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Italiani in casa con i genitori fino a 30 anni: colpa del lavoro e del prezzo delle case. Peggio di noi solo Croazia, Grecia e Slovacchia

22 Settembre 2026 - 19:16 Olga Colombano
Giovane con scatoloni da trasloco
Giovane con scatoloni da trasloco
I nuovi dati Eurostat mostrano una forte differenza nell’età di uscita dalla casa dei genitori tra Nord e Sud Europa, legata anche alle condizioni del mercato del lavoro, al costo delle abitazioni e degli affitti e al sostegno economico della famiglia
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Anche se l’età media in cui i giovani lasciano la casa dei genitori nell’Unione Europea è stabile da alcuni anni e si aggira intorno ai 26 anni, i dati Eurostat mostrano differenze molto grandi tra i diversi Paesi europei. Tra Nord e Sud del continente, in particolare, il divario arriva a toccare i dieci anni. In Italia l’età media in cui si lascia la casa di famiglia è di circa 30,2 anni, tra le più alte dell’Unione Europea. Un dato che riporta al centro il tradizionale stereotipo degli italiani «mammoni», ma che può essere letto anche alla luce di fattori economici e sociali come l’aumento dei prezzi delle abitazioni e degli affitti, insieme alle difficoltà di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, può rendere più complicato conquistare l’indipendenza abitativa.

I giovani del Sud Europa lasciano casa più tardi

Non sono solo i giovani italiani a rimanere più a lungo nella casa dei genitori. Anche in Paesi come Spagna, Croazia, Grecia e Slovacchia l’età media di uscita dalla famiglia è superiore alla media europea. Il confronto con il Nord Europa evidenzia un divario particolarmente ampio che può arrivare fino a 10 anni di differenza con l’Europa meridionale, dove si solito non si lascia la casa di famiglia fino ai 30 anni. In Finlandia i giovani lasciano la casa dei genitori in media a circa 21 anni, in Danimarca a 22, mentre in Estonia e Svezia a circa 23 anni. Anche in Francia il dato è nettamente più basso rispetto all’Italia, con un’uscita dalla casa familiare intorno ai 23,8 anni, mentre in Germania si arriva a circa 24,1 anni.

Il mercato del lavoro pesa sull’indipendenza dei giovani

Il ritardo nell’uscita dalla casa dei genitori si inserisce in un contesto caratterizzato anche da una più bassa occupazione giovanile. Nei Paesi in cui i giovani tendono a lasciare la famiglia più tardi, tra cui Grecia, Croazia, Spagna e Italia, il tasso di occupazione giovanile è infatti inferiore alla media europea. In Italia, tra i giovani tra i 20 e i 29 anni, il tasso di occupazione si ferma al 47,6%, contro una media europea del 65,5%. Una differenza di quasi 18 punti percentuali che evidenzia quanto l’accesso al lavoro possa incidere sulla possibilità di raggiungere una piena autonomia economica. Il confronto con alcuni Paesi del Nord Europa è significativo. In Paesi come Olanda, Malta o Germania il tasso di occupazione giovanile può arrivare fino al 84%.

Il ruolo della famiglia e la scelta della proprietà

In un contesto in cui l’ingresso nel mondo del lavoro può essere più difficile e l’accesso alla casa sempre più costoso, il sostegno della famiglia assume un ruolo importante nel percorso verso l’indipendenza dei giovani. Nei Paesi in cui si tende a lasciare la casa dei genitori più tardi emerge inoltre una maggiore propensione alla proprietà dell’abitazione rispetto all’affitto. In Spagna, Croazia, Grecia e Italia la maggior parte della popolazione vive infatti in una casa di proprietà. L’acquisto dell’abitazione, tuttavia, è spesso accompagnato da un sostegno economico da parte della famiglia. Secondo i dati disponibili, il 75% degli intervistati in Grecia, il 72% in Italia e in Croazia e il 78% in Bulgaria dichiara di aver ricevuto una qualche forma di aiuto familiare. In più il sostegno dei genitori sembra assumere un peso crescente tra le generazioni più giovani. È infatti Generazione Z, composta indicativamente dai giovani tra i 18 e i 27 anni, aver ricevuto di più l’aiuto della famiglia, con una quota del 74%. Seguono poi i Millennials, al 68%, e la Generazione X, al 59%.

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