Anthropic prepara la quotazione ma nel dossier spuntano 80 pagine sui rischi che l’AI può causare all’umanità

Anthropic si prepara a chiedere miliardi agli investitori, ma nel documento che accompagna il percorso verso la quotazione in Borsa mette nero su bianco anche l’ipotesi più estrema: che l’intelligenza artificiale avanzata possa rappresentare «un rischio catastrofico o esistenziale per l’umanità». È uno degli avvertimenti contenuti nel dossier esaminato da Reuters, 261 pagine dedicate al business e ai rischi dell’azienda fondata da Dario Amodei. Circa 80 pagine sono dedicate proprio ai pericoli legati alla tecnologia che Anthropic punta a trasformare in uno dei più grandi debutti di sempre sul mercato azionario.
L’avvertimento di Anthropic spiegato
Il documento, nell’avvisare i potenziali investitori sui rischi del prodotto principale dell’azienda, spiega: «Lo sviluppo di modelli, piattaforme e applicazioni altamente avanzati e l’espansione dei casi d’uso potrebbero aumentare ulteriormente il rischio che i nostri modelli causino danni. La potenziale consapevolezza da parte dei modelli delle nostre attività di valutazione crea una limitazione significativa alla nostra capacità di stabilirne l’effettiva sicurezza». In poche parole, l’azienda non può confermare che il comportamento dei suoi modelli osservato in fase di test sarà lo stesso di quando saranno nelle mani dei clienti. Il motivo è che non sa se i risultati ottenuti siano universali o dovuti al fatto che il modello fosse consapevole di essere messo alla prova.
Le molte precisazioni di Anthropic sono indubbiamente frutto del clima di tensione che circonda il tema delle AI fuori controllo. Dopo i casi di OpenAI e Google, l’azienda di Dario Amodei vuole mettersi al riparo nel caso i suoi modelli decidano, come hanno già fatto, di nascondere informazioni, mostrare comportamenti simili al ricatto o resistere ai tentativi di disattivarli.
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Una scommessa da 2000 miliardi
Gli avvertimenti di Anthropic sono dovuti perché l’azienda punta ad avere una delle più grandi IPO di sempre: 2.000 miliardi di dollari. Il documento visionato da Reuters mostra che il fatturato di Anthropic è cresciuto di 12 volte nel 2025, raggiungendo quasi i 4,6 miliardi di dollari, un quarto dei quali proveniente da solo due clienti. Il prospetto aziendale, però non è dei più rosei: solo nel 2025 Anthropic ha registrato 8 miliardi di perdite, un balzo importante rispetto ai 3 miliardi di perdite del 2024.
Le tempistiche dell’IPO non sono ancora state decise ma una cosa è certa: il debutto in borsa dovrebbe avvenire dopo le elezioni americane di metà mandato di questo novembre. Con Trump che spinge sull’acceleratore per favorire la crescita e le aziende che chiedono di essere regolamentate per evitare incidenti simili a quello di Hugging Face, l’IPO rappresenterà un banco di prova fondamentale per testare l’interesse e le preoccupazioni degli investitori nei confronti dell’intelligenza artificiale e per capire se lo spettro della bolla speculativa aleggi ancora sul settore.
Cosa c’è in palio
L’ultima iniezione di capitale per Anthropic è arrivata a maggio: 65 miliardi di dollari e una valutazione complessiva di 965 miliardi di dollari. Il mese scorso Anthropic ha comunicato agli investitori di essere sulla buona strada per generare oltre 65 miliardi di dollari di ricavi ogni anno. Le cifre ipotizzate parlano di ricavi annuali nell’ordine dei 100 miliardi di dollari entro la fine del 2026, numeri che, secondo le attuali logiche di mercato, giustificano il rischio degli investimenti e della tecnologia. Per la prima volta nella storia della gara tra le due aziende rivali, invece, OpenAI ha scelto un approccio più cauto: non prevede di quotarsi in borsa nel 2026 perché, nelle parole del suo CEO Sam Altman, «non è un momento opportuno per la quotazione, visto che l’azienda potrebbe dover prendere decisioni non nell’interesse degli azionisti, come sospendere lo sviluppo di modelli avanzati per consentire maggiori progressi in termini di sicurezza».

