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Uno “studio danese” non dimostra che l’alluminio nei vaccini causi l’autismo

19 Settembre 2026 - 18:08 Juanne Pili
Una presunta ri-analisi sostiene di aver trovato un legame tra vaccini pediatrici e disturbi del neurosviluppo. Ma il testo si fonda su manipolazioni statistiche ed è firmato dai membri dell'organizzazione No Vax legata a Robert Kennedy Jr.
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In uno studio pubblicato nel luglio 2025, condotto in Danimarca su oltre 1.2 milioni di bambini, i ricercatori non riscontrano un collegamento tra vaccini, adiuvanti a base di alluminio e malattie croniche. La ricerca risulta pubblicata dall’Annals of Internal Medicine dell’American College of Physicians, una delle riviste più influenti e citate al mondo. Nelle settimane successive, sulla rivista Integrative Medicine viene pubblicata una contro-nalisi con l’obiettivo di contestare lo studio danese, diventando punto di riferimento degli ambienti No Vax per sostenere la propaganda contro i vaccini. Abbiamo verificato quest’ultima pubblicazione, riscontrando diverse criticità.

La condivisione della contro-analisi sui vaccini

Le condivisioni oggetto di verifica riportano la seguente didascalia:

La rivista e i conflitti d’interessi degli autori

La rivista che ha accettato la contro-analisi è una pubblicazione della InnoVision. Nella Home troviamo la promozione di una conferenza di chiropratica (una pseudoscienza); si prefigge uno scopo “di nicchia”, ovvero quello di promuovere «un approccio pratico e completo all’integrazione di terapie alternative con la medicina convenzionale».

Gli autori «dichiarano di non avere conflitti d’interesse». Eppure uno dei firmatari, Karl Jablonowski, è un «ricercatore senior» dell’associazione notoriamente No Vax americana Children’s Health Defend (CHD) fondata da Robert Kennedy Jr, dove risulta anche il secondo firmatario, Brian Hooker, in qualità di «Chief Scientific Officer (CSO)».

Lo studio Danese

Partiamo dalla fonte primaria, che esclude in partenza un collegamento con gravi eventi avversi. I dati dello studio danese, analizzati statisticamente nel loro insieme, risultano contrari alle tesi No Vax.

I ricercatori hanno osservato la salute dei piccoli tra i due e i cinque anni, mentre il controllo si è prolungato fino a otto anni per le analisi secondarie. Nel corso di 24 mesi, le autorità sanitarie hanno aggiornato a più riprese il calendario e la composizione dei vaccini pediatrici, dove la dose totale di alluminio ricevuta nei primi due anni è variata sistematicamente nel tempo. Lo studio ha calcolato per ciascun bambino un’esposizione all’adiuvante compresa tra 0 e 4,5 milligrammi, con una media di 3 milligrammi. A questo punto i ricercatori hanno confrontato l’incidenza di 50 differenti patologie croniche. Gli autori hanno tenuto conto di diversi fattori confondenti, come l’anno di nascita e il fumo materno in gravidanza.

Alla fine, è risultato che un’esposizione cumulativa all’alluminio nei primi 24 mesi di vita non aumenta affatto il rischio di sviluppare patologie croniche. Ogni milligrammo aggiuntivo non ha mostrato alcun impatto di rischio in merito alle malattie in oggetto.

Le critiche di Jablonowski, Hooker e Kennedy Jr

Tutto è cominciato nell’agosto 2025, con un post di Kennedy Jr su X. Il Segretario della Sanità americana parla di una presunta «feroce critica della comunità scientifica» agli autori dello studio danese, non meglio identificata. Tale opposizione avrebbe «costretto gli autori a rilasciare i loro dati supplementari, che mostrano prove calamitose di danno». Abbiamo controllato le critiche al lavoro di Andersson et al., reperibili nel sito della casa editrice alla fine della pagina.

Secondo Kennedy Jr «questi dati sono un’accusa devastante ai vaccini contenenti alluminio, contraddicendo direttamente le conclusioni dello studio pubblicato».

Nel suo intervento su X, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti aveva condiviso a un articolo pubblicato su Trial Site News. Successivamente, la redazione ha preso le distanze col seguente disclaimer:

Le pressioni da parte di Kennedy Jr. proseguono con una richiesta di ritrattazione dello studio alla rivista Annals of Internal Medicine, che respinge la richiesta. Nella contro-replica alla rivista, pubblicata dall’associazione No Vax Children’s Health Defend, vengono riportate le tesi di Jablonowski:

Viene citato anche un intervento di Hooker:

Le risposte all’associazione No Vax

I ricercatori danesi hanno già smontato le principali critiche dei rappresentanti dell’organizzazione No Vax contro il loro studio (si vedano in particolare gli “Author Response” nello spazio commenti). Anche l’infettivologo Jake Scott su X e la collega Kate Yandell per FactCheck si sono espressi nelle loro analisi a favore dello studio danese. Sulla base delle argomentazioni degli esperti e delle fonti, riportiamo nei prossimi paragrafi un fact-checking delle principali contestazioni, che distingueremo in corsivo.

