Legge elettorale, si riapre la trattativa nella maggioranza su ballottaggio, premio di governabilità e norma anti-cespugli

Continua la discussione in Commissione Affari costituzionali al Senato sugli emendamenti da includere in legge elettorale, tra bocciature e accantonamenti. A farne le spese, nella giornata di oggi, 7 settembre, soprattutto l’emendamento avanzato da FdI sulla soglia per il premio di maggioranza e quello avanzato dal campo largo, che prevedeva un meccanismo a collegi uninominali per tutto il territorio italiano. La riforma dovrebbe arrivare in Aula per mercoledì, approdando quasi certamente senza mandato al relatore, e dove andranno rivotate anche le modifiche approvate come quella sulle preferenze, se – come sembra facile prevedere – non venisse concluso in tempo l’esame dei quasi 700 emendamenti.
L’emendamento unitario del campo largo bocciato in mattinata
In mattinata era toccato all’emendamento unitario del campo largo sottoscritto da Pd, M5s, Avs e Iv: bocciata, col parere contrario del governo, la proposta di un meccanismo con 314 collegi uninominali per tutto il territorio italiano. Una scelta poco apprezzata tra le file di Italia Viva, da dove il senatore Enrico Borghi ha parlato di una legge elettorale che è «una forzatura, che denota una crisi della nostra democrazia», una «’capocrazia’» e un «premierato nascosto».
Dura anche la critica della senatrice M5S Alessandra Maiorino: «La maggioranza agisce ostinatamente per negare agli italiani questo potere di scelta», mentre denuncia le divisioni all’interno del centrodestra. «Non sono d’accordo su nulla e per ogni emendamento devono litigare e provare a trovare accordi al ribasso», punge la pentastellata.
Ancora divisioni in maggioranza: gli emendamenti accantonati
Dopo la bocciatura di quello del campo largo, è stata poi la volta nel pomeriggio dell’accantonamento di due emendamenti di FdI. Il primo a firma di Paola Ambrogio, proponeva l’abbassamento dal 42 al 41% della soglia oltre la quale si conquista il premio di maggioranza. Il secondo, a firma del meloniano Sigismondi, che interviene sull’eleggibilità dei sindaci.
Due scelte, queste ultime, che confermano una maggioranza ancora divisa su diversi fronti. Per questo, dalla coalizione fanno sapere che verrà convocato in fretta un nuovo incontro degli sherpa di centrodestra. Dovrebbe tenersi mercoledì in tarda mattinata, giusto in tempo per la discussione in aula: «Ad ora l’intesa è sugli emendamenti firmati da tutti, quello su cui non c’è la nostra firma andrà discusso».
I nodi ancora da scogliere
A dividere, oltre alle previsioni sulla soglia per il premio di governabilità, anche la norma sui piccoli partiti, nota anche come norma “anti-cespugli”, che mira a evitare che la coalizione vincente sia formata da troppi piccoli partiti. Il nodo riguarda la soglia per il computo dei voti delle liste della coalizione: il testo approvato dalla Camera la fissava al 3%, con l’eccezione del miglior perdente. Al Senato FdI ha proposto di abbassarla al 2% e all’1%, ma sulla modifica che porterebbe la soglia all’1% Forza Italia frena: «C’è ancora da discutere».
Infine, resta la questione del ballottaggio. Atteso per l’esame solo in Aula l’emendamento proposto dal senatore di FdI, Marcello Pera, che prevede il ballottaggio tra le prime due coalizioni qualora nessuna raggiunga il 48% al primo turno, purché entrambe abbiano superato il 38%. A mal digerirla, sarebbe soprattutto la Lega, anche se anche Forza Italia ha cominciato ad esprimere i primi dubbi.
La protesta di De Cristofaro: «Il centrodestra aspetta le rilevazioni più recenti dei sondaggi?»
«Perché è accantonato, la maggioranza ci può dire qualcosa? Stanno aspettando le rilevazioni più recenti dei sondaggi? È una cosa davvero imbarazzante», ha denunciato il capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristofaro, dopo l’accantonamento dell’emendamento sul premio di maggioranza. «Dovreste spiegare le ragioni più profonde per le quali state decidendo tra la soglia al 41-42-43…», ha poi proseguito, pungendo sul vivo la maggioranza.

