Un video social ripropone vecchie teorie cospirazioniste sugli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono. Ecco perché le presunte "anomalie" sui dirottatori e sull'intelligence sono infondate
Diverse condivisioni Facebook riportano un reel dove si elencano indizi ritenuti anomali nel quadro degli attentati terroristici avvenuti negli Stati Uniti l’11 settembre 2001. Si lascia dunque intendere l’ipotesi di complotto.
Per chi ha fretta:
Il reel confonde Atta con Satam al Suqami. Il suo passaporto fu ritrovato in strada prima del crollo. Tra le macerie emersero anche centinaia di oggetti delle vittime.
Il filmato sostiene che non vi siano immagini dei 19 terroristi. Paradossalmente, mostra proprio Atta ai controlli di Portland. Esistono anche le riprese dei dirottatori nell’aeroporto di Dulles.
Nel 2001 solo gli scali di Boston e Newark non avevano telecamere. Estendere questa assenza a tutti i varchi aeroportuali è falso.
La mancata perquisizione a Moussaoui e il blocco dei dati tra CIA e FBI furono gravi fallimenti burocratici. I rapporti ufficiali escludono un’operazione coordinata per consentire gli attacchi.
La narrazione fuorviante
Trovate la trascrizione audio tradotta su Turboscribe. Le condivisioni in oggetto presentano la seguente didascalia:
Gli attentati dell’11 settembre 2001, durante i quali aerei dirottati colpirono il World Trade Center e il Pentagono, provocarono un diffuso senso di shock e dolore, oltre a determinare cambiamenti politici a livello globale. Negli anni successivi emersero diverse teorie del complotto che mettevano in discussione la versione ufficiale sulla dinamica degli attacchi e sui loro responsabili. Numerose indagini, tra cui quelle condotte dalla Commissione sull’11 settembre, hanno confermato che gli attentati furono orchestrati dal gruppo estremista al-Qaeda. Sebbene continuino a circolare online narrazioni alternative, una vasta mole di prove provenienti da agenzie di intelligence, analisi ingegneristiche e verifiche indipendenti avvalora le conclusioni ufficiali. La persistenza di tali teorie evidenzia come eventi globali traumatici possano generare sfiducia, speculazioni e dibattiti prolungati, soprattutto in un’epoca caratterizzata dalla rapida diffusione delle informazioni.
Perché sono stati trovati dei documenti intatti
La parte che sembra più “convincente” nel filmato è quella riguardante il passaporto rinvenuto intatto di Mohamed Atta. Si trattava del comandante dei dirottatori a bordo del volo 11, quello che si schiantò contro la Torre Nord del World Trade Center.
«Come poteva il passaporto di Muhammad Atta sopravvivere all’esplosione infuocata che si suppone lo abbia cremato? Volare fuori dalla sua tasca; volare fuori dall’aereo incenerito; fluttuare sul terreno […] e finire in condizioni leggibili nelle mani degli investigatori?»
Non abbiamo trovato corrispondenze dell’immagine mostrata in associazione col passaporto in oggetto, non di meno, sappiamo che quello di Atta non venne mai trovato. Sappiamo invece del rinvenimento accertato dei documenti di altri quattro dirottatori. Leggiamo cosa riporta la stessa National Commission on Terrorist Attacks (il grassetto è nostro):
«Quattro dei passaporti dei dirottatori sono sopravvissuti in tutto o in parte. Due sono stati recuperati dal luogo dell’incidente del volo United Airlines 93 in Pennsylvania. Questi sono i passaporti di Ziad Jarrah e Saeed al Ghamdi. Uno apparteneva a un dirottatore sul volo American Airlines 11. Questo è il passaporto di Satam al Suqami. Un passante lo raccolse e lo diede a un detective della polizia di New York poco prima che le torri del World Trade Center crollassero. Un quarto passaporto è stato recuperato dal bagaglio che non è stato fatto da un volo di Portland a Boston al volo di collegamento che era il volo 11 della American Airlines. Questo è il passaporto di Abdul Aziz al Omari».
