Vaccini Covid, come i no-vax usano male l’articolo di Repubblica

Lo screenshot di un articolo di Repubblica intitolato «Covid e mortalità, ecco cosa hanno scoperto i ricercatori» viene diffuso per insinuare che l’aspettativa di vita post-Pandemia si stia riprendendo solo nei Paesi dove «abbondano i non vaccinati». L’articolo riprende quello del tedesco Welt, a firma di Louis Polczynski, che tratta un’analisi non ancora pubblicata del Max-Planck-Institut für demografische Forschung di Rostock, condotta insieme a ricercatori delle università di Oxford e Cambridge. Lo studio, così come il Welt e Repubblica, non confermano la narrazione No Vax.
Cosa dice lo studio del Max Planck sull’aspettativa di vita
A distanza di anni dalla pandemia, l’aspettativa di vita in molti Paesi europei non ha ancora recuperato i livelli attesi prima del 2019. In Germania, a fine 2024, le persone morivano ancora quasi mezzo anno prima del previsto, in Francia il deficit era di 0,59 anni, in Olanda di 1,08 anni.
Il punto che la narrazione No Vax estrae riguarda i Paesi dell’Europa orientale (Polonia, Bulgaria, Slovacchia) dove la vaccinazione è stata meno diffusa, mostrano oggi una ripresa più rapida dell’aspettativa di vita. Di fatto, questo è il «paradosso» che Repubblica e il Welt richiamano nel sommario, interpretato in malo modo in mancanza delle informazioni non condivise dalla narrazione No Vax.
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Cos’è l’«effetto raccolta» e perché smentisce la tesi no-vax
Jonas Schöley, uno degli autori principali dello studio, spiega nel dettaglio perché quella ripresa più rapida non è una buona notizia per i Paesi meno vaccinati, bensì il contrario.
Durante il catastrofico inverno del 2021, in Polonia, Bulgaria e Slovacchia l’aspettativa di vita era crollata fino a quattro anni. Morirono in quel periodo un numero enorme di persone anziane e fragili, quelle stesse persone che nei Paesi occidentali ad alta vaccinazione riuscirono a sopravvivere. Schöley quantifica il dato per la Bulgaria: a fine 2022 mancava circa il 3,4% degli over 65 che in condizioni normali sarebbero stati ancora in vita, circa uno su trenta.
Il fenomeno ha un nome preciso nella demografia: effetto raccolta (Ernteeffekt). Di fatto, quando una crisi, come una pandemia o un’ondata di calore, falcidia in poco tempo una quota elevata di persone già fragili, negli anni successivi quella stessa quota non è più disponibile a morire. In pratica, la mortalità scende e l’aspettativa di vita risale.
Nei Paesi occidentali ad alta vaccinazione, al contrario, quelle stesse persone anziane e fragili sono sopravvissute. Continuano a vivere e, nei loro tempi fisiologici, a morire, generando un deficit residuo nell’aspettativa di vita rispetto alla baseline pre-pandemica.
Il ritiro della ricerca su BMJ Public Health
Lo stesso articolo del Welt cita anche uno studio del 2024 pubblicato su BMJ Public Health che aveva circolato ampiamente in quegli ambienti, nel quale gli autori lasciavano intendere che i vaccini potessero avere avuto un ruolo negli elevati tassi di mortalità pandemica. Quel lavoro fu criticato subito dalla comunità scientifica. Il professor Li Yang Hsu, specialista in malattie infettive, definì le conclusioni «né ragionevoli né responsabili». Nell’agosto 2026 l’editore lo ha ritirato ufficialmente, motivando la decisione con la diffusione di «disinformazione sui possibili motivi dell’eccesso di mortalità».
I dati di JAMA Network Open: -25% di mortalità tra i vaccinati
Lo stesso articolo del Welt cita una grande coorte francese pubblicata su JAMA Network Open, basato su oltre 27 milioni di persone tra i 18 e i 59 anni, seguite dalla prima dose mRNA (maggio 2021) fino a maggio 2025. Secondo i dati riportati, i vaccinati morivano il 74% in meno per Covid grave. La cifra più rilevante per la narrativa no-vax è un’altra, ovvero la mortalità per tutte le cause, che includerebbe anche eventuali morti da vaccino non registrate. Anche quella era inferiore del 25% tra i vaccinati. In pratica, chi si era vaccinato, in media, viveva più a lungo.
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