I presunti bias sono invece procedure che garantiscono il rigore scientifico

Secondo la CHD lo studio danese esclude i soggetti a più alto rischio, generando un «healthy subject bias». Sono stati esclusi dal campione i bambini deceduti prima dei due anni, quelli con diagnosi respiratorie precoci e 34.547 bambini (il 2,8% del totale) con le esposizioni all’alluminio più elevate.

L’esclusione dei bambini deceduti prima dei due anni, con gravi patologie congenite o respiratorie preesistenti costituisce una procedura epidemiologica standard e non una manipolazione. Escludere patologie pregresse severe garantisce che le diagnosi analizzate dopo i 2 anni siano effettivamente incidenti e non il proseguo di condizioni antecedenti.

Vi sarebbe anche un «collider bias»: le visite dal medico di base prima dei due anni sono state trattate impropriamente come fattore di confondimento, mascherando o invertendo le reali associazioni coi danni da alluminio.

Gli autori hanno incluso il numero di visite dal medico di base nei primi due anni di vita per controllare il fattore di confondimento legato al ricorso ai servizi sanitari; infatti i bambini che vedono più spesso il medico hanno una probabilità maggiore di ricevere qualsiasi diagnosi. Inoltre, anche rimuovendo completamente l’aggiustamento per le visite dal medico di base, i risultati risultano praticamente immutati.

Il gruppo di controllo c’è, ed è impostato proprio per minimizzare i bias

Sarebbe assente un vero gruppo di controllo: i bambini non vaccinati (a esposizione zero) non sono stati analizzati come gruppo a sé, ma accorpati a quelli a più bassa esposizione, diluendo i segnali di rischio.

Lo studio ha identificato e incluso oltre 15 mila bambini che non avevano ricevuto vaccini contenenti alluminio prima dei 2 anni. Per altro utilizzare bambini non vaccinati come gruppo di controllo è a sua volta fonte di altri gravi bias; risulta infatti che le famiglie “No vax” differiscono sistematicamente dalla popolazione generale per stato socioeconomico, stili di vita, dieta e propensione a consultare i medici. Gli autori hanno comunque condotto un’analisi secondaria escludendo del tutto i 15 mila bambini non vaccinati, ottenendo stime identiche a quelle della coorte principale.

I presunti indizi di neurotossicità e autismo sono inconsistenti

L’analisi ha assunto un modello lineare, ignorando le evidenze scientifiche sui possibili effetti neurotossici non lineari dell’alluminio a basse dosi.

Benché il modello primario valuti il rischio per ogni incremento di 1 mg di alluminio, lo studio non si è limitato all’ipotesi lineare. Gli autori hanno condotto anche analisi secondarie trattando l’esposizione all’alluminio come variabile categorica (dicotomizzata rispetto alla mediana e suddivisa in tre scaglioni: >0–1,5 mg, >1,5–3,0 mg e >3,0–4,5 mg). Tali valutazioni categoriche non hanno evidenziato alcuna associazione non lineare o effetto soglia a basse o alte dosi.

Basandosi quasi esclusivamente sui registri dei ricoveri (inpatient), lo studio ha ignorato la maggior parte dei casi di autismo e allergie diagnosticati e gestiti in ambito ambulatoriale.

Questa critica si basa su un’incomprensione del sistema sanitario danese. In Danimarca, il Registro Nazionale dei Pazienti (National Patient Registry) e il Registro Centrale di Psichiatria registrano sia i ricoveri ospedalieri (inpatient) sia i contatti e le visite ambulatoriali specialistiche (outpatient). Poiché le diagnosi di autismo e disturbi dello sviluppo neurologico in Danimarca vengono formulate da specialisti in ambito ospedaliero/ambulatoriale, esse risultano completamente tracciate nei registri. Per le patologie a gestione prevalentemente territoriale (come allergie e ADHD), lo studio ha integrato anche il Registro Nazionale delle Prescrizioni, identificando i casi tramite i farmaci erogati nelle farmacie.

Incomprensioni statistiche varie ed eventuali

Errori di tracciamento nei dati di esposizione: l’uso del Registro Sanitario Nazionale Danese comporta problemi di classificazione errata, poiché molte vaccinazioni effettive non risultavano registrate.

