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Lo sciopero che inguaia l’arrivo degli iPhone in Italia, la rivolta dei dipendenti Apple nel giorno dei nuovi modelli: cosa chiedono

11 Settembre 2026 - 14:59 Costanza Saporito
Apple Store
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Il personale attuale è considerato insufficiente dalle organizzazioni sindacali che rappresentano i dipendenti Apple in Italia. Troppa la pressione su chi deve accogliere e assistere i clienti degli Apple store, soprattutto ora che arrivano i nuovi modelli di iPhone. La protesta nel giorno in cui sbarcano in Italia i nuovi modelli
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Chiedono condizioni di lavoro più sostenibili, con meno pressione e più assunzioni gli oltre 1.600 lavoratori di Apple Retail Italia che hanno deciso di scioperare il prossimo 18 settembre. Non proprio un venerdì qualunque, ma a suo modo un black friday per Apple in Italia, visto che quello è il giorno previsto per l’uscita dei nuovi iPhone, compresa l’attesissima versione pieghevole. La partecipazione alla protesta potrebbe essere particolarmente partecipata, visto che a indire lo sciopero sono stati i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs al termine di alcune assemblee svolte in contemporanea negli store Apple di tutta Italia.

Che cosa chiedono i dipendenti di Apple in Italia

Carichi di lavoro crescenti, personale insufficiente e una pressione sempre maggiore sulla produttività. Sono questi i temi al centro delle rivendicazioni dei lavoratori. «L’innovazione deve migliorare anche le condizioni di chi lavora. Dietro ogni prodotto venduto e ogni intervento di assistenza ci sono competenze, professionalità e un impegno quotidiano che Apple deve riconoscere con scelte concrete» ha dichiarato Francesco Muci, operatore della Fisascat Cisl nazionale. Secondo la Filcams Cgil: «Le lavoratrici e i lavoratori degli store stanno sostenendo da tempo un livello di pressione che non può essere ulteriormente aggravato. Abbiamo avanzato proposte precise per affrontare le difficoltà organizzative, ma finora non sono arrivate risposte adeguate». Per il sindacato, inoltre, «l’arrivo dei nuovi iPhone porterà un’intensificazione delle attività: l’azienda deve farsene carico con organici adeguati, senza riversare ulteriori pressioni sul personale».

Le proposte dei lavoratori e la risposta dell’azienda

Lo sciopero del 18 settembre è l’ultimo atto di uno stato di agitazione che è iniziato a giugno e si è fino ad ora scontrato con un’assenza di risposte sostanziali da parte dell’azienda. Nei mesi scorsi, infatti, le organizzazioni sindacali hanno avanzato diverse proposte, tra le quali un piano condiviso di assunzioni, la stabilizzazione di una quota dei tempi determinati e l’incremento volontario degli orari dei part-time. Dall’azienda, però, non sembra arrivare alcun segnale di apertura. Durante gli incontri degli scorsi mesi e in particolare nell’ultimo del 29 luglio, spiegano i sindacalisti, la multinazionale non ha mostrato disponibilità su queste proposte, limitandosi ad annunciare un aumento dei contratti a tempo determinato e un anticipo delle relative assunzioni, interventi giudicati insufficienti dai lavoratori che per questo hanno indetto lo sciopero.