I due soldati dell’IdF uccisi da un drone israeliano a Gaza

L’esercito israeliano ha annunciato la morte di due suoi soldati a Gaza. Un funzionario militare ha precisato che sono rimasti uccisi nell’esplosione accidentale di un drone israeliano. Durante un’operazione nel nord della Striscia di Gaza, giovedì pomeriggio, un drone militare israeliano è precipitato senza esplodere nei pressi di un avamposto dell’esercito, ha riferito il funzionario militare sotto condizione di anonimato.
L’esplosione
I due soldati «si sono avvicinati al velivolo, che è esploso poco dopo». L’ospedaleha potuto solo constatarne il decesso. L’esercito ha identificato i due soldati come Nadav Kali, 24 anni, e Ofek Moalem, 23 anni. Queste vittime portano a 970 il numero di soldati israeliani uccisi a Gaza dall’inizio della guerra, scatenata in risposta agli attacchi di Hamas sul territorio israeliano del 7 ottobre 2023, che causarono oltre 1.200 morti. Tra questi, sette sono rimasti uccisi dall’inizio di una tregua l’anno scorso. La guerra condotta da Israele a Gaza ha provocato quasi 74 mila morti, secondo il ministero della Salute del territorio controllato dal movimento islamista palestinese, i cui dati sono ritenuti attendibili dalle Nazioni Unite.
Il cardinale Pizzaballa
Intanto il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, in un’intervista al quotidiano Il Sole 24 Ore dice che tra israeliani e palestinesi «serve il riconoscimento reciproco. Accettare che l’altro abbia un legame con questa terra, una storia, un diritto a vivere in libertà, sicurezza e dignità. Finché immaginiamo un futuro senza l’altro o fondato sulla sua subordinazione, il dialogo non trova spazio. Questo non significa mettere tutto sullo stesso piano: la pari dignità non cancella le differenze di responsabilità, di potere e di condizione. La sicurezza degli israeliani e la libertà dei palestinesi devono trovare posto nella stessa prospettiva politica. Occorre poi ricostruire la fiducia, tornando a incontrarsi e a lavorare insieme. Anche le comunità religiose hanno una responsabilità. Non dare una giustificazione sacra alla chiusura».

