulle preferenze avanzato dal partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale.

Per coerenza, FdI dovrebbe votare lo stesso testo anche al Senato, ma se lo facesse il rischio sarebbe di far vacillare l’intero accordo. Alla Camera anche questo voto accese la tensione, bisognerà vedere come andrà al Senato.

leggi anche