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La Nobel Oleksandra Matviichuk contro Francesca Albanese: «Stop armi a Kiev? Non ci sarà pace, ma stupri e torture» – Il video

23 Settembre 2026 - 16:41 Simone Disegni
La direttrice del Centro per le libertà civili di Kiev a Open lancia un appello all'Italia: «Quest'inverno non dimenticateci»
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«Sono rimasta scioccata dalle affermazioni di Francesca Albanese, non ho davvero parole». Oleksandra Matviichuk è appena sbarcata in Italia: direzione Parma, dove domani terrà una lectio magistralis al Collegio europeo nell’ambito della prima edizione del Women Economic Forum Europe. A due passi da lì, sabato scorso, la relatrice speciale Onu ha svelato sul palco del Festival di Open la sua posizione sul conflitto tra Russia e Ucraina: basta armi a Kiev, ora bisogna «riportare la discussione all’interno dello spazio politico». Ossia trattare con Vladimir Putin. Quelle parole sono risuonate fino a Kiev, e la direttrice del Centro per le libertà civili, l’ente ucraino premiato col Nobel per la Pace nel 2022, è ben felice di dire la sua ai microfoni di Open. «Albanese ha detto che non avrebbe idea di come fermare Putin, ma al contempo chiede di sospendere l’invio di armi all’Ucraina. Come può parlare così una donna in prima linea per la difesa dei diritti umani? Non ha alcun rispetto per noi, per quel che rischierebbero a catena milioni di persone?».

L’orrore della guerra e le conseguenze della resa

Matviichuk è ancora scossa dall’ennesima alba di guerra in Ucraina. Atterrata a Milano, racconta, ha saputo del nuovo attacco russo sul centro di Kiev (almeno 2 morti e 25 feriti) e ha dovuto fermarsi per mandare messaggi a famigliari e colleghi per assicurarsi fossero vivi. «Quest’orrore ormai fa parte della nostra vita quotidiana, e non abbiamo alcun segnale che si fermerà», dice con la voce rotta dell’emozione. Per questo, insiste la Premio Nobel con Open, la parola «pace» in Ucraina ha un significato ben diverso che alle nostre, comode latitudini. «La pace non arriva quando un Paese invaso smette di resistere a un’occupazione illegale, perché il risultato non sarà la pace ma l’occupazione. E l’occupazione russa significa tortura, violenza sessuale, sparizioni forzate, negazione della tua identità, adozione forzata dei tuoi bambini, campi di filtraggio e fosse comuni».

Matviichuk a Open: «Combattete per la giustizia, ma globale»

Ecco dunque il messaggio dell’attivista 43enne ad Albanese, come a qualsiasi leader politico o della società civile in Europa: «Purtroppo ci sono molti posti al mondo in cui le persone soffrono per guerre o orrori di regimi autoritari. E se vogliamo combattere per la giustizia, dobbiamo volere giustizia globale, perché la vita di ogni persona conta». Quanto all’Ucraina, i suoi cittadini sono i primi a sognare la pace, purché questa non significhi resa all’occupazione russa. «Ecco perché non credo che dobbiamo incoraggiare il mondo a smettere di sostenere l’Ucraina, che sta pagando il prezzo più alto per inseguire la minima possibilità che i nostri bambini vivano senza paura della violenza russa e per avere una prospettiva di lungo termine». Matviichuk è ben conscia che in Italia, a pochi mesi da elezioni politiche cruciali, l’umore nei confronti del sostegno militare a Kiev è sempre più negativo, sfruttato da vari partiti. Per questo spera di ribaltare il sentimento con la sua missione nel nostro Paese: «Italiani, restate al nostro fianco: quest’inverno non dimenticateci».

In copertina: La direttrice del Centro per le libertà civili di Kiev Oleksandra Matviichuk alla presentazione della prima edizione del Women Economic Forum Europe – Milano, 23 settembre 2026

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