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Il documento che accusa Ilaria Salis: «Ha agito come il peggiore dei padroni»

24 Settembre 2026 - 05:00 Alessandro D’Amato
ilaria salis documento collaboratori licenziamento
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Uno scritto firmato da «ex lavoratori/e» dell'europarlamentare racconta come funzionava la macchina organizzativa. E spiega le dimissioni con un «clima tossico» fatto di «ordini senza senso e mobbing quotidiano»
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Un documento firmato dai suoi «ex lavoratori/e» inguaia Ilaria Salis. Fa parte dello scontro tra l’europarlamentare e i suoi ex dipendenti Valentina Dadda e François Gelmetti. Che hanno avuto in primo grado il riconoscimento di un risarcimento da 300 mila euro per un licenziamento senza preavviso né giusta causa. Il mese prossimo a Milano partirà il processo d’appello. Salis ha sostenuto di non aver mai ricevuto notifiche sul procedimento e per questo non si è mai potuta difendere. Il documento, che viene da Le Iene (Salis si è rifiutata di rispondere alle domande sulla questione) è anticipato oggi dal Giornale.

Il documento che accusa Ilaria Salis

Il documento è firmato «ex lavoratori/e di Ilaria Salis». Sull’autenticità i due licenziati non hanno confermato né smentito. Ma di certo chi ha scritto il testo conosceva come funzionava la macchina organizzativa dell’europarlamentare. «Malgrado i suoi post sui diritti dei lavoratori Ilaria Salis ha agito nei nostri confronti come il peggiore dei padroni», si legge. E parte il racconto: dopo il licenziamento di Dadda e Gelmetti «altri tre collaboratori hanno rassegnato le dimissioni a causa di un clima tossico» fatto di «ordini senza senso e mobbing quotidiano».

Il collaboratore

Nel documento si parla di un “collaboratore” di Salis senza mai nominarlo, un assistente diventato capo dell’ufficio dell’europarlamentare. Probabilmente è Ivano Bonnin, già protagonista con Salis dell’identificazione della polizia italiana in una camera d’albergo. Secondo il documento gli accordi prevedevano che tutti riversassero una parte degli stipendi per sostenere gli antagonisti detenuti. «Gli assistenti locali avrebbero percepito 2500 euro, quelli a Bruxelles 3000 e Ilaria 4000, avendo espresso la necessità di comprare una casa e una macchina».

Salario in nero

L’accordo prevedeva anche «contratti sfavorevoli come cococo o partita Iva e una parte del salario in nero». Poi il racconto entra nel momento decisivo: «A novembre ci è stato per la prima volta esplicitato da Ilaria che da quel momento le decisioni sarebbero state prese solo da lei, che tutte le risorse economiche riguardano unicamente lei e che avrebbe scelto individualmente se e quando contribuire alla cassa». A quel punto, è la ricostruzione del documento, gli assistenti scrivono una lettera a Salis per protestare. E lei licenzia i due che ritiene ispiratori delle critiche. Il Giornale fa sapere che nemmeno il portavoce di Salis ha voluto commentare il documento.

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