Probabilmente la voce narrante ha confuso Atta, che pilotava il volo 11, con uno degli altri quattro dirottatori impegnati nel tenere a bada i passeggeri. Parliamo di Satam al Suqami. Tra i terroristi a bordo del volo c’era anche Abdul Aziz al Omari. Non di meno, il documento di al Omari si trovava dentro un bagaglio rimasto nell’aeroporto di Boston. Le immagini del passaporto di al Suqami sono reperibili online tra gli atti del processo contro Zacarias Moussaoui, qui.
Quel che i teorici del complotto “dimenticano” spesso di rilevare è che tra le macerie delle Torri Gemelle gli inquirenti raccolsero tanti altri effetti personali e documenti “intatti” delle vittime. Un esempio emblematico è il rinvenimento della borsa di Marisa Di Nardo, con il suo portafoglio e i documenti al suo interno. Come riporta il sito del 9/11 Memorial, tra gli oggetti della donna si trovava persino una «ricevuta datata 10 settembre 2001, da Windows on the World, il ristorante situato in cima alla Torre Nord del World Trade Center».
Si tratta di una bufala che circola da almeno 20 anni, come si evince leggendo il primo fact-checking – risalente al 2006 -, di Paolo Attivissimo e Leonardo Salvaggio per il blog Undicisettembre. Gli autori riportano anche altri esempi di oggetti ed effetti personali delle vittime.
Le falle dell’FBI nel fermare gli attentatori
Come riporta la già citata Commissione d’inchiesta dell’11 settembre, i passaporti di al Suqami e al Omari, i terroristi hanno manipolato in modo fraudolento i documenti mediante tecniche riconducibili a quelle usate da al Qaeda.
«Crediamo sia possibile che altri sei dei dirottatori abbiano presentato passaporti che avevano alcuni di questi stessi indizi sulla loro associazione con al Qaeda – riporta la Commissione -. Altri tipi di contrassegni del passaporto possono essere altamente sospetti».
Secondo la Commissione, altri due dirottatori, Khalid al Mihdhar e Salem al Hazmi, mostravano nei passaporti segnali d’allarme altrettanto sospetti. Hazmi e Mihdhar furono i primi ad arrivare negli Stati Uniti, stabilendosi a Los Angeles nel gennaio 2000. Inizialmente tentarono di iscriversi ad alcune scuole di volo, ma si rivelarono subito inadatti e destarono sospetti; finirono così sul volo 77 (quello che colpì il Pentagono) nel ruolo di “muscoli” di al Qaeda, con l’incarico di neutralizzare l’equipaggio e tenere a bada i passeggeri.
«Ora sappiamo che ognuno di questi due dirottatori possedeva almeno due passaporti – continua la Commissione -. Abbiamo prove che altri tre dirottatori, Nawaf al Hazmi, Ahmed al Ghamdi e Ahmed al Haznawi potrebbero aver presentato passaporti contenenti questi indicatori sospetti. Ma i loro passaporti non sono sopravvissuti agli attacchi, quindi non possiamo esserne sicuri».
Gli inquirenti ritengono che Moussaoui, cittadino francese di origini marocchine, dovesse essere il comandante di un quinto volo destinato a colpire la Casa Bianca, se l’agente speciale Harry Samit dell’FBI di Minneapolis non lo avesse arrestato il 16 agosto 2001, un mese prima degli attentati. Pochi giorni dopo, l’FBI arrestò anche Hussein Al-Attas, uno studente con regolare visto che accompagnava Moussaoui in auto: tra i suoi effetti personali, i federali trovarono un testamento dove affermava che “la fine era vicina”.
In mancanza di prove più robuste l’agente Samit non ottenne un mandato di perquisizione del Procuratore in tempo, altrimenti i Federali avrebbero subito scoperto che Moussaoui riceveva finanziamenti mediante WeTransfer da Amburgo, da parte di Ramsi Bin al Shibh. Dopo l’11 settembre si scoprirà presto che al Shibh, coinquilino di Atta e altri futuri dirottatori, aveva fallito un tentativo di trasferirsi in America, così finì per fare da tramite finanziario e logistico di al Qaeda; risulta che inviasse denaro anche agli altri 19 terroristi dell’11 settembre.