Il Registro Sanitario Nazionale Danese gode di un’elevata validità in quanto i medici di medicina generale sono tenuti a registrare ogni singola vaccinazione erogata per ottenere il relativo rimborso economico dallo Stato. In ambito epidemiologico, un’eventuale misclassificazione non sistematica dell’esposizione tenderebbe a spostare le stime verso l’ipotesi nulla senza creare falsi segnali di sicurezza. Le analisi condotte limitatamente ai bambini con documentazione vaccinale completa hanno confermato l’assenza di rischi.

Mancata considerazione delle sottopopolazioni vulnerabili: non sono stati valutati fattori di rischio genetici (es. disfunzioni mitocondriali) o l’effetto sinergico con altre esposizioni come il mercurio.

Negli studi epidemiologici di coorte su scala nazionale (1,2 milioni di individui), la misurazione di marcatori genetici o mitocondriali individuali non è realizzabile nei registri di popolazione. Tuttavia, lo studio ha controllato per una vasta gamma di fattori confondenti perinatali, materni e socioeconomici. Riguardo al mercurio, l’ipotesi di un effetto sinergico non è applicabile alle coorti analizzate (nati 1997-2018), poiché l’uso del thimerosal nei vaccini pediatrici di routine in Danimarca è stato eliminato molti anni prima dell’inizio dello studio.

Contraddizione tra dati integrativi e conclusioni: i dati supplementari dello studio mostrano un aumento statisticamente significativo del 67% del rischio di sindrome di Asperger per ogni mg di alluminio in più, dato minimizzato o ignorato nel testo principale.

L’aumento del 67% (HR 1,67) deriva da un’operazione di “cherry-picking” su un singolo sottogruppo secondario basato sulla coorte di nascita 2007-2018, che conteneva appena 51 casi di Asperger. A causa del campione ridotto, l’intervallo di confidenza era estremamente ampio (1,01–2,77), indicando un’elevata incertezza statistica. Nella coorte di nascita precedente (1997-2006), basata su 124 casi e su un follow-up più lungo, il rischio era HR 0,99 (IC 95%, 0,76–1,29), del tutto assente. Nell’analisi primaria complessiva e nell’estensione del follow-up fino a 8 anni di età (1.047 casi di Asperger), il rischio per la sindrome di Asperger è risultato HR 1,02 (IC 95%, 0,93–1,12), del tutto non significativo. Su oltre 540 confronti secondari effettuati nel materiale supplementare, la comparsa di alcune associazioni marginalmente significative è statisticamente attesa per puro caso.

I bambini non sono roditori

Uso di parametri di sicurezza non pertinenti: per attestare la sicurezza delle dosi, gli autori hanno citato studi (Mitkus et al.) basati sull’alluminio solubile ingerito da roditori adulti, non applicabili all’alluminio particolato iniettato nei neonati.

Lo studio di Andersson et al. è un’indagine epidemiologica osservazionale diretta su 1,2 milioni di neonati umani, e non un modello teorico o animale. La citazione del lavoro di Mitkus et al. nella discussione serve unicamente come contestualizzazione della letteratura scientifica sui livelli minimi di rischio. Le conclusioni sulla sicurezza del lavoro danese si basano unicamente sull’osservazione clinica diretta della coorte umana nell’arco di 24 anni e non sui parametri di modelli sui roditori.

Le accuse di presunti conflitti di interesse non dichiarati sono infondate

Conflitti di interesse e opacità dei dati: viene contestato il legame di diversi autori con lo Statens Serum Institut (produttore di vaccini) o con la Novo Nordisk Foundation, unitamente al rifiuto di rendere pubblici i dati grezzi disaggregati per una verifica indipendente.

Lo Statens Serum Institut (SSI) è l’istituto nazionale danese per il controllo delle malattie infettive (un ente pubblico di sanità) e non un’azienda farmaceutica. Inoltre, il governo danese ha venduto la propria divisione di produzione vaccinale nel 2017, per cui l’SSI non produce né vende vaccini. I finanziamenti ricevuti dalla Novo Nordisk Foundation dal coautore Anders Hviid riguardavano progetti scientifici del tutto estranei ai vaccini (scompenso cardiaco e machine learning). La mancata diffusione dei dati grezzi individuali non è sintomo di opacità, ma è imposta dalle severe leggi danesi sulla privacy per proteggere i dati sanitari sensibili dei cittadini.

Conclusioni

La narrazione che collega i vaccini contenenti alluminio ai disturbi del neurosviluppo si basa su una manipolazione dei dati. Lo studio danese su 1.2 milioni di bambini conferma l’assenza di rischi, mentre la cosiddetta “ri-analisi” di Jablonowski e Hooker si fonda su cherry-picking statistico e fraintendimenti metodologici sul sistema sanitario. Non esistono ad oggi prove scientifiche valide per sostenere un nesso causale tra alluminio vaccinale e autismo, e le accuse mosse agli autori della ricerca originale sono risultate infondate.

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