Quel che sconvolge maggiormente è il fatto che l’agente Samit non ottenne alcuna autorizzazione a perquisire gli alloggi di Moussaoui persino quando ormai da Parigi arrivassero conferme dei legami tra il sospettato, Khalid Sheikh Mohammed (l’ideatore degli attentati) e lo stesso Osama bin Laden (il finanziatore dell’operazione).
Come mai, nonostante tutti questi indizi, le agenzie di sicurezza non fermarono in tempo almeno Moussaoui, Hazmi e Mihdhar? Col senno di poi è facile ipotizzare un complotto: “li hanno lasciati fare”. In realtà, all’epoca le varie polizie locali, l’FBI e la comunità di intelligence, con la CIA in testa, non scambiavano informazioni tra loro. Inoltre, la struttura burocratica spingeva i funzionari a un’eccessiva cautela per tutelarsi da eventuali cause legali o provvedimenti disciplinari. Del resto, la tesi del complotto non spiegherebbe perché nessuno abbia messo a tacere investigatori scrupolosi e “rompi scatole” come l’agente Samit.
Il collega Jeffrey Smith l’ha definita «una storia di connessioni mancate», nella sua analisi per il Washington Post. Oltre al rapporto della Commissione sull’11settembre e gli atti del processo Moussaoui, sono nostre fonti anche Masterminds of Terror di Yosri Fouda e Nick Fielding (una ricostruzione basata sulla testimonianza degli stessi mandanti, Bin al Shibh e Sheikh Mohammed) e The Zacarias Moussaoui Metter di Samit; segnaliamo anche l’intervista di Salvaggio all’Agente dell’FBI:
Mancano i filmati dell’aeroporto?
La parte più surreale del filmato è quella finale, in cui la voce narrante sostiene che «non ci sono video di sicurezza dell’aeroporto di nessuno dei 19 accusati musulmani», mentre compare proprio il frame di una telecamera aeroportuale dove si vede Atta che supera i controlli di sicurezza (Sic!).
L’immagine in oggetto classificata come FO07023 è una delle prove reperibili negli atti del processo Moussaoui, di cui il filmato mostra una versione di scarsissima qualità. Il fotogramma proviene dal filmato della telecamera di sicurezza dell’aeroporto di Portland, che mostra Atta superare i controlli, i quali erano all’epoca molto blandi rispetto a oggi.
Sono diversi i frame che immortalano inconfutabilmente Atta mentre supera i controlli. Poi ci sono i filmati riguardanti gli attentatori del volo 77, quello che colpirà il Pentagono. Abbiamo creato una Playlist con due video reperibili su YouTube.
È vero che mancano i filmati dei dirottatori che salirono sui voli 175 (Torre Sud) e 93 (schiantatosi a Shanksville, in Pennsylvania). Effettivamente gli aeroporti di partenza, il Logan di Boston e quello di Newark, non avevano video-sorveglianza. Sono informazioni reperibili nella ricostruzione della Commissione sull’11 settembre. Dovremmo ipotizzare che per qualche motivo dei cospiratori pasticcioni avrebbero scordato di rimuovere le videocamere in due aeroporti su quattro. Più probabilmente i complottisti hanno generalizzato, estendendo a tutti gli aeroporti l’assenza di immagini che immortalassero i terroristi.
Conclusioni
Il reel ripropone teorie del complotto ampiamente smentite dai fatti e dalle inchieste ufficiali. L’affermazione sul presunto ritrovamento del passaporto di Mohamed Atta è falsa: gli investigatori non hanno mai recuperato il suo documento, a differenza di quelli appartenenti ad altri dirottatori e a centinaia di vittime. È del tutto falsa anche la presunta assenza di video di sorveglianza nei varchi aeroportuali, smentita dai fotogrammi e dai filmati finiti agli atti dei processi. Le falle dell’FBI e dell’intelligence prima degli attacchi, infine, derivano da rigide barriere burocratiche e dalla mancata comunicazione tra le agenzie, e non da una regia interna o da una complicità con i terroristi